Conversazioni napoleoniche 2015: a Waterloo, 200 anni dopo

A Waterloo, 200 anni dopo.

È questa la meta delle Conversazioni Napoleoniche di quest’anno, appuntamento estivo che da nove edizioni caratterizza l’agosto culturale lucchese, che si svolge nell’ambito del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno.

E di quale altro luogo e tempo si potrebbero interessare le Conversazioni 2015, nell’anno in cui ricorre il bicentenario di una delle date chiave della storia europea e mondiale, la sconfitta per eccellenza, nonché la fine della vicenda politica e storia del mito tra i miti?

L’iniziativa è stata presentata alla stampa dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, dal vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Maido Castiglioni  e da Roberta Martinelli, direttore dei Musei delle Residenze Napoleoniche dell’isola d’Elba (1998-2013) e ideatrice del progetto, insieme ai relatori Velia Gini Bartoli, Simonetta Giurlani Pardini e Pier Dario Marzi.

Come in un loop temporale, lunedì 17, martedì 18 e mercoledì 19 agosto, sempre nel chiostro di San Micheletto alle 21,30 a ingresso libero, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che sostiene il progetto dal 2007, si parlerà di cosa accadde quel 18 giugno del 1815. Di come Napoleone ci arrivò, fisicamente, con la sua carrozza (la prima sera con Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini), di quello che accadde, raccontato dal cinema non senza l’uso di particolari cruenti e sanguinosi (l’ultima sera, con Pier Dario Marzi), e di cosa significò, quella sconfitta, per i più acerrimi nemici dell’Empereur: gli Inglesi (la seconda sera, con Peter Hicks della Fondation Napoléon di Parigi).

Da tre anni, l’associazione “Napoleone e Elisa: da Parigi alla Toscana” collabora con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, uno dei riferimenti culturali a livello provinciale per il cinema, e da prima con il progetto internazionale di studi napoleonici Bonesprit della Provincia di Lucca. Dall’anno scorso, le conversazioni e il progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” sono sostenuti anche dal Comune di Lucca, nell’ambito dello sviluppo turistico e culturale della Lucca napoleonica. Come ha rilevato il sindaco Alessandro Tambellini durante la conferenza stampa, “Le vicende napoleoniche hanno infatti grandemente influito sulla storia di Lucca, segnando un’epoca particolarmente vivace e ricca di innovazioni che ha lasciato una rilevante eredità storico, artistica e culturale evidente nella conformazione urbanistica attuale”.

Ernest Crofts - Evening at Waterloo, 1879

Ernest Crofts – Evening at Waterloo, 1879

Ecco il programma:

Lunedì 17 agosto ore 21,30 “A Waterloo… in carrozza”, di Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini.

Come viaggiava l’Imperatore? E cosa ne fu del suo mezzo dopo la sconfitta? Progettista, inventore, stratega, Napoleone non poteva che avere un mezzo di trasporto all’altezza delle sue esigenze. Tanto che, comme d’habitude, lo progettò lui stesso, facendolo eseguire dal suo carrozziere Paul Getting.

Non era una semplice carrozza, ma un mezzo versatile, funzionale, a rapida ed altissima trasformabilità, proprio come le imbarcazioni veloci di oggi. È infatti a modello di quella carrozza che esse, negli anni Settanta del Novecento, iniziarono ad essere progettate: mobili che si trasformano a seconda dell’uso e che restano sempre compatti, una rete sopra la testa per tenere le carte, letto e tavolo a scomparsa, libri editi in versione pocket da leggere grazie alla lampada presente sul cocchio, per risparmiare spazio ed olio. Un mezzo con ogni comfort e lusso, soprattutto per la scelta dei materiali di grande qualità, ma anche leggero per potersi muovere velocemente sul campo.

Dentro, diversi oggetti, dal nécessaire per i denti al burnus rosso comprato durante la campagna in Egitto, dal quale non si separa mai, stoviglie e candelabri raffinati per poter ospitare nella sua berlina personalità di rilievo durante i viaggi, sistemati in modo da poter essere trasportati senza danni, e infine il suo bidet de campagne in argento e mogano, attualmente conservato al Museo nazionale di Fountainebleau. Questi capolavori “in miniatura” danno l’opportunità di scoprire lo spirito d’innovazione del tempo, le capacità tecniche e il senso estetico di artigiani come l’orafo ebanista Biennais e orologiaio di genio, Breguet, che determinerà una svolta nella storia dell’orologeria con le sue invenzioni e innovazioni come la creazione del primo orologio da polso al mondo realizzato per Carolina Bonaparte nel 1812.

Cosa ne fu di tutto questo? Nonostante l’iconografia legata a Waterloo ritragga, al momento della sconfitta, Napoleone che esce dalla sua carrozza, in realtà in quel momento egli era già lontano. La carrozza passerà di mano in mano, per finire al Museo Bullok di Londra, dove diverrà la principale attrazione per 220.000 visitatori inglesi curiosi di vedere come viveva il Grande Sconfitto.

Martedì 18 agosto ore 21,30 “Chi ha perso davvero a Waterloo? La Gran Bretagna tra le campane della vittoria e la vicenda di Peterloo”, di Peter Hicks, docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi.

Così come la carrozza di Napoleone, esposta a Londra, vide una folla di inglesi curiosi accalcarsi su di essa nella speranza di cogliere un senso al termine di quella storia, di quella vicenda politica e personale, di quel nemico che li aveva preoccupati e impegnati per tanto tempo, la Gran Bretagna ebbe reazioni contrastanti di fronte a Waterloo.

L’acerrimo nemico era sconfitto, e le campane di Londra suonarono a festa appena giunta la notizia, il 22 giugno 1815. E si accesero falò, si celebrarono ringraziamento a Dio per la vittoria, e si pubblicarono memorie della battaglia… Ma il Governo di questo regno di quattro nazioni unite solo recentemente, aveva ben altri problemi. Tra classi sociali in cerca di una ridefinizione, la disoccupazione conseguente la rivoluzione industriale, la smobilitazione dei soldati e la sovra-produzione, l’effetto adrenalinico di Waterloo fece presto a svanire. Non a caso nel 1819 a Manchester, il massacro della popolazione in rivolta condotto dai veterani della cavalleria che aveva vinto a Waterloo, fu ribattezzato “di Peterloo”: non certo un trionfo nazionale, ma un iconico, inutile, illiberale massacro.

Waterloo, di Sergej Bondarchuk

Waterloo, di Sergej Bondarchuk

Mercoledì 19 agosto ore 21,30, “Napoleone in guerra: l’occhio della cinepresa tra le divise insanguinate, di Pier Dario Marzi, grazie alla collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

Un aspetto dell’esistenza di Napoleone che è stato universalmente riconosciuto, al di là delle simpatie che l’Imperatore aveva ed ha raccolto, è quello della sua abilità militare e bellica: una sorta di unicum nella Storia. Il cinema ha guardato con rispetto alla figura di Napoleone, scavando spesso nel privato, non mancando di mettere in scena proprio le sue imprese in battaglia. In questa serata, grazie alla proiezione di alcuni spezzoni di pellicole scelte, si potrà riscoprire il cinema napoleonico nei suoi aspetti bellici in tutta la loro spettacolarità e crudezza, partendo dalle battaglie di Abel Gance fino al film bellico per eccellenza che è il Waterloo di Bondarchuk, sontuosa rievocazione della grande battaglia.

La “cravate” dell’Imperatore

Nel corso dell’incontro di sabato 28 febbraio presso l’Archivio di Stato di Lucca dedicato al bicentenario della partenza di Napoleone dall’isola d’Elba, promosso in collaborazione con il Mibact, la Provincia di Lucca, il Real Collegio, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e di privati, coordinato dal giornalista e conduttore televisivo Paolo Del Debbio è stato mostrato un particolarissimo oggetto che l’Imperatore, nella fretta dei preparativi della fuga, dimenticò: la sua “cravate”

Si tratta di un accessorio di pregiatissima fattura, di finissima batista bianca, che misura circa 70×70 centimetri, che reca agli angoli la “N” sormontata dalla corona imperiale e un decoro. È la prima volta, dopo due secoli, che tale indumento intimo viene presentato al pubblico. La data della sua presentazione è stata scelta proprio per il suo collegamento con gli ultimi eventi elbani di Napoleone. Quando, la sera del 26 febbraio 1815, l’Imperatore fuggì dall’Elba per il ritorno in Francia, questa cravate rimase sotto uno dei cuscini della sua camera da letto.

Uno dei servitori dell’Imperatore ne capì subito l’importanza e la prese in custodia. Per più di mezzo secolo la cravatta fu conservata dalla sua famiglia, che la trattò come una reliquia di grande valore. Nel settembre del 1882, le ultime due discendenti del fortunato servitore vollero farne dono alla nobildonna inglese Maria Luisa Bayard, che aveva sposato il generale Manlio Bettarini, aiutante di campo di Vittorio Emanuele II. Da allora la cravatta è sempre rimasta alla famiglia Bettarini e da questa è passata alla famiglia Castellani, di Livorno, sua erede diretta.

Questo preziosissimo oggetto rappresenta uno dei più importanti documenti napoleonici conservati in Toscana ed è di grande significato che faccia la sua apparizione pubblica a Lucca, ormai riconosciuta come una delle capitali del sistema Imperiale napoleonico.

Il disvelamento del suo valore e della sua identità si devono alle informazioni storiche, anche recenti, frutto del progetto di studio che l’associazione lucchese porta avanti da anni, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Fondazione Livorno.

Con questa iniziativa Lucca conferma un ruolo che l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” è riuscita ad accreditare nel più qualificato circuito dei cultori e degli appassionati di storia napoleonica.

Non è certo un caso che a parlare del valore della scoperta ed a garantirne l’interesse storico da Parigi sia giunto Bernard Chevallier, una delle massime autorità mondiali in ambito di studi napoleonici e direttore onorario del Musée Nationaux de Malmaison et Bois-Préau. La sua venuta a Lucca dimostra la grande attenzione che in Francia si rivolge alle iniziative lucchesi, delle quali anche di recente si è parlato a Parigi in un prestigioso incontro al Consolato italiano. 

È molto raro, oggi, trovare ancora oggetti sconosciuti appartenuti a Napoleone ed è ancora più difficile reperire materiali relativi alla sua presenza in Toscana”, spiega Roberta Martinelli, già direttore del Museo nazionale delle Residenze napoleoniche dell’isola d’Elba. Se oggi la cravatta di Napoleone può essere presentata al pubblico al massimo del suo fascino è grazie al lavoro realizzato da Domenica Digilio e Giacinto Cambini della dittaRestauro e studio tessile” Lucca e Pisa.

Questo oggetto molto raro – scrive Chevallier nella sua relazione – è una cravatta utilizzata da Napoleone durante la sua permanenza all’Elba. La cravate è un taglio di tessuto di grandi dimensioni, generalmente quadrato, che misura dai 60 ai 70 cm per lato e che si annodava intorno al collo in molti modi diversi, come si può vedere nei numerosi ritratti maschili dei primi anni del XIX secolo. Non bisogna confondere la cravatta con il fazzoletto da naso, che era sempre di taglia più piccola. Per Napoleone, come per le classi sociali più alte, il tessuto con cui venivano confezionate le cravatte era sempre in mussola delle Indie o batista, cioè un tessuto di lino di grande finezza. Per esempio, per la cerimonia del Sacre l’Imperatore indossò delle lussuose cravatte accompagnate da colli e polsini in pizzo che costarono la somma esorbitante di 4.000 franchi”.

Dove e chi realizzava questa cravatte? “Questi accessori – prosegue il direttore onorario – erano stati forniti dalle Signorine Lolive di Beuvry et Compagnie, fornitrici esclusive della biancheria dell’Imperatore e dell’Imperatrice. Il loro negozio era a Parigi, al 61 di rue Neuve de Petits Champs. La prima fattura che conosciamo è datata 1 agosto 1805 e riguarda una fornitura di 32 aunes di mussola (una aune equivale più o meno a 118 cm) per un importo di 768 franchi. Per confezionare quattro dozzine di cravatte, cioè 48 cravatte, si considerava una spesa di 9 franchi per ogni dozzina.
Il primo inventario del guardaroba di Napoleone arrivato a noi è datato 1811, e sotto la voce numero 42 troviamo “sette dozzine di cravatte bianche”. Le “lingeriste” fornivano ogni anno due dozzine di cravatte bianche che dovevano durare sei anni. Napoleone non si prendeva molta cura della sua biancheria, che era regolarmente lavata dalla signora Durand al costo di 20 centesimi per cravatta.
Le fatture, oggi conservate agli Archives nationales, attestano numerose forniture di cravatte come, per esempio, sei dozzine nel 1808 e ben tredici dozzine nel 1812 prima di partire per la campagna di Russia”.

La cravate di Napoleone.  (ph. Beatrice Speranza).

La cravate di Napoleone.
(ph. Beatrice Speranza).

Durante i suoi due esili, all’isola d’Elba e a Sant’Elena, Napoleone ne porterà molte con sé e l’inventario della biancheria, redatto nel 1821 dopo la sua morte dal valet de chambre Marchand, ne elenca ancora sei che saranno divise tra i suoi fratelli e sorelle: ognuno di loro ne riceverà una come ricordo. Oltre a questa cravatta ne conosciamo soltanto un’altra, identica, conservata al Musée de l’Armée di Parigi e che ha negli angoli ricamata la lettera N sormontata dalla corona imperiale”.

Tre donne lucchesi nella Grande Storia

Sabato 28 febbraio alle 16,30 nella sede dell’Archivio di Stato di Lucca (piazza Guidiccioni, 8), l’Archivio di Stato di Lucca e l’Associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, in collaborazione con il Mibact, la Provincia di Lucca, il Real Collegio e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e di privati, organizzano un pomeriggio napoleonico affidato alla conduzione del giornalista e conduttore televisivo Paolo Del Debbio. Per il pubblico lucchese l’incontro riserva più di una sorpresa. Saranno infatti le testimonianze di tre donne lucchesi a fornire particolari inediti della avventurosa partenza di Napoleone dall’Elba nella notte del 26 febbraio 1815.

Galerie du Palais Royal, Paris

“Con la partenza dall’Elba – spiega Roberta Martinelli, già direttore del Museo nazionale delle Residenze napoleoniche dell’isola d’Elba – Napoleone compie con successo una delle azioni più audaci e spericolate di tutta la sua vita. Informato da inglesi amici e dai suoi ‘spioni’ personali che il congresso di Vienna tramava di mandarlo a Sant’Elena, Napoleone decise di giocarsi il tutto per tutto. E anche in questo caso, audacia e fortuna si coalizzarono. Napoleone riuscì infatti a passare con una sua flotta di sette navi attraverso uno stretto corridoio libero tra le imbarcazioni francesi che presidiavano la Corsica, e ad evitare la rotta della nave inglese con la quale Sir Campbell, l’addetto inglese alla sua persona, da Livorno stava rientrando all’Elba. A rendere ancor più avventuroso il viaggio di Napoleone ci fu l’incontro con una nave del Re di Francia che si accostò alla sua: i due comandanti si scambiarono i convenevoli di rito e poi si salutarono. Non ci fu nessun controllo, rendendo così inutile il ricorso ai cannoni che Napoleone aveva predisposto. Altre circostanze avrebbero potuto fermare l’Imperatore: la sua nave ammiraglia aveva subito grandi danni in seguito ad un naufragio nel mese di gennaio, e si parlò anche di un tradimento del comandante che venne sostituito; la rete di spie presenti all’Elba non si accorse dei preparativi e del concentramento di sette imbarcazioni a Portoferraio; nessuno segnalò che Napoleone aveva fatto dipingere in tutta fretta la sua imbarcazione con i colori della marina inglese, tanto che praticamente partì con la vernice ancora fresca; nello stesso momento in cui la polizia interrogava le donne a Piombino, alle 8 di mattina del 27 febbraio, Napoleone per mancanza di vento era ancora vicino a Portoferraio e sua madre, affacciata su terrazzo, riusciva a vedere le imbarcazioni. Nonostante tutto ciò, ce la fece”. L’incontro, che rientra nell’ambito del progetto “Da Parigi alla Toscana”, sarà coordinato conduttore televisivo Paolo Del Debbio, mentre sarà Gabriele Paolini, dell’Università di Firenze, a riferire le vicende degli ultimi giorni di Napoleone all’Elba utilizzando proprio le testimonianze rese da tre donne lucchesi alla Polizia di Piombino. Imbarcate nel cuore della notte a Portoferraio una volta raggiunta Piombino saranno fermate dalla Polizia che vorrà sapere da loro quello che hanno visto  in quella notte all’Elba. Queste tre donne lucchesi, Tonina Simi di 34 anni, Anna Papini di 55 anni e sua figlia Teresa di 20 anni, a loro insaputa erano state coinvolte nella Grande Storia al punto da risultare testimoni oculari dell’inizio di una vicenda che poteva cambiare il corso dell’Europa. Grazie alle indagini sul Censimento della popolazione lucchese deciso da Elisa nel 1809, importante documento conservato all’Archivio di Stato, è stato possibile risalire all’identità di due di queste tre donne: Anna e Teresa  Papini. Originarie della parrocchia di San Frediano, si erano trasferite all’Elba per esercitare il “mestiere femminile”. La giovane Teresa risulta essere stata in intima amicizia con Jean Baptiste Antoine Lamourette, comandante della Piazza di Portoferraio. Sarà proprio lui, contravvenendo alle rigide disposizioni impartite da Napoleone che vietavano qualunque movimento nel porto, ad organizzare la partenza delle tre donne. A completare il quadro della presenza lucchese nella fatidica notte della partenza di Napoleone dall’Elba entra anche la vicenda di Giovanni Landucci. Conosciuto come il “mercante d’olio”, era in effetti un agente al servizio dei Francesi che controllavano le mosse di Napoleone. Per intenderci era una spia, una delle tante che in quel periodo agitato bazzicava l’isola d’Elba. Invano cercherà di informare  il console francese di Livorno, Mariotti, dei preparativi di Napoleone. Il blocco navale impedirà ai suoi dispacci di lasciare l’Elba. L’incontro si concluderà con l’intervento di Bernard Chevallier, direttore onorario del Musée Nationaux de Malmaison et Bois-Préau e uno dei massimi esperti mondiali del periodo napoleonico. A lui il compito di presentare un oggetto personale che Napoleone dimenticò nel suo appartamento privato ai Mulini al momento della sua partenza dall’Elba.

 

 

Napoleone. Storia di un Prometeo moderno.

Finale con sorpresa per le Conversazioni Napoleoniche 2014.Bertolucci e Lippi - N e Maria Walewska

Il nostro affezionatissimo pubblico delle serate, che anche per l’ultima ha riempito le poltrone all’aperto nel chiostro di San Micheletto, ha potuto assistere in anteprima alla presentazione di 8 minuti del documentario intitolato “Napoleone. Storia di un Prometeo moderno”, interpretato da Alessandro Bertolucci nei panni di N e da Giulia Lippi in quelli della sua amante, Maria Walewska.

I due attori, entrambi lucchesi, sono stati diretti da Maurizio Bernardi, che proprio nella serata conclusiva degli appuntamenti napoleonici ha presentato il lavoro al pubblico.

Alessandro Bertolucci as N sul Belvedere dei Mulini a Portoferraio

Una docufiction dedicata a Napoleone, una produzione lucchese destinata alla distribuzione nazionale, realizzata in occasione del bicentenario dell’arrivo dell’Imperatore all’Elba grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Il documentario, della durata di 52 minuti, sarà presentato ad ottobre a Lucca nella sua versione completa. La voce narrante è di Diego Reggente, doppiatore, tra gli altri, di Al Pacino; all’interno si trovano tre interviste ad esperti di Napoleone ed Elisa Bonaparte: lo storico Luigi Mascilli Migliorini, la maggiore autorità italiana in ambito napoleonico, il direttore del Salone del Libro di Torino e scrittore Ernesto Ferrero e la studiosa e ideatrice del progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto del vivere al Tempo di Napoleone e Elisa”, Roberta Martinelli, già direttore dei Musei Nazionali dell’isola d’Elba.

Il progetto è stato sviluppato dall’associazione Chirone e la parte tecnica è stata curata da Infinity Blue.

Un regista alle prese con Napoleone. Abel Gance e il suo film leggendario

Un film epico, un’opera inimitabile, un regista caparbio quasi quanto Napoleone. Come poteva non dedicare il suo capolavoro all’intramontabile Imperatore? Cosa significa davvero quel film?

Abel Gance - scena da Napoléon

Abel Gance – scena da Napoléon

Si conclude questa sera  l’ottava edizione delle Conversazioni Napoleoniche, evento a ingresso libero che rientra nel progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Livorno, con la collaborazione del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca e del Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

Abel Gance - scena da Napoléon

Abel Gance – scena da Napoléon

“Napoleon” di Abel Gance non è soltanto un film, non è semplicemente un progetto cinematografico ambizioso: è qualcosa di più, che la storia del Cinema ancora ci consegna con i misteri e le leggende che ammantano ogni opera d’arte inimitabile che si rispetti. Per questo, l’ultima serata delle conversazioni si sofferma sulla genesi di questo capolavoro, indagando il rapporto tra il celebre regista, la sua visione e il mito di Napoleone, tanto grande che nell’impresa di un film su di lui si cimentò anche Kubrik, fallendo.

Gance è forse rimasto vittima del suo titanismo e della sua volontà di realizzare qualcosa di veramente memorabile, ma la sola avventura realizzativa di “Napoleon” merita di essere conosciuta con lo spirito con cui si affronta la trama di un romanzo che ha fatto la storia della letteratura. Questa serata dedicata al film francese del 1927 vuole ripercorrere tra scene, sequenze e aneddoti, questa Odissea organizzativa che ha portato alla realizzazione di uno dei pilastri della Settima Arte.

Intrigo internazionale a Sant’Elena. Un governatore, un medico e l’Imperatore

Un’isola (quasi) sperduta.

Un Governatore inglese incaricato di custodire un prigioniero decisamente scomodo.

Un medico, che il suddetto prigioniero scelse tra i pochi disponibili. Ma che mantenne fede alla sua promessa. Quale? E in favore di chi? Quel che avvenne a Sant’Elena, fa discutere ancora oggi.

Oggi martedì 19 agosto alle 21,30 nel Chiostro di San Micheletto (Lucca), il docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi, Peter Hicks, parla di “Intrigo internazionale a Sant’Elena. Un governatore, un medico e l’Imperatore” nell’ambito delle conversazioni napoleoniche, evento a ingresso libero che rientra nel progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Livorno, con la collaborazione del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca e del Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

Barry Edward O'Meara

Barry Edward O’Meara

Barry Edward O’Meara fu un medico irlandese. Non uno qualunque, ma colui che curò l’Empereur sull’isola di Sant’Elena dall’agosto 1815 al luglio 1818, tre anni prima della sua morte. A quella non poté infatti assistere: fu cacciato prima.

Perché? Il governatore inglese dell’isola, Sir Hudson Lowe, lo riteneva troppo, pericolosamente, vicino al prigioniero. Il dottore, dal canto suo, ebbe a dire che il governatore gli aveva chiesto di accorciare i giorni del prigioniero, ritenuto troppo costoso ed ingombrante.

Chi aveva ragione? La stampa all’epoca si divise tra governativi e liberali, e ancora oggi, quel dibattito non si è ancora estinto, anche se spostato sul piano storico. Il professore inglese cercherà di fare luce su uno dei tanti nodi che legano la storia inglese a quella francese ed a quella europea e mondiale. Sullo sfondo, il tramonto di uno dei più grandi leader che la Storia abbia annoverato. E la sua, forse prematura (?), scomparsa.

Soldati a 4 zampe: nati con e senza la camicia

Al mondo ci sono Cani e cani. Quelli con e quelli senza la nota camicia. Cosa c’entrano con Napoleone, la sua Grande Armée e le sue due mogli? Molto più di quanto si possa immaginare.

Ecco le storie che potrebbero raccontare, se avessero il dono della parola.

Inizia lunedì 18 agosto l’ottava edizione delle ormai tradizionali conversazioni napoleoniche che si tengono nel chiostro di San Micheletto (Lucca), a ingresso libero, all’interno del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno, con la collaborazione del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca e del Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

A partire dalle 21,30, alternandosi sul palco, Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini parleranno di “Soldati a 4 zampe: nati con e senza la camicia”.

Nella prima parte della serata saranno protagonisti i cani che seguono i tamburi, cani che seguono i padroni (sino alla tomba), cani che combattono al fianco dei propri umani, cani in guerra.  Anche tra i soldati di Napoleone infatti, i cani hanno fatto la loro parte alla conquista del mondo e della gloria.

Moustache, un barbone nero presente a Marengo cui fu riconosciuto il merito di aver scoperto una spia austriaca salvando il distaccamento della sua compagnia da un attacco a sorpresa e che ad Austerlitz si rese protagonista di un altro avvenimento: un portabandiera francese fu ferito a morte e circondato dai nemici; egli, morente, tentò di proteggere la bandiera napoleonica avvolgendosela intorno al corpo.

Moustache

Moustache

Moustache  riuscì a riportare la bandiera dietro alle linee amiche.

Per non parlare di Moffino, che si perse nella confusione durante la battaglia della Beresina ma che seguì le tracce dell’esercito napoleonico per molte migliaia di miglia fino a ricongiungersi col suo padrone a Milano, un anno più tardi.

Tra di loro, alcuni sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor militare.

Nella seconda parte si parla di altri cani che, invece, nati con la camicia, talvolta veri e propri status symbol, sedevano nei salotti: oggetto di cure, attenzioni e vizi delle loro signore, simboli di potere e nobiltà d’animo (e di ceto), importanti come Fortunè, il carlino di Giuseppina che impediva l’accesso dell’Imperatore alla camera della moglie, o i compagni della seconda consorte Maria Luisa.  Sempre inseparabili, anche nei ritratti.

Giuseppina e il suo carlino Fortunè

Giuseppina e il suo carlino Fortunè

Una serata dedicata al mondo visto dai quattro zampe in base a documenti, libri, quadri e medaglie.

Ovviamente, aperta anche ai diretti interessati.