Boccherini, Mendelssohn e i Bonaparte: domenica 28 maggio a Lucca due eventi a ingresso libero

Si celebra domenica 28 maggio 2017 la terza edizione dell’Omaggio a Luigi Boccherini, ricorrenza della morte del compositore avvenuta a Madrid il 28 maggio 1805. Sono due gli eventi a ingresso libero organizzati dal Centro studi Luigi Boccherini in collaborazione con l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Luigi Boccherini”.

Il programma inizia alle 17 nella Chiesa di San Francesco (piazza San Francesco, Lucca) con un evento dedicato in particolare al rapporto fra il compositore lucchese e la famiglia Bonaparte.
In apertura, “Luigi Boccherini, La bona notte” eseguita da Dawon Ghang e Tomaso Bruno violini (a cura dell’Istituto Superiore di Studi musicali «Luigi Boccherini»); a seguire, l’esecuzione del Fandango scritto da Boccherini durante il periodo in cui era a Madrid.
Romina Pidone e Alessandro Ciardini, danzatori, daranno corpo alla musica eseguita dal Quintetto dell’orchestra Sinfonica Florentia con Kevin Mucaj al violino primo, Neri Nencini al violino secondo, Khulan Ganzorig alla viola, Stefano Aiolli al violoncello e Luca Scofano alla chitarra. Gli interventi introduttivi sono a cura di Gabriella Biagi Ravenni (Università di Pisa – Centro studi Luigi Boccherini) e Velia Gini Bartoli (associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”). Gli abiti dei danzatori sono stati appositamente realizzati da Margarita Martinez, organizzatrice di eventi napoleonici a livello internazionale.

“Questa iniziativa si inserisce fra quelle che abbiamo voluto per ricordare i duecento anni dell’avvicendarsi di Maria Luisa di Borbone a Elisa Bonaparte al governo della città – è il commento di Roberta Martinelli, presidente dell’associazione ‘Napoleone e Elisa: da Parigi alla Toscana’ -. Boccherini ebbe rapporti con la famiglia Bonaparte durante la sua permanenza a Madrid: nel 1801 Napoleone inviò infatti il fratello Luciano in Spagna per concludere un accordo diplomatico (trattato di Aranjuez) con Carlo IV in funzione della nascita del Regno di Etruria. In questo periodo Boccherini, che aveva un legame stretto con la famiglia Bonaparte, fu sostenuto per due anni nel suo lavoro di compositore”.

La giornata si conclude alle 21 all’auditorium dell’Istituto Superiore di Studi musicali «Luigi Boccherini» (piazza del Suffragio, Lucca), con il concerto “Boccherini ‘parruccone’” organizzato dal Centro Studi Luigi Boccherini in collaborazione con l’Istituto e con l’accademia Nazionale di Santa Cecilia. In programma musiche di Boccherini e Mendelssohn eseguite dai Solisti dell’accademia Nazionale di Santa Cecilia Matteo Bovo (violino), Francesco Marini (violoncello), Stefano Ruiz De Ballesteros (pianoforte). Intervento introduttivo a cura di Marco Mangani (Università di Ferrara – Centro studi Luigi Boccherini).

Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per informazioni: Centro studi Luigi Boccherini | telefono 0583 469225, centrostudi@luigiboccherini.it , www.luigiboccherini.it

 

Nota sul Fandango
“Il Fandango – spiega l’insegnante di danza Romina Pidone – è uno dei più suggestivi balli di corteggiamento. La sua origine è incerta. Secondo alcune fonti, sarebbe stato introdotto in Spagna dai Mori, mentre nel Diccionario de Autoritades, all’inizio del 1700, se ne parla come baile importato dal Sudamerica. La cosa certa è che la sua fama in Spagna inizia nel secolo XVII nelle varie forme di rondena, malaguena, castellana, murciana etc.. e che, nel 1723, compare come ballo nell’intermezzo (entremés) della commedia teatrale Novio de la aldeada. I viaggiatori che attraversano la Spagna tra il XVII e XVIII esportano l’immagine di lussuria e passionalità proprie delle forme di spettacolo iberiche. Tale immagine, soprattutto nell’ultima decade del ‘700, non era gradita dalla monarchia e dal clero spagnoli impegnati ad arginare le testimonianze di questi “curiosi impertinenti” attraverso un genere di spettacolo molto casto (casticistas). Nonostante tutto, i ritmi passionali del fandango e di altri baile, verranno esportati e influenzeranno le coreografie dei grandi balletti ottocenteschi. Questa moda per tutto quanto era spagnolo, risvegliata dalle guerre napoleoniche, durerà all’incirca fino alla prima decade del 1800.
Nell’ultimo ventennio del 1700 la danza, con i suoi ritmi più popolari che riscuotono grande successo insieme agli entremes comici nelle commedie teatrali, inizia a subire una stilizzazione delle forme divenendo danza colta e prendendo il nome di “Escuela Bolera”. Così, molti balli spagnoli, tra cui il fandango, si ornano di passi di tecnica classica accademica, mantenendo però lo stile iberico con il caratteristico movimento delle braccia, le inclinazioni della testa, le tipiche torsioni del busto e con l’accompagnamento delle nacchere”.

Ricami imperiali. Ritrovati due frammenti di preziosi tessuti di epoca napoleonica

Due frammenti di tessuto ricamato del tempo di Elisa e Napoleone. Sono apparsi recentemente sul mercato antiquario ed appartengono oggi alla collezione dell’antiquaria Renata Frediani. Grazie alla disponibilità della direttrice del Museo nazionale di Palazzo Mansi, Rosanna Morozzi, l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” ha potuto presentare al pubblico i “Ricami imperiali” mercoledì 15 marzo nella sede museale, in un incontro molto apprezzato e partecipato cui è intervenuto anche il sindaco Alessandro Tambellini. Dopo l’introduzione della direttrice Morozzi, e della presidente dell’associazione Roberta Martinelli, la parola sui frammenti è passata al maggior esperto a livello mondiale delle arti decorative di epoca napoleonica, Bernard Chevallier, e alla ex direttrice del Museo Napoleonico di Roma, Giulia Gorgone.

Resteranno esposti al Museo Nazionale di Palazzo Mansi fino a sabato 18 marzo.

 

Relazione stesa da Bernard Chevallier, direttore onorario dei musei di Malmaison e Bois-Préau, specialista di arredi e oggetti d’arte del Primo Impero, che ci guiderà alla scoperta di preziosi documenti tessili dei primi anni dell’Ottocento.

La provenienza dei due magnifici frammenti di tessuto ricamato, apparsi recentemente sul mercato antiquario, purtroppo non è conosciuta ma è indubbio che sono vicini alle più belle produzioni tessili del Primo Impero che Elisa Bonaparte faceva venire a Lucca durante il suo Principato.

Numero 1
Il più piccolo dei due frammenti di tessuto ricamato misura 25 cm in altezza e 99 cm in lunghezza. Potrebbe essere una bordura per un abito o un mantello di corte; il tessuto utilizzato è il tulle in seta, in esso grandi motivi come spighe di grano, piccoli fiori e rami sono ricamati con lamine d’argento. Le lamine d’oro e d’argento che si utilizzavano a Lucca o a Firenze provenivano da Parigi. Esse erano inviate regolarmente a Elisa dalla sua dama d’onore, la contessa de Laplace, nata Marie-Anne-Charlotte Courty, moglie del celebre astronomo, matematico e fisico Pierre-Simon de Laplace.  Queste spedizioni sono menzionate nella sua corrispondenza con la principessa. A cominciare dal 15 settembre 1807 fino al 13 agosto 1808, infatti, le sue lettere citano spesso gli invii a Lucca di lamine d’oro (opaco e lucido), di lamine d’argento, di canutiglia in oro. 

Il ricamo di questa bordura richiama il mantello di corte appartenuto all’imperatrice Joséphine, conservato alla Malmaison le cui broderies sono eseguite con la stessa tecnica, utilizzando lamine d’argento a sinistra e d’argento a destra. Queste affinità dimostrano che il nostro tessuto è frutto di una committenza principesca. Un’altra rispondenza si riscontra con l’abito di corte appartenuto ad Hortense de Beauharnais (Malmaison) i cui ricami fatte con lamine d’argento sono vicini a quelle della bordura presentata qui per la prima volta.

Le lamine, necessarie per i ricami sugli abiti di corte che indossavano l’Imperatrice o le principesse della Famiglia Imperiale in occasione delle cerimonie ufficiali, erano fornite dalla corporazione dei fabbricanti di galloni, dei fabbricanti di passamanerie, di frange che completava quella dei ricamatori. L’Almanacco del commercio di Parigi per l’anno 1805 repertoriò 26 ricamatori, 40 fabbricanti di frange, 16 fabbricanti di passamanerie, 1 produttore di ciniglia, 1 di “poil de chèvre”, 1 ricamatore e applicatore. Le lamine venivano utilizzate, anche se più raramente, per i tessuti d’arredamento come aveva voluto l’imperatrice Joséphine per la sua camera da letto alla Malmaison.

Le toilettes che prevedevano ricami in oro o argento costavano delle cifre esorbitanti; nel 1808, in occasione del matrimonio di M.lle Tascher de la Pagerie con il duca d’Arenberg, il Grand maréchal du palais, Duroc, incarica Desmaisons di visitare le case di moda parigine per procedere al più presto all’acquisto degli abiti per le nozze. Dopo vari sopralluoghi, Desmaisons informa Duroc che si era dovuto rivolgere a Lenormand per gli alti costi preventivati dal sarto Leroy. Aveva scelto per la sposa una superba “grande robe” ricamata con lamine d’argento molto adatta alla cerimonia del matrimonio, per la quale aveva concordato un prezzo di 4.500 franchi; un vestito corto in tulle e lamine d’argento disposte a losanga, il cui costo era di 1.200 franchi; un abito di satin bianco con ricami in perle sarebbe costato 600 franchi. Desmaisons si dichiarava compiaciuto per essere riuscito ad acquistare, grazie ai prezzi ragionevoli di Lenormand, tre abiti molto eleganti risparmiando ben 2.400 franchi sulla spesa preventivata da Leroy; la sua soddisfazione maggiore derivava dal fatto che non aveva superato il budget fissato dall’Imperatore! La boutique di Lenormand, Au grand turc, era situata a rue Saint-Honoré 248. Il sarto era accreditato presso Sa Majesté l’imperatrice et Reine della quale era fornitore. Era stato fornitore della corte della regina Marie- Antoinette; nel suo magazzino era possibile trovare ogni tipo di seta e di merletti provenienti da Bruxelles nonché tutte le novità in fatto di moda.

Il suo concorrente più celebre era Louis-Hippolyte Leroy; oltre alle principesse e alle “marescialle” questi forniva soprattutto Joséphine che spendeva nel sua atelier delle somme considerevoli scatenando la collera di Napoleone. Anche la duchessa d’Abrantès si rivolgeva a Leroy per le sue toilettes; quando fu presentata a corte si era fatto confezionare tre abiti, tutti e tre ricamati, due con lamine d’oro e uno con lamine d’ argento.

Leroy era anche fornitore di Elisa Bonaparte, come si evince in numerose pagine del libro dei conti del celebre marchand de modes. Non era però il fornitore eslusivo della sovrana che acquistava i suoi abiti soprattutto da Madame Raimbaud, sua “couturière attitrée” con negozio al n.4 di rue de Ménars. A madame Raimbaud, che aveva collaborato con Leroy in occasione del Sacre, si rivolgeva la contessa de Laplace nel momento in cui doveva spedire le toilettes, destinate a Elisa, a Lucca e poi a Firenze.

Numero 2
Il secondo frammento è un po’ più grande del primo poiché misura cm 120 x 110. La sua conformazione farebbe pensare al davanti di un abito anche per la forma triangolare del ricamo eseguito con fili d’argento su tulle. Il ricamo ha delle affinità con quello eseguito su un altro traine di corte appartenuto all’imperatrice Joséphine.

Sulla tipologia dei ricami si era pronunciato il Cerimoniale dell’Impero francese pubblicato nel 1805; in esso veniva precisato che per l’abbigliamento di corte dell’Imperatrice: “L’abito e il mantello saranno ornati su tutta la superficie e in basso, da un ricamo, in seta, argento o oro, il cui disegno sarà libero, o da una frangia, o contemporaneamente da una frangia e da ricami”. L’altezza del ricamo, negli abiti delle dame ammesse a corte, non doveva superare i 10 centimetri. Più libertà veniva concessa ai ricami sugli scialli che non erano sottomessi a questi regolamenti, così pignoli.

 

Relazione di Giulia Gorgone, già direttrice del Museo Napoleonico di Roma
La moda, sia femminile che maschile, raggiunse in Francia durante il periodo del Primo Impero un grado elevato di raffinatezza e sontuosità sia per i pregiati tessuti impiegati (velours, satin, seta,tulle) sia per i ricami in oro e argento che li impreziosivano. La moda Impero si affermò anche nei regni annessi da Napoleone in Italia come il Principato di Lucca e poi il Granducato di Toscana, il Regno di Napoli, il Regno d’Italia dove regnarono rispettivamente Elisa Bonaparte, Julie Clary e Carolina Bonaparte, Amalia di Baviera vice-regina d’Italia.

Gli abiti e i mantelli che le sovrane e le dame delle loro corti indossavano, così come gli scialli, i merletti, i guanti, i mouchoirs, le scarpe e tutti gli altri accessori provenivano da Parigi, indiscutibile capitale della moda europea. Anche Elisa Bonaparte, principessa di Lucca e Piombino dal 1805 al 1808 e poi Granduchessa di Toscana dal 1809 al 1814, si rivolse ai fornitori francesi non solo per il suo abbigliamento ma anche per quello della piccola Napoleona. Interessanti testimonianze in tal senso ci vengono fornite dalla corrispondenza intercorsa tra Elisa e la sua dama d’onore, la contessa de Laplace, negli anni dal 1806 al 1810. Le lettere che Madame de Laplace scrisse alla sua sovrana, conservate all’Archivio di Stato di Lucca e pubblicate da Paul Marmottan nel 1897, documentano in modo inequivocabile che in quegli anni furono numerosi e sistematici gli invii da Parigi, a Lucca e poi a Firenze, non solo di abiti di corte o da giorno già confezionati dai sarti parigini accreditati a corte come Leroy e madame Raimbaud, ma anche di boîtes e casse contenenti il necessario per preziosi ricami come le lamelle in oro e argento e la canutiglia in oro. La fornitura di tale materiale sembrerebbe più cospicua tra il settembre del 1807 e l’agosto 1808 e potrebbe far ipotizzare che Elisa, spinta anche dalla volontà di promuovere a Lucca attività artigianali, facesse eseguire i ricami sui suoi abiti anche da ricamatrici locali. Il ricamo veniva effettuato su tessuti consistenti come il velours (impiegato per confezionare i mantelli), la seta, il raso, ma anche sul tulle creando in questo caso particolari effetti di leggerezza ed eleganza. Gli abiti in tulle ricamato con lamelle in oro e argento erano molto apprezzati dall’imperatrice Joséphine e in seguito anche dalla seconda moglie di Napoleone, Maria Luisa. Proprio madame de Laplace, in una lettera del 18 febbraio 1807 ad Elisa, descriveva un “abito di tulle ricamato interamente in argento, con una bordura con papaveri, lilla e rose ricamati in ciniglia”, indossato mirabilmente dall’imperatrice Joséphine in un’occasione ufficiale. La dama d’onore di Elisa, che prestava servizio prevalentemente a Parigi, riferiva costantemente alla principessa delle toilettes indossate dall’imperatrice e dalle donne della Famiglia Imperiale descrivendole con gusto e competenza; la informava inoltre di ogni novità in fatto di moda invitandola a prenderne spunto per il suo guardaroba. Particolarmente apprezzati da madame Laplace erano gli abiti di Carolina, in quel momento a Parigi come granduchessa di Clèves e Berg, che il 5 marzo 1807, in occasione del “cercle” negli appartamenti dell’Imperatrice, indossava “un abito rosa ricamato in argento”. Joséphine invece esibiva un abito ricamato in acciaio.

Alla luce di queste informazioni preziose, i due preziosi ricami che vengono presentati per la prima volta in questa occasione, assumono una ben precisa connotazione sia storica che artistica e aprono nuove strade per uno studio più approfondito sulla loro provenienza e su un eventuale loro rapporto con altri manufatti conosciuti.  

Magnolie, glicini, platani guidano alla “Lucca olfattiva”. Presentata oggi a Palazzo Ducale la mappa della “città francese”. In primavera sarà pronto il percorso turistico e didattico.

Dalla magnolia bicentenaria del cortile della scuola Giovanni Pascoli a quelle di corso Garibaldi, dal glicine in piazza San Giovanni ai platani in piazza Napoleone, e poi diverse specie all’orto botanico e sulle Mura. Le piante e i fiori sono testimoni del tempo a Lucca, dove lo studio di una mappa speciale permetterà la riscoperta di una “Lucca olfattiva” del tempo di Napoleone e Elisa.
La mappa è stata presentata questo pomeriggio  alle 17,30, a Palazzo Ducale (Sala Accademia 1) da Simonetta Giurlani Pardini e Paolo Emilio Tomei nel convegno “Sulle tracce di Elisa Bonaparte, Principessa di Lucca (1805-1814). Il percorso olfattivo”.
Si tratta di un percorso storico, olfattivo appunto, che permette di entrare nello spirito del tempo, comprenderne la cultura e le regole sociali, scoprire le fragranze e i nuovi profumi della Reggia lucchese soprattutto nei luoghi  della città in cui furono introdotte  le nuove specie botaniche.

percorso olfattivo

La mappa viene oggi presentata come summa del lavoro di ricerca compiuto dall’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, e in particolare da Simonetta Giurlani Pardini, con la collaborazione del professor Paolo Emilio Tomei, docente di Botanica all’Università degli Studi di Pisa.

Il percorso didattico e turistico, con targhe e didascalie, sarà realizzato entro il periodo pasquale, momento in cui le piante (per lo più “eredi” di quelle piantate due secoli fa) offrono al mondo la propria ricchezza di colori e profumi.

Elisa Bonaparte. Il percorso olfattivo

Ogni città ha il suo odore, che cogliamo fra le mura dei palazzi e passeggiando, un’architettura invisibile in cui siamo immersi completamente. Un profumo unico che nasce dalla straordinaria alchimia di storie del passato e del presente. Rudyard Kipling, scrittore e grande viaggiatore, all’inizio del XX secolo, aveva riassunto tutto questo in un’unica frase: “La prima condizione per comprendere un paese straniero è annusarlo”.

Elisa Bonaparte. Il percorso olfattivo” è il percorso olfattivo che reca la traccia, diretta, dell’epoca in cui Elisa Bonaparte Baciocchi era Principessa di Lucca e Piombino.

L’iniziativa è stata presentata oggi, a Palazzo Ducale, nel corso di una conferenza stampa a cui erano presenti il consigliere provinciale Renato Bonturi, il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini; Roberta Martinelli, presidente dell’associazione “Napoleone ed Elisa:da Parigi alla Toscana”, insieme con Simonetta Giurlani Pardini e Paolo Emilio Tomei, docente del Dipartimento di scienze agrarie all’Università di Pisa.

Il percorso suddetto collega una serie di luoghi non simbolici ma odorosi, emersi all’interno della città murata grazie ad una approfondita indagine storico-archivistica portata avanti dall’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e, in particolare, da Simonetta Giurlani Pardini, esperta di storia del profumo e grande appassionata della storia della città.

manifesto

La mappa di questa Lucca sarà presentata al pubblico venerdì 20 gennaio, alle 17,30, a Palazzo Ducale (Sala Accademia 1) da Simonetta Giurlani Pardini e Paolo Emilio Tomei nel convegno “Sulle tracce di Elisa Bonaparte, Principessa di Lucca (1805-1814). Il percorso olfattivo”.

Durante l’incontro, a ingresso libero, si esibirà in musiche d’epoca il TrioVoileséchardes de Lorraine, guidato da Giuseppe Viscomi e composto da voce, corno naturale ed arpa; in programma G.Paisiello, Andante per corno ed arpa, “Écrit pour la fête de l’Impératrice”; F.J.Nadermann, “Le devouement de l’amour”, Romanza per voce ed arpa; L.Cherubini, “Queste che miri o Nice – Amo ne sarà mai”, per voce, corno ed arpa: scena ed aria inedita.

Lucca olfattiva

Tra le presenze botaniche che risalgono al periodo napoleonico si segnalano Magnolie, Platani, Liliodendrum tulipifera, Tigli e Glicine. Si tratta di una “traccia storica” di interesse anche turistico, poiché offre un approccio sensoriale alla città ed alla sua visita, nonché alla Lucca francese. Se nella civiltà dell’immagine l’olfatto, legato ai ricordi, alle memorie, alle emozioni e all’identità è stato il senso dimenticato, oggi la percezione olfattiva sta ritrovando il suo ruolo con la collaborazione della scienza che sta cercando di svelarne tutti i suoi segreti.

Questa iniziativa fa parte del più ampio progetto sulla città napoleonica “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone ed Elisa”, nato nel 2002 da un’idea di Roberta Martinelli e portato avanti in collaborazione con gli enti cittadini e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Livorno, che da anni prevede come appuntamento fisso le “Conversazioni napoleoniche” in tarda estate. Questo percorso si innesta sullo studio che Simonetta Giurlani Pardini ha realizzato sulle suggestioni olfattive dei diversi luoghi di Lucca come l’orto botanico, la manifattura tabacchi e le sue cento chiese, raccontandole anche nella linea di profumi Sdl-Segreti dei Luoghi.

Il percorso permanente

Oltre ad offrire a Lucchesi e turisti una mappa dettagliata, che sarà presentata il giorno del convegno, è in fase di elaborazione l’idea di destinare alcuni ambienti situati al primo piano della reggia di Elisa Bonaparte Baciocchi, oggi sede dell’Amministrazione Provinciale di Lucca, ad una istallazione permanente a disposizione dei visitatori italiani e stranieri per tutto l’anno: un luogo dedicato alla “memoria olfattiva” di Lucca e del suo territorio.

Il Palazzo di Elisa appare come sede naturale per questa esperienza dato che proprio lei, per prima, e seguendo quanto Napoleone stava attuando a Parigi, ha trasformato la percezione olfattiva di Lucca.

Tema conduttore sarà il periodo che fece da sfondo al Principato: dai profumi degli ambienti di Corte e dei luoghi della città, come le Mura e i giardini delle residenze private, in cui furono introdotte nuove specie botaniche, al “risanamento olfattivo” della città come previsto dall’Editto napoleonico di Saint Cloud del 12 giugno 1804. In questo “olfattorio” sarà inoltre possibile organizzare incontri con i “nasi” più qualificati, con scrittori, artisti ed esperti di marketing olfattivo.

Geni della finanza e trasporti segreti d’argento: la ricetta di Napoleone per conquistare l’Europa

“Geni della finanza e trasporti segreti d’argento: la ricetta di Napoleone per conquistare l’Europa” è stato il tema affrontato dal professor Peter Hicks, docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi, nella seconda serata della decima edizione delle Conversazioni napoleoniche, martedì 22 agosto 2016.

peter hicks
Una delle prime scoperte di Napoleone, divenuto Primo Console nel novembre 1799, fu che le casse di Francia erano vuote. Ma per poter diventare Imperatore e sconfiggere il ricco nemico di sempre, la Gran Bretagna, aveva necessità di fondi. Oltre ad aumentare le tasse, cos’altro poteva fare?

La finanza creativa non deve essere un frutto solo del nostro tempo, se Napoleone scelse di rivolgersi ai geni della “finanza” Gabriel Ouvrard, Charles-Maurice de Talleyrand, e François-Nicolas Mollien (quest’ultimo fondò la Banque de France, banca centrale francese) e di tentare vari piani quali la vendita della Louisiana e, direttamente, l’invasione dell’Inghilterra. Tuttavia, con la perdita della flotta francese a Trafalgar e con una crisi economica seria che colpì la Francia del 1805 a causa di tentativo monopolistico dello stesso Gabriel Ouvrard, Napoleone fu obbligato a cercare altre soluzioni. Dette così vita a un ‘deal’ internazionale straordinario, e tutt’oggi poco conosciuto: un imponente trasporto di argento messicano sotto copertura che, fra arditezze monetarie e grandi interessi personali, sul filo della legalità (per non parlare della moralità), darà modo all’Imperatore di affrontare le grandi guerre che tutti conosciamo.

Elisa Baciocchi e Maria Luisa di Borbone: destini incrociati

Elisa Baciocchi, Lucca e i gerani.

Napoleone e Maria Luisa di Borbone.

Elisa Baciocchi

Elisa Baciocchi

Due donne che si avvicendano al trono di Lucca, unicum nella storia della città. lunedì 22 agosto, è partitala decima edizione delle Conversazioni Napoleoniche, appuntamento estivo che si tiene nell’ambito del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato daRoberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno

Oggetto di particolare interesse di questa edizione è stata la figura di Maria Luisa di Borbone, in occasione dell’avvicinarsi del bicentenario del suo arrivo a Lucca, che avvenne nel dicembre del 1817, tanto che la prima serata è stata dedicata proprio a lei, e al suo rapporto con i Bonaparte.

Elisa Baciocchi e Maria Luisa di Borbone: destini incrociati”. Nella prima parte della conversazione, l’architetto Velia Gini Bartoli ha approfondito la biografia di Maria Luisa di Borbone costantemente segnata, se non dominata, dalla volontà di Napoleone, a partire dal matrimonio con il cugino Ludovico di Borbone Parma fino all’arrivo a Lucca.

Nella sua vicenda politica e personale, si possono infatti leggere gli equilibri di potere d’Europa, che passavano dalle politiche matrimoniali, e il ruolo di Lucca sullo scacchiere internazionale, che Napoleone aveva molto a cuore tanto da affidare la città alla sorella Elisa.

Fra accordi segreti, alleanze e tradimenti, la vita di Maria Luisa delinea una figura ubbidiente alle volontà della famiglia, molto pia ma anche sensibile, tanto da non cancellare le trasformazioni fatte dalla precedente regnante a Lucca, ma anzi da proseguirne le linee in ambito di igiene e urbanistica, tornando però a riallacciare, stretti, i rapporti con la Chiesa.

Maria Luisa di Borbone

Maria Luisa di Borbone

Nella seconda parte, Simonetta Giurlani Pardini ha invece ripercorso il profilo olfattivo di Lucca come Maria Luisa lo conobbe, attraverso le nuove piante introdotte, le nuove lavorazioni artigianali sviluppate, le innovazioni in ambito igienico e urbanistico che migliorarono la qualità della vita in città, a partire dalla grande opera di approvvigionamento idrico che Elisa fece progettare dai suoi ingegneri farti venire appositamente da Parigi, e che Maria Luisa fece realizzare a Lorenzo Nottolini.

Conversazioni napoleoniche: in arrivo la decima edizione tra Elisa e Maria Luisa.

Cosa legava Elisa Baciocchi Bonaparte ai gerani, tanto da essere co-protagonisti di un noto ritratto conservato a Fontainebleau?
Quali furono i rapporti tra la sorella di Napoleone e Maria Luisa di Borbone, che le succederà sul trono di Lucca, creando l’unicum di due donne che si avvicendano al potere dopo secoli di Repubblica oligarchica maschile?

gerani

Questa ed altre curiosità saranno svelate da partire da lunedì sera, 22 agosto, quando alle 21,30 nel chiostro di San Micheletto prenderà il via la decima edizione delle Conversazioni Napoleoniche, appuntamento estivo che caratterizza l’agosto culturale lucchese, nell’ambito del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Livorno.

Oggetto di particolare interesse di questa edizione è la figura di Maria Luisa di Borbone, per avvicinarsi del bicentenario del suo arrivo a Lucca, che avvenne nel dicembre del 1817.

Ecco il programma.
Lunedì 22 agosto con “Elisa Baciocchi e Maria Luisa di Borbone: destini incrociati”, Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini parleranno proprio delle relazioni fra Napoleone e Maria Luisa di Borbone, e della Lucca a cavallo tra i governi al femminile. Martedì 23, con “Geni della finanza e trasporti segreti d’argento: la ricetta di Napoleone per conquistare l’Europa”, Peter Hicks della Fondation Napoléon di Parigi racconterà i disegni e le trame economiche e politiche di Napoleone primo console, alle prese con le casse (vuote) dello Stato. Mercoledì 24 Pier Dario Marzi, grazie alla collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, tornerà sul Napoleone generale e sulle sue guerre, attraverso l’analisi di alcuni spezzoni di pellicole cinematografiche note e meno note per “Guerra e pace: Napoleone tra Tolstoj e la propaganda sovietica nel capolavoro di Sergej Bondarčuk”.

Come di consueto, tutti sono invitati ad unirsi alle serate per scoprire atmosfere e curiosità del passato gustando anche qualcosa di fresco, gentilmente offerto dalla Pasticceria Pinelli, sponsor dell’iniziativa