La “cravate” dell’Imperatore

Nel corso dell’incontro di sabato 28 febbraio presso l’Archivio di Stato di Lucca dedicato al bicentenario della partenza di Napoleone dall’isola d’Elba, promosso in collaborazione con il Mibact, la Provincia di Lucca, il Real Collegio, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e di privati, coordinato dal giornalista e conduttore televisivo Paolo Del Debbio è stato mostrato un particolarissimo oggetto che l’Imperatore, nella fretta dei preparativi della fuga, dimenticò: la sua “cravate”

Si tratta di un accessorio di pregiatissima fattura, di finissima batista bianca, che misura circa 70×70 centimetri, che reca agli angoli la “N” sormontata dalla corona imperiale e un decoro. È la prima volta, dopo due secoli, che tale indumento intimo viene presentato al pubblico. La data della sua presentazione è stata scelta proprio per il suo collegamento con gli ultimi eventi elbani di Napoleone. Quando, la sera del 26 febbraio 1815, l’Imperatore fuggì dall’Elba per il ritorno in Francia, questa cravate rimase sotto uno dei cuscini della sua camera da letto.

Uno dei servitori dell’Imperatore ne capì subito l’importanza e la prese in custodia. Per più di mezzo secolo la cravatta fu conservata dalla sua famiglia, che la trattò come una reliquia di grande valore. Nel settembre del 1882, le ultime due discendenti del fortunato servitore vollero farne dono alla nobildonna inglese Maria Luisa Bayard, che aveva sposato il generale Manlio Bettarini, aiutante di campo di Vittorio Emanuele II. Da allora la cravatta è sempre rimasta alla famiglia Bettarini e da questa è passata alla famiglia Castellani, di Livorno, sua erede diretta.

Questo preziosissimo oggetto rappresenta uno dei più importanti documenti napoleonici conservati in Toscana ed è di grande significato che faccia la sua apparizione pubblica a Lucca, ormai riconosciuta come una delle capitali del sistema Imperiale napoleonico.

Il disvelamento del suo valore e della sua identità si devono alle informazioni storiche, anche recenti, frutto del progetto di studio che l’associazione lucchese porta avanti da anni, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Fondazione Livorno.

Con questa iniziativa Lucca conferma un ruolo che l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” è riuscita ad accreditare nel più qualificato circuito dei cultori e degli appassionati di storia napoleonica.

Non è certo un caso che a parlare del valore della scoperta ed a garantirne l’interesse storico da Parigi sia giunto Bernard Chevallier, una delle massime autorità mondiali in ambito di studi napoleonici e direttore onorario del Musée Nationaux de Malmaison et Bois-Préau. La sua venuta a Lucca dimostra la grande attenzione che in Francia si rivolge alle iniziative lucchesi, delle quali anche di recente si è parlato a Parigi in un prestigioso incontro al Consolato italiano. 

È molto raro, oggi, trovare ancora oggetti sconosciuti appartenuti a Napoleone ed è ancora più difficile reperire materiali relativi alla sua presenza in Toscana”, spiega Roberta Martinelli, già direttore del Museo nazionale delle Residenze napoleoniche dell’isola d’Elba. Se oggi la cravatta di Napoleone può essere presentata al pubblico al massimo del suo fascino è grazie al lavoro realizzato da Domenica Digilio e Giacinto Cambini della dittaRestauro e studio tessile” Lucca e Pisa.

Questo oggetto molto raro – scrive Chevallier nella sua relazione – è una cravatta utilizzata da Napoleone durante la sua permanenza all’Elba. La cravate è un taglio di tessuto di grandi dimensioni, generalmente quadrato, che misura dai 60 ai 70 cm per lato e che si annodava intorno al collo in molti modi diversi, come si può vedere nei numerosi ritratti maschili dei primi anni del XIX secolo. Non bisogna confondere la cravatta con il fazzoletto da naso, che era sempre di taglia più piccola. Per Napoleone, come per le classi sociali più alte, il tessuto con cui venivano confezionate le cravatte era sempre in mussola delle Indie o batista, cioè un tessuto di lino di grande finezza. Per esempio, per la cerimonia del Sacre l’Imperatore indossò delle lussuose cravatte accompagnate da colli e polsini in pizzo che costarono la somma esorbitante di 4.000 franchi”.

Dove e chi realizzava questa cravatte? “Questi accessori – prosegue il direttore onorario – erano stati forniti dalle Signorine Lolive di Beuvry et Compagnie, fornitrici esclusive della biancheria dell’Imperatore e dell’Imperatrice. Il loro negozio era a Parigi, al 61 di rue Neuve de Petits Champs. La prima fattura che conosciamo è datata 1 agosto 1805 e riguarda una fornitura di 32 aunes di mussola (una aune equivale più o meno a 118 cm) per un importo di 768 franchi. Per confezionare quattro dozzine di cravatte, cioè 48 cravatte, si considerava una spesa di 9 franchi per ogni dozzina.
Il primo inventario del guardaroba di Napoleone arrivato a noi è datato 1811, e sotto la voce numero 42 troviamo “sette dozzine di cravatte bianche”. Le “lingeriste” fornivano ogni anno due dozzine di cravatte bianche che dovevano durare sei anni. Napoleone non si prendeva molta cura della sua biancheria, che era regolarmente lavata dalla signora Durand al costo di 20 centesimi per cravatta.
Le fatture, oggi conservate agli Archives nationales, attestano numerose forniture di cravatte come, per esempio, sei dozzine nel 1808 e ben tredici dozzine nel 1812 prima di partire per la campagna di Russia”.

La cravate di Napoleone.  (ph. Beatrice Speranza).

La cravate di Napoleone.
(ph. Beatrice Speranza).

Durante i suoi due esili, all’isola d’Elba e a Sant’Elena, Napoleone ne porterà molte con sé e l’inventario della biancheria, redatto nel 1821 dopo la sua morte dal valet de chambre Marchand, ne elenca ancora sei che saranno divise tra i suoi fratelli e sorelle: ognuno di loro ne riceverà una come ricordo. Oltre a questa cravatta ne conosciamo soltanto un’altra, identica, conservata al Musée de l’Armée di Parigi e che ha negli angoli ricamata la lettera N sormontata dalla corona imperiale”.

Tre donne lucchesi nella Grande Storia

Sabato 28 febbraio alle 16,30 nella sede dell’Archivio di Stato di Lucca (piazza Guidiccioni, 8), l’Archivio di Stato di Lucca e l’Associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, in collaborazione con il Mibact, la Provincia di Lucca, il Real Collegio e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e di privati, organizzano un pomeriggio napoleonico affidato alla conduzione del giornalista e conduttore televisivo Paolo Del Debbio. Per il pubblico lucchese l’incontro riserva più di una sorpresa. Saranno infatti le testimonianze di tre donne lucchesi a fornire particolari inediti della avventurosa partenza di Napoleone dall’Elba nella notte del 26 febbraio 1815.

Galerie du Palais Royal, Paris

“Con la partenza dall’Elba – spiega Roberta Martinelli, già direttore del Museo nazionale delle Residenze napoleoniche dell’isola d’Elba – Napoleone compie con successo una delle azioni più audaci e spericolate di tutta la sua vita. Informato da inglesi amici e dai suoi ‘spioni’ personali che il congresso di Vienna tramava di mandarlo a Sant’Elena, Napoleone decise di giocarsi il tutto per tutto. E anche in questo caso, audacia e fortuna si coalizzarono. Napoleone riuscì infatti a passare con una sua flotta di sette navi attraverso uno stretto corridoio libero tra le imbarcazioni francesi che presidiavano la Corsica, e ad evitare la rotta della nave inglese con la quale Sir Campbell, l’addetto inglese alla sua persona, da Livorno stava rientrando all’Elba. A rendere ancor più avventuroso il viaggio di Napoleone ci fu l’incontro con una nave del Re di Francia che si accostò alla sua: i due comandanti si scambiarono i convenevoli di rito e poi si salutarono. Non ci fu nessun controllo, rendendo così inutile il ricorso ai cannoni che Napoleone aveva predisposto. Altre circostanze avrebbero potuto fermare l’Imperatore: la sua nave ammiraglia aveva subito grandi danni in seguito ad un naufragio nel mese di gennaio, e si parlò anche di un tradimento del comandante che venne sostituito; la rete di spie presenti all’Elba non si accorse dei preparativi e del concentramento di sette imbarcazioni a Portoferraio; nessuno segnalò che Napoleone aveva fatto dipingere in tutta fretta la sua imbarcazione con i colori della marina inglese, tanto che praticamente partì con la vernice ancora fresca; nello stesso momento in cui la polizia interrogava le donne a Piombino, alle 8 di mattina del 27 febbraio, Napoleone per mancanza di vento era ancora vicino a Portoferraio e sua madre, affacciata su terrazzo, riusciva a vedere le imbarcazioni. Nonostante tutto ciò, ce la fece”. L’incontro, che rientra nell’ambito del progetto “Da Parigi alla Toscana”, sarà coordinato conduttore televisivo Paolo Del Debbio, mentre sarà Gabriele Paolini, dell’Università di Firenze, a riferire le vicende degli ultimi giorni di Napoleone all’Elba utilizzando proprio le testimonianze rese da tre donne lucchesi alla Polizia di Piombino. Imbarcate nel cuore della notte a Portoferraio una volta raggiunta Piombino saranno fermate dalla Polizia che vorrà sapere da loro quello che hanno visto  in quella notte all’Elba. Queste tre donne lucchesi, Tonina Simi di 34 anni, Anna Papini di 55 anni e sua figlia Teresa di 20 anni, a loro insaputa erano state coinvolte nella Grande Storia al punto da risultare testimoni oculari dell’inizio di una vicenda che poteva cambiare il corso dell’Europa. Grazie alle indagini sul Censimento della popolazione lucchese deciso da Elisa nel 1809, importante documento conservato all’Archivio di Stato, è stato possibile risalire all’identità di due di queste tre donne: Anna e Teresa  Papini. Originarie della parrocchia di San Frediano, si erano trasferite all’Elba per esercitare il “mestiere femminile”. La giovane Teresa risulta essere stata in intima amicizia con Jean Baptiste Antoine Lamourette, comandante della Piazza di Portoferraio. Sarà proprio lui, contravvenendo alle rigide disposizioni impartite da Napoleone che vietavano qualunque movimento nel porto, ad organizzare la partenza delle tre donne. A completare il quadro della presenza lucchese nella fatidica notte della partenza di Napoleone dall’Elba entra anche la vicenda di Giovanni Landucci. Conosciuto come il “mercante d’olio”, era in effetti un agente al servizio dei Francesi che controllavano le mosse di Napoleone. Per intenderci era una spia, una delle tante che in quel periodo agitato bazzicava l’isola d’Elba. Invano cercherà di informare  il console francese di Livorno, Mariotti, dei preparativi di Napoleone. Il blocco navale impedirà ai suoi dispacci di lasciare l’Elba. L’incontro si concluderà con l’intervento di Bernard Chevallier, direttore onorario del Musée Nationaux de Malmaison et Bois-Préau e uno dei massimi esperti mondiali del periodo napoleonico. A lui il compito di presentare un oggetto personale che Napoleone dimenticò nel suo appartamento privato ai Mulini al momento della sua partenza dall’Elba.

 

 

Napoleone. Storia di un Prometeo moderno.

Finale con sorpresa per le Conversazioni Napoleoniche 2014.Bertolucci e Lippi - N e Maria Walewska

Il nostro affezionatissimo pubblico delle serate, che anche per l’ultima ha riempito le poltrone all’aperto nel chiostro di San Micheletto, ha potuto assistere in anteprima alla presentazione di 8 minuti del documentario intitolato “Napoleone. Storia di un Prometeo moderno”, interpretato da Alessandro Bertolucci nei panni di N e da Giulia Lippi in quelli della sua amante, Maria Walewska.

I due attori, entrambi lucchesi, sono stati diretti da Maurizio Bernardi, che proprio nella serata conclusiva degli appuntamenti napoleonici ha presentato il lavoro al pubblico.

Alessandro Bertolucci as N sul Belvedere dei Mulini a Portoferraio

Una docufiction dedicata a Napoleone, una produzione lucchese destinata alla distribuzione nazionale, realizzata in occasione del bicentenario dell’arrivo dell’Imperatore all’Elba grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Il documentario, della durata di 52 minuti, sarà presentato ad ottobre a Lucca nella sua versione completa. La voce narrante è di Diego Reggente, doppiatore, tra gli altri, di Al Pacino; all’interno si trovano tre interviste ad esperti di Napoleone ed Elisa Bonaparte: lo storico Luigi Mascilli Migliorini, la maggiore autorità italiana in ambito napoleonico, il direttore del Salone del Libro di Torino e scrittore Ernesto Ferrero e la studiosa e ideatrice del progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto del vivere al Tempo di Napoleone e Elisa”, Roberta Martinelli, già direttore dei Musei Nazionali dell’isola d’Elba.

Il progetto è stato sviluppato dall’associazione Chirone e la parte tecnica è stata curata da Infinity Blue.

Un regista alle prese con Napoleone. Abel Gance e il suo film leggendario

Un film epico, un’opera inimitabile, un regista caparbio quasi quanto Napoleone. Come poteva non dedicare il suo capolavoro all’intramontabile Imperatore? Cosa significa davvero quel film?

Abel Gance - scena da Napoléon

Abel Gance – scena da Napoléon

Si conclude questa sera  l’ottava edizione delle Conversazioni Napoleoniche, evento a ingresso libero che rientra nel progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Livorno, con la collaborazione del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca e del Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

Abel Gance - scena da Napoléon

Abel Gance – scena da Napoléon

“Napoleon” di Abel Gance non è soltanto un film, non è semplicemente un progetto cinematografico ambizioso: è qualcosa di più, che la storia del Cinema ancora ci consegna con i misteri e le leggende che ammantano ogni opera d’arte inimitabile che si rispetti. Per questo, l’ultima serata delle conversazioni si sofferma sulla genesi di questo capolavoro, indagando il rapporto tra il celebre regista, la sua visione e il mito di Napoleone, tanto grande che nell’impresa di un film su di lui si cimentò anche Kubrik, fallendo.

Gance è forse rimasto vittima del suo titanismo e della sua volontà di realizzare qualcosa di veramente memorabile, ma la sola avventura realizzativa di “Napoleon” merita di essere conosciuta con lo spirito con cui si affronta la trama di un romanzo che ha fatto la storia della letteratura. Questa serata dedicata al film francese del 1927 vuole ripercorrere tra scene, sequenze e aneddoti, questa Odissea organizzativa che ha portato alla realizzazione di uno dei pilastri della Settima Arte.

Intrigo internazionale a Sant’Elena. Un governatore, un medico e l’Imperatore

Un’isola (quasi) sperduta.

Un Governatore inglese incaricato di custodire un prigioniero decisamente scomodo.

Un medico, che il suddetto prigioniero scelse tra i pochi disponibili. Ma che mantenne fede alla sua promessa. Quale? E in favore di chi? Quel che avvenne a Sant’Elena, fa discutere ancora oggi.

Oggi martedì 19 agosto alle 21,30 nel Chiostro di San Micheletto (Lucca), il docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi, Peter Hicks, parla di “Intrigo internazionale a Sant’Elena. Un governatore, un medico e l’Imperatore” nell’ambito delle conversazioni napoleoniche, evento a ingresso libero che rientra nel progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Livorno, con la collaborazione del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca e del Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

Barry Edward O'Meara

Barry Edward O’Meara

Barry Edward O’Meara fu un medico irlandese. Non uno qualunque, ma colui che curò l’Empereur sull’isola di Sant’Elena dall’agosto 1815 al luglio 1818, tre anni prima della sua morte. A quella non poté infatti assistere: fu cacciato prima.

Perché? Il governatore inglese dell’isola, Sir Hudson Lowe, lo riteneva troppo, pericolosamente, vicino al prigioniero. Il dottore, dal canto suo, ebbe a dire che il governatore gli aveva chiesto di accorciare i giorni del prigioniero, ritenuto troppo costoso ed ingombrante.

Chi aveva ragione? La stampa all’epoca si divise tra governativi e liberali, e ancora oggi, quel dibattito non si è ancora estinto, anche se spostato sul piano storico. Il professore inglese cercherà di fare luce su uno dei tanti nodi che legano la storia inglese a quella francese ed a quella europea e mondiale. Sullo sfondo, il tramonto di uno dei più grandi leader che la Storia abbia annoverato. E la sua, forse prematura (?), scomparsa.

Soldati a 4 zampe: nati con e senza la camicia

Al mondo ci sono Cani e cani. Quelli con e quelli senza la nota camicia. Cosa c’entrano con Napoleone, la sua Grande Armée e le sue due mogli? Molto più di quanto si possa immaginare.

Ecco le storie che potrebbero raccontare, se avessero il dono della parola.

Inizia lunedì 18 agosto l’ottava edizione delle ormai tradizionali conversazioni napoleoniche che si tengono nel chiostro di San Micheletto (Lucca), a ingresso libero, all’interno del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli e realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno, con la collaborazione del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca e del Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

A partire dalle 21,30, alternandosi sul palco, Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini parleranno di “Soldati a 4 zampe: nati con e senza la camicia”.

Nella prima parte della serata saranno protagonisti i cani che seguono i tamburi, cani che seguono i padroni (sino alla tomba), cani che combattono al fianco dei propri umani, cani in guerra.  Anche tra i soldati di Napoleone infatti, i cani hanno fatto la loro parte alla conquista del mondo e della gloria.

Moustache, un barbone nero presente a Marengo cui fu riconosciuto il merito di aver scoperto una spia austriaca salvando il distaccamento della sua compagnia da un attacco a sorpresa e che ad Austerlitz si rese protagonista di un altro avvenimento: un portabandiera francese fu ferito a morte e circondato dai nemici; egli, morente, tentò di proteggere la bandiera napoleonica avvolgendosela intorno al corpo.

Moustache

Moustache

Moustache  riuscì a riportare la bandiera dietro alle linee amiche.

Per non parlare di Moffino, che si perse nella confusione durante la battaglia della Beresina ma che seguì le tracce dell’esercito napoleonico per molte migliaia di miglia fino a ricongiungersi col suo padrone a Milano, un anno più tardi.

Tra di loro, alcuni sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor militare.

Nella seconda parte si parla di altri cani che, invece, nati con la camicia, talvolta veri e propri status symbol, sedevano nei salotti: oggetto di cure, attenzioni e vizi delle loro signore, simboli di potere e nobiltà d’animo (e di ceto), importanti come Fortunè, il carlino di Giuseppina che impediva l’accesso dell’Imperatore alla camera della moglie, o i compagni della seconda consorte Maria Luisa.  Sempre inseparabili, anche nei ritratti.

Giuseppina e il suo carlino Fortunè

Giuseppina e il suo carlino Fortunè

Una serata dedicata al mondo visto dai quattro zampe in base a documenti, libri, quadri e medaglie.

Ovviamente, aperta anche ai diretti interessati.

Napoleone e il suo tempo: fra cani, film epici e intrighi internazionali

Tornano anche quest’anno le conversazioni estive del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, evento ormai consolidato dell’estate lucchese che ricade nel più ampio progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno, con la collaborazione del Comune di Lucca e della Provincia di Lucca.

Le tre serate a ingresso libero sveleranno particolari poco noti della vicenda umana, storica e talvolta epica dell’Imperatore, che più di molti altri continua a farsi amare o odiare, e le cui innovazioni segnano tutt’oggi profondamente anche la vita moderna.

Torna per il secondo anno, in questa ottava edizione, la collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, uno dei riferimenti culturali a livello provinciale per il cinema, che grazie ad uno dei suoi esperti darà una suggestiva lettura dell’Imperatore in chiave cinematografica, trasformando per una sera San Micheletto in un cineforum all’aperto.

Lunedì 18 agosto ore 21,30 “Soldati a 4 zampe: nati con e senza la camicia”, di Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini.

Cani che seguono tamburi; cani che seguono i padroni (sino alla tomba); cani che combattono al fianco dei propri umani; cani in guerra: mascottes, soldati, guardie notturne, ausilio nel soccorso, trambusto in cambusa, consolazione nella disperazione. Anche tra i soldati di Napoleone, i cani hanno fatto la loro parte alla conquista del mondo e della gloria. Moffino, Moustache, Tofino… Tra di loro, alcuni sono stati insigniti della medaglia d’oro al valor militare.

Jean-Baptiste Oudry: Le Sérail du Doguin, 1734

Jean-Baptiste Oudry: Le Sérail du Doguin, 1734

Altri invece, nati con la camicia, talvolta veri e propri status symbol, sedevano nei salotti: oggetto di cure, attenzioni e vizi delle loro signore, simboli di potere e nobiltà d’animo (e di ceto), importanti come Fortune, il carlino di Giuseppina che impediva l’accesso dell’Imperatore alla camera della moglie, o i compagni della seconda consorte Maria Luisa. Sempre inseparabili, anche nei ritratti.
Di entrambi i generi (di cani) e della storia che li accomuna e li scopre simbolo di quel tempo, si parlerà in questa serata: è il mondo visto dai quattro zampe in base a documenti, libri, quadri e medaglie, di come seppero e sanno stare al fianco dell’umano che scelgono come compagno, nella buona e nella cattiva sorte, in battaglia o in poltrona, per sempre.

Martedì 19 agosto ore 21,30 “Intrigo internazionale a Sant’Elena. Un governatore, un medico e l’Imperatore”, di Peter Hicks, docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi.

Chi era Barry Edward O’Meara? Un medico irlandese.

Non uno qualunque, ma colui che curò l’Empereur sull’isola di Sant’Elena dall’agosto 1815 al luglio 1818, tre anni prima della sua morte. A quella non poté infatti assistere: fu cacciato prima.

Perché? Il governatore inglese dell’isola, Sir Hudson Lowe, lo riteneva troppo, pericolosamente, vicino al prigioniero. Il dottore, dal canto suo, ebbe a dire che il governatore gli aveva chiesto di accorciare i giorni del prigioniero, ritenuto troppo costoso ed ingombrante.

Barry Edward O'Meara

Barry Edward O’Meara

Chi aveva ragione? La stampa all’epoca si divise tra governativi e liberali, e ancora oggi, quel dibattito non si è ancora estinto, anche se spostato sul piano storico. Il professore inglese cercherà di fare luce su uno dei tanti nodi che legano la storia inglese a quella francese ed a quella europea e mondiale. Sullo sfondo, il tramonto di uno dei più grandi leader che la Storia abbia annoverato. E la sua, forse prematura (?), scomparsa.

Mercoledì 20 agosto ore 21,30, “Un regista alle prese con Napoleone. Abel Gance e il suo film leggendario”, di Pier Dario Marzi, grazie alla collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

“Napoleon” di Abel Gance non è soltanto un film, non è semplicemente un progetto cinematografico ambizioso: è qualcosa di più, che la storia del Cinema ancora ci consegna con i misteri e le leggende che ammantano ogni opera d’arte inimitabile che si rispetti. Per questo, l’ultima serata delle conversazioni si sofferma sulla genesi di questo capolavoro, indagando il rapporto tra il celebre regista, la sua visione e il mito di Napoleone, tanto grande che nell’impresa di un film su di lui si cimentò anche Kubrik, fallendo.

Abel Gance - scena da Napoléon

Abel Gance – scena da Napoléon

Gance è forse rimasto vittima del suo titanismo e della sua volontà di realizzare qualcosa di veramente memorabile, ma la sola avventura realizzativa di Napoleon merita di essere conosciuta con lo spirito con cui si affronta la trama di un romanzo che ha fatto la storia della letteratura. Questa serata dedicata al film francese del 1927 vuole ripercorrere tra scene, sequenze e aneddoti, questa Odissea organizzativa che ha portato alla realizzazione di uno dei pilastri della Settima Arte.