Un esordio illuminante! Appuntamento martedì 17 ottobre alle 18 nell’auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca

Un esordio illuminante! Martedì 17 ottobre alle 18 a ingresso libero, nell’auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca (piazza San Martino, 7), l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e il Ciscu organizzano un pomeriggio dedicato a Napoleone e alla prima Campagna d’Italia. Si presenta così al pubblico, per la prima volta nell’ambito del progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” ideato da Roberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno, un incontro esclusivamente incentrato su elementi strategici e militari della vicenda napoleonica.

Ne parlerà il Generale di Corpo d’Armata (ris.) Silvio Ghiselli, in collaborazione con il Colonnello (ris.) Vittorio Lino Biondi.

“…nelle più fertili pianure della Terra! Provincie ricche, città opulente cadranno in vostro potere… vi lascerete mancare il coraggio e la perseveranza?” (Napoleone – Correspondance Vol.I) Così Napoleone si rivolgeva a quell’Armata d’Italia che trovò sulle Alpi raffazzonata, disordinata e demotivata, ma che riuscì comunque a condurre alla conquista del Paese.

La risposta di quei soldati – anticipa il generale Ghiselli – è illustrata nella relazione e nelle bellissime immagini con cui presenteremo la campagna d’Italia che, condotta da un giovane generale francese di 27 anni, Napoleone Bonaparte, sarà decisiva anche per l’assetto del nostro Paese. Potremo vedere immagini, ricostruzioni e documenti di un anno, il 1796-1797, che sarà determinante nella Storia francese, italiana e europea. E potremo conoscere la descrizione degli aspetti umani, politici e militari che caratterizzeranno Napoleone alla guida dell’Armata, nonché evidenziare l’andamento della prima campagna  d’Italia, che si chiude con il trattato di Campoformio, quando Napoleone Bonaparte era giunto ormai in prossimità di Vienna. Non solo politica: nell’incontro conosceremo anche l’emozionante vicenda di un soldato accompagnato da una donna, Giuseppina, legata a lui da sentimenti che, pur altalenanti, rimarranno sempre immanenti e ricambiati”.

 

 

 —

Il progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” (https://napoleoneeilsuotempo.wordpress.com) è nato nel 2007 sulla scia del rinnovato interesse verso il periodo napoleonico lucchese e toscano, stimolato dalle mostre e dal lavoro realizzati a partire dal 2002 dalla dottoressa Roberta Martinelli a Palazzo Ducale, e comprende iniziative che si svolgono durante tutto l’anno in diversi luoghi della Toscana (Lucca, Livorno, Elba).

In questi anni ha preso vita una lunga collezione di eventi, tra cui si ricorda la mostra che Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli hanno curato ed allestito al Musée de l’Armée di Parigi, dal titolo “Avec Armes et bagages. Dans un mouchoir de poche” (26 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013; 238 oggetti esposti, con la partecipazione di 25 soggetti tra musei, biblioteche internazionali e raccolte private), nata in seguito alla mostra “Mito e Bellezza” (Lucca, 2009-2010), e che ha ispirato un nuovo filone di studi internazionali sul rapporto tra l’Imperatore e il costume.

Grazie agli studi inediti condotti in archivi italiani e francesi, recentemente è stato riportato all’aspetto originario il Palazzo dei Mulini di Portoferraio, reggia imperiale di Napoleone all’isola d’Elba, nella suddivisione degli spazi e nelle facciate che egli aveva voluto. L’intervento è oggetto del volume di Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli “Napoleone Imperatore, imprenditore e direttore dei lavori all’Isola d’Elba”, Gangemi 2014.

È stata presentata nel maggio 2015 all’Archivio di Stato di Lucca una preziosa scoperta tutta toscana: la cravate che l’Imperatore lasciò all’Elba, sul suo cuscino, la notte della fuga, mentre nel 2017 l’associazione ha presentato al pubblico due frammenti di tessuto ricamato del tempo di Elisa e Napoleone, di committenza principesca. Sempre del 2017 la collaborazione con il Centro studi Luigi Boccherini per un omaggio al musicista lucchese e alla sua musica per il ballo del Fandango, e la tavola rotonda in preparazione del VII Forum Consultivo degli Itinerari Culturali del Consiglio D’Europa “I Bonaparte a Lucca e in Toscana: i percorsi napoleonici fra storia, turismo ed enologia”.

Annunci

Bagni di terra e non solo…

Il turismo balneare tra il XVIII e il XIX secolo coinvolse non soltanto le località marine ma anche quelle di terra, ovvero le terme.
Conosciute sin dall’epoca romana e frequentate da personaggi illustri della storia italiana ed europea, da Matilde di Canossa a Michel de Montaigne, Gabriele Falloppio e Francesco Redi, le Terme di Bagni di Lucca raggiungono l’apice della fama con Elisa Baciocchi.
La principessa di Lucca e Piombino seppe sfruttare la località termale, unendo ai benefici delle acque solfato- bicarbonato-calciche, dallo straordinario potere curativo e rigenerante, che sgorgano a 54° gradi dalla sorgente principale del “Doccione”, innumerevoli occasioni mondane grazie soprattutto all’attività del gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo non era estraneo in questa amena località situata fra i monti della Garfagnana, fu la Grancontessa Matilde di Canossa durante il suo regno a legalizzare il gioco nel piccolo centro urbano per sostenere le spese di accoglienza dei viandanti che usufruivano gratuitamente dei bagni termali. Nel XVIII secolo un decreto della Repubblica di Lucca legalizzava il gioco d’azzardo all’interno degli stabilimenti termali.
Tra i vari giochi praticati a Bagni di Lucca, sappiamo che ebbe notevole successo il “Biribisso”, prototipo seicentesco della moderna roulette, vietato in molte città d’Europa in quanto considerato causa della rovina di nobili e non solo.
Sfruttando la fama del luogo, Elisa Baciocchi attuò un processo di restauro e rinnovamento della località. Lo scopo era quello di sfruttare al meglio le proprietà benefiche del luogo secondo i più recenti ritrovati della scienza medica e al contempo renderlo luogo di svago per i nobili e viaggiatori che transitavano nella zona, seguendo l’esempio delle terme inglesi di Bath.


Il processo di rinnovamento dei Bagni continuò anche dopo il regno di Elisa, nel 1820 si iniziò ad usufruire dei fanghi termali.
Il binomio cure termali-gioco d’azzardo continuerà finchè nel 1837 Carlo Ludovico Di Borbone farà costruire su progetto di Giuseppe Pardini il moderno Casinò Reale in località Ponte al Serraglio.
Il principe di Metternich, Vittorio Emanuele I, Luigi Napoleone futuro Napoleone III a Rossini, i Demidoff, Heine, Byron, Shelley, Dumas, solo per citare alcuni, furono gli illustri ospiti che di quì passarono e soggiornarono.
L’edificazione del Casinò ed una moderna gestione delle entrate accompagnata da una innovativa promozione turistica fece si che Bagni di Lucca diventasse una delle località termali e mondane più in voga nell’Italia del XIX secolo, descritta da molti dei suoi illustri ospiti come un paradiso per il corpo e lo spirito.

Tutti al mare!

Intorno al XVIII secolo le classi dominanti d’Europa iniziarono ad apparire sulle zone costiere come villeggianti. Inghilterra, Germania e Francia del Nord furono le prime località in cui si sviluppò il turismo estivo che ricercava zone ventose, fresche e con un’elevata concentrazione salina nell’aria. Questi fattori funzionarono da calamita per i nobili alla continua ricerca di benessere e salute per se stessi e per la propria famiglia.

L’alba del turismo balneare giunse quando, per curare sinusiti, raffreddori e mali urbani, i medici consigliarono terapie a base di “aria di mare” considerata balsamica e terapeutica per le patologie causate dalla vita urbana. Il buono stato di salute e l’animo temprato dal mare di pescatori e abitanti dei litorali, già noti ai tempi di Ippocrate, furono il pretesto principale per la rivalutazione delle coste e dei litorali. La popolazione locale si attivò, adocchiando la possibilità di guadagno nell’affitto delle proprie stanze o abitazioni ai villeggianti, adattandosi così alla presenza dei turisti e alle loro necessità. Gli alloggi erano affittati o ceduti in base alla disponibilità e alla richiesta. In questo modo il pescatore si convertì professionalmente gestendo le prime locande, oppure si dedicava al commercio di souvenir quali conchiglie, pesci, modelli di navi e scialuppe, tutto quello che potesse ricondurre al mare e alla località turistica, diventando il pioniere di una nuova economia. La Toscana non fu da meno, quando intorno alla fine del XVIII secolo località come Livorno divennero meta del turismo marittimo aristocratico essenzialmente per la salubrità dell’aria che si respirava nei dintorni della città. Proprio a Livorno Carlo Goldoni vi ambientò la “Trilogia della Villeggiatura” mentre lo scrittore Tobias Smollett trascorse a Villa Gamba l’ultimo periodo della sua vita. Sempre a Livorno, nel 1803 Maria Luisa di Borbone, infanta di Spagna che come ben sappiamo diventerà reggente della corona d’Etruria, poi duchessa di Lucca, si farà scavare una vasca naturale nella scogliera dei Mulinacci, vicino a Porta a Mare, che diventerà lo Scoglio della Regina. Nel 1810 la Granduchessa di Toscana Elisa Baciocchi, si farà costruire una cabina personale proprio lungo la Via dei Cavalleggeri, la lunga strada litoranea che da Livorno attraversa Piombino, il Golfo di Baratti giù fino all’Argentario; “dove le acque sono più vive e meglio battute”.

Nel 1816 arriverà a Livorno anche Maria Luisa d’Austria, ex moglie di Napoleone ed ex regina di Francia sotto il falso nome di contessa di Colorno insieme al suo nuovo fidanzato, il barone Neipperg. Tra gli altri nomi celebri che frequentarono la città e il suo mare ricordiamo Mary e Percy Bysshe Shelley, Ludwig Tieck, Bertel Thorvaldsen e George Gordon Byron che aveva la sua villa proprio su colle di Montenero. Il successo di Livorno continuerà per il resto del secolo. Nel 1835 vengono costruiti i famosi Casini di Ardenza e vengono sviluppati i viali a mare.
Nel 1840 vengono costruiti da Giuseppe Santi Palmieri, i bagni “Acquaviva” vicino all’Ardenza.
Nel 1846, poco distanti dagli Acquaviva, verranno costruiti i Bagni Pancaldi, edificati da Vincenzo Pancaldi sulla punta estrema della antica Cala dei Cavalleggeri, frequentata da Granduca Leopoldo II di Lorena.
Nel 1870 i Pancaldi ottenero il titolo di Bagni Regi per le frequenti visite del Principe Amedeo di Savoia e della consorte Maria Vittoria.

Le due strutture verranno in seguito unite nel 1924 creando  il complesso che l’Indicatore Tascabile del 1925 ricorda come Lo stabilimento più grandioso del mondo.
Il bagno di mare, fino ad allora utilizzato a scopo terapeutico e solo per immersione, diventerà un esercizio natatorio per mantenersi in salute e un’interessante occasione per incontri mondani.

Bagni, cappelli ed esili: ecco le Conversazioni Napoleoniche 2017

LUCCA – Bagni di terra e di mare, cappelli che sono diventati mito e il mito dell’esilio, al tempo di Napoleone e Elisa. Ecco gli argomenti dell’undicesima edizione delle Conversazioni Napoleoniche, appuntamento culturale dell’agosto lucchese che si svolge nell’ambito del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno.

Appuntamento lunedì 21, martedì 22 e mercoledì 23 agosto al fresco del chiostro di San Micheletto (centro storico, Lucca), sempre alle 21,30 a ingresso libero, per tre incontri che presenteranno aspetti inediti frutto di costanti ricerche negli archivi lucchesi e francesi sulle tematiche del costume e del “mito” dell’imperatore e della famiglia, e sulle tracce lasciate dalla loro presenza a Lucca e in Toscana.

L’iniziativa è stata presentata alla stampa dall’assessore alla cultura del Comune di Lucca, Stefano Ragghianti, da Vittorio Armani, in rappresentanza della Fondazione Crl, e da Roberta Martinelli, ideatrice del progetto, insieme ai relatori Velia Gini Bartoli, Simonetta Giurlani Pardini e Pier Dario Marzi.

Prosegue l’indagine sul ruolo di Elisa Bonaparte Baciocchi come precorritrice dei tempi, nel campo della salute e dell’utilizzo della mondanità come luogo di costruzione del consenso, nella conversazione di lunedì 21 agosto tenuta da Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini. E sempre di arte di costruire il consenso si parla, martedì 22 con Peter Hicks della Fondation Napoléon di Parigi: l’incontro dal titolo Il cappello di Napoleone. Nascita di un’immagine progettata per diventare mito” darà risposte alle domande: come mai Napoleone decise di presentarsi sempre con un determinato “brand”? Quando e perché scelse di indossare il cappello, trasformandolo in un vero e proprio mito? Mercoledì 23 Pier Dario Marzi, grazie alla collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, affronterà gli esili che hanno caratterizzato la vita di Napoleone, per come li ha visto il cinema, con la visione di spezzoni di film a lui dedicati.

Le conversazioni del 2017 hanno ricevuto l’accredito della Fondation Napoléon e del Souvenir napoléonien di Parigi, che ne hanno divulgato il programma sui loro siti seguiti da centinaia di migliaia di appassionati.

Come di consueto, tutti sono invitati ad unirsi alle serate per scoprire atmosfere e curiosità del passato gustando anche qualcosa di fresco, gentilmente offerto dalla Pasticceria Pinelli, sponsor dell’iniziativa

 

Il programma nel dettaglio

Lunedì 21 agosto alle 21,30: “Bagni di terra, bagni di mare. Essere e benessere al tempo di Napoleone”. Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini parleranno della rinnovata importanza delle acque per la salute e il benessere, e della mondanità che si sviluppa a partire dai luoghi consacrati al “salus per aquam”.
Nella prima parte della conversazione, l’architetto Gini Bartoli parlerà dell’arrivo a Livorno, nelle estati di fine Settecento, della parte mondana della Toscana granducale che risiedeva nelle importanti ville di Montenero, ma non solo, e della prima bagnante particolarmente nota: Maria Luisa, infanta di Spagna. In seguito, la reggente della corona d’Etruria, poi duchessa di Lucca, nel 1803 si farà scavare a colpi di piccone una vasca naturale nella scogliera dei Mulinacci, vicino a Porta a Mare, che da quel momento si chiamerà Scoglio della Regina. Nel 1810 sarà Elisa Baciocchi, granduchessa di Toscana, a farsi costruire una cabina personale proprio sulla spiaggia della Cala dei Cavalleggeri, “dove le acque sono più vive e meglio battute”. Infine, nel 1816 arriverà a Livorno anche Maria Luisa d’Austria, ex moglie di Napoleone ed ex regina di Francia (ora in incognito come contessa di Colorno) in compagnia del fidanzato barone Neipperg. Il bagno di mare, fino ad allora utilizzato a scopo terapeutico e solo per immersione, diventerà un esercizio natatorio per mantenersi in salute ma, soprattutto, un’interessante occasione per fare sfoggio di mondanità.
Nella seconda parte, Simonetta Giurlani Pardini racconterà il rapporto fra mondanità e frequentazione dei bagni di terra: le terme. Prima della Rivoluzione, la città di Parigi possedeva 9 bagni pubblici, molto frequentati ma anche molto lontani dagli standard che offriranno quelli di inizio Ottocento, che erano invece nuovi, elegantissimi stabilimenti termali fra cui il famoso Bains Vigier. Con l’epoca napoleonica, oltre all’affermazione di un nuovo concetto d’igiene in cui l’acqua viene scoperta potente alleata per la salute, i bagni termali assumeranno anche un ruolo diverso, di luoghi di mondanità. A bordo vasca delle più famose stazioni, come  Vichy o Plombieres, oltre che a Parigi, da allora in poi si ritroverà infatti il bel mondo europeo, magari per partecipare a un “bagno nuziale”, il “moderno” addio al celibato. Anche per Elisa Bonaparte divenne consuetudine giovarsi dei benefici delle acque termali di Bagni di Lucca, dove come in ogni altro luogo termale venivano organizzate numerose serate di svago. Tra le attività previste, il gioco delle carte: oltre alle nuove regolamentazioni sul gioco, Napoleone si preoccupò anche di commissionare al pittore David una nuova grafica per le carte da gioco, i cui requisiti dovevano essere l’eleganza dei disegni e una lavorazione che le rendesse difficilmente riproducibili, per evitare le frodi.

Martedì 22 agosto alle 21,30: il docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi, Peter Hicks, racconterà Il cappello di Napoleone. Nascita di un’immagine progettata per diventare mito”.
Quando, Napoleone, ha adottato il suo celebre cappello? E perché ha deciso di indossarlo “nel modo sbagliato”? Si trattava sempre dello stesso cappello? Possiamo parlare di una “politica del cappello”?
Ben prima dell’ossessione moderna per il “brand”, Napoleone creò per sé un’identità visiva inimitabile e inconfondibile, soprattutto attraverso il suo modo di vestire, il “look”, diremmo oggi. Questa identità visiva gli serviva a confortare la sua ambizione ossessiva, suo appetito enorme per il lavoro e un bisogno quasi patologico di comunicare al mondo la storia della sua vita e delle sue azioni. Napoleone era soprattutto ossessionato dal potere: diceva che lo usava come un virtuoso suona suo violino. Significative, in questo senso, sono le parole di Napoleone stesso sul tema dell’aspetto, come riportate dal suo primo segretario, Bourrienne: “Devi parlare agli occhi della gente. Il capo del governo deve attirare lo sguardo di ognuno, in ogni modo possibile.”  Quintessenza del “brand” napoleonico, più del famosi cappotto, dell’uniforme del colonnello con la mano nella giacca, era il suo cappello.
Eppure, esistono poche prove  che mostrerebbero la manipolazione di Napoleone della sua immagine. Stranamente, pochi hanno scritto sul soggetto: motivo in più per affrontare un argomento che, ancora, può rivelarci l’uomo.. e il mito. 

Mercoledì 23 agosto alle 21,30 Pier Dario Marzi, grazie alla collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, affronterà il tema Fu vera gloria? Fra epica e malinconia, il cinema racconta gli esili di Napoleone”.
La vita di Napoleone è stata, se guardata da un certo punto di vista, un lungo ed indefinito esilio, che l’imperatore francese in parte si impose ed in parte subì. La morte a Sant’Elena non fu che l’ultimo episodio di questa vita errante conclusa con l’esilio definitivo in un’isola fuori dal mondo. Ma non si possono dimenticare i 100 giorni all’isola d’Elba e gli altri esili (a partire da quello dall’isola natia nato con una leggendaria e rocambolesca fuga) più o meno voluti e cercati (le stesse campagne militari interminabili viaggi lontani da casa e dalla patria).
Il cinema ha raccontato Napoleone nel suo vagare per il mondo accentuando ora l’elemento malinconico, ora  quello epico e quello drammatico del titano costretto alla fuga e alla solitudine. Una carrellata di sequenze tratte da pellicole delle diverse età del cinema ci riproporrà l’immagine di un Napoleone più intimo ed introspettivo di quello che l’agiografia del condottiero ha teso ad oscurare.

I Bonaparte a Lucca e in Toscana fra storia, turismo ed enologia – tavola rotonda lunedì 3 luglio 2017 a Palazzo Ducale

“I Bonaparte a Lucca e in Toscana”: i percorsi napoleonici fra storia, turismo ed enologia. Lunedì 3 luglio dalle 10 alle 13 a Palazzo Ducale (Sala Accademia II – Lucca), si parlerà delle tracce che i napoleonidi hanno lasciato in tutta la regione, nella tavola rotonda organizzata dall’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” in collaborazione con Fondazione Campus, nell’ambito dei progetti che rientrano nei protocolli stretti con Provincia di Lucca e i Comuni di Lucca, Massarosa, Capannori, Viareggio, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Il passaggio dei Napoleonidi in Toscana ha profondamente segnato una vasta area, attraverso innovazioni urbanistiche, tecniche, botaniche, sanitarie. Questi luoghi, a chi sa leggere questa storia, parlano di un periodo così innovativo da caratterizzare ancora oggi il nostro modo di vivere e produrre oggi. Questo vale non solo per luoghi di riferimento storico più rilevante, come Lucca e l’Isola d’Elba, ma anche per spazi da scoprire e riscoprire, come la cantina Petra a Suvereto, che sorge su quei terreni oggi celebri per la produzione vinicola, terreni che la stessa Elisa scelse per impiantare vitigni.

Una rilettura della Toscana, quindi, che intreccia storia e cultura, per far scoprire e riscoprire anche ai turisti la nostra regione, i nostri itinerari e percorsi.

L’incontro è realizzato in preparazione del VII Forum Consultivo degli Itinerari Culturali del Consiglio D’Europa, e dopo i saluti istituzionali vedrà gli interventi di Alberto D’Alessandro, direttore organizzativo del VII Forum degli Itinerari Culturali di Lucca; Roberta Martinelli, presidente dell’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”; Enzo Ercolino, direttore di Cantina Petra (Suvereto); Silvia Ghirelli, Hospitality Manager Cantina Petra; Paolo Tomei, botanico e docente dell’Università di Pisa; Paola Taddeucci, giornalista. Modera Enrica Lemmi, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice Area Turismo della Fondazione Campus. Saranno presenti anche i dirigenti dei settori cultura e turismo delle Istituzioni coinvolte nel progetto.

Boccherini, Mendelssohn e i Bonaparte: domenica 28 maggio a Lucca due eventi a ingresso libero

Si celebra domenica 28 maggio 2017 la terza edizione dell’Omaggio a Luigi Boccherini, ricorrenza della morte del compositore avvenuta a Madrid il 28 maggio 1805. Sono due gli eventi a ingresso libero organizzati dal Centro studi Luigi Boccherini in collaborazione con l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Luigi Boccherini”.

Il programma inizia alle 17 nella Chiesa di San Francesco (piazza San Francesco, Lucca) con un evento dedicato in particolare al rapporto fra il compositore lucchese e la famiglia Bonaparte.
In apertura, “Luigi Boccherini, La bona notte” eseguita da Dawon Ghang e Tomaso Bruno violini (a cura dell’Istituto Superiore di Studi musicali «Luigi Boccherini»); a seguire, l’esecuzione del Fandango scritto da Boccherini durante il periodo in cui era a Madrid.
Romina Pidone e Alessandro Ciardini, danzatori, daranno corpo alla musica eseguita dal Quintetto dell’orchestra Sinfonica Florentia con Kevin Mucaj al violino primo, Neri Nencini al violino secondo, Khulan Ganzorig alla viola, Stefano Aiolli al violoncello e Luca Scofano alla chitarra. Gli interventi introduttivi sono a cura di Gabriella Biagi Ravenni (Università di Pisa – Centro studi Luigi Boccherini) e Velia Gini Bartoli (associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”). Gli abiti dei danzatori sono stati appositamente realizzati da Margarita Martinez, organizzatrice di eventi napoleonici a livello internazionale.

“Questa iniziativa si inserisce fra quelle che abbiamo voluto per ricordare i duecento anni dell’avvicendarsi di Maria Luisa di Borbone a Elisa Bonaparte al governo della città – è il commento di Roberta Martinelli, presidente dell’associazione ‘Napoleone e Elisa: da Parigi alla Toscana’ -. Boccherini ebbe rapporti con la famiglia Bonaparte durante la sua permanenza a Madrid: nel 1801 Napoleone inviò infatti il fratello Luciano in Spagna per concludere un accordo diplomatico (trattato di Aranjuez) con Carlo IV in funzione della nascita del Regno di Etruria. In questo periodo Boccherini, che aveva un legame stretto con la famiglia Bonaparte, fu sostenuto per due anni nel suo lavoro di compositore”.

La giornata si conclude alle 21 all’auditorium dell’Istituto Superiore di Studi musicali «Luigi Boccherini» (piazza del Suffragio, Lucca), con il concerto “Boccherini ‘parruccone’” organizzato dal Centro Studi Luigi Boccherini in collaborazione con l’Istituto e con l’accademia Nazionale di Santa Cecilia. In programma musiche di Boccherini e Mendelssohn eseguite dai Solisti dell’accademia Nazionale di Santa Cecilia Matteo Bovo (violino), Francesco Marini (violoncello), Stefano Ruiz De Ballesteros (pianoforte). Intervento introduttivo a cura di Marco Mangani (Università di Ferrara – Centro studi Luigi Boccherini).

Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Per informazioni: Centro studi Luigi Boccherini | telefono 0583 469225, centrostudi@luigiboccherini.it , www.luigiboccherini.it

 

Nota sul Fandango
“Il Fandango – spiega l’insegnante di danza Romina Pidone – è uno dei più suggestivi balli di corteggiamento. La sua origine è incerta. Secondo alcune fonti, sarebbe stato introdotto in Spagna dai Mori, mentre nel Diccionario de Autoritades, all’inizio del 1700, se ne parla come baile importato dal Sudamerica. La cosa certa è che la sua fama in Spagna inizia nel secolo XVII nelle varie forme di rondena, malaguena, castellana, murciana etc.. e che, nel 1723, compare come ballo nell’intermezzo (entremés) della commedia teatrale Novio de la aldeada. I viaggiatori che attraversano la Spagna tra il XVII e XVIII esportano l’immagine di lussuria e passionalità proprie delle forme di spettacolo iberiche. Tale immagine, soprattutto nell’ultima decade del ‘700, non era gradita dalla monarchia e dal clero spagnoli impegnati ad arginare le testimonianze di questi “curiosi impertinenti” attraverso un genere di spettacolo molto casto (casticistas). Nonostante tutto, i ritmi passionali del fandango e di altri baile, verranno esportati e influenzeranno le coreografie dei grandi balletti ottocenteschi. Questa moda per tutto quanto era spagnolo, risvegliata dalle guerre napoleoniche, durerà all’incirca fino alla prima decade del 1800.
Nell’ultimo ventennio del 1700 la danza, con i suoi ritmi più popolari che riscuotono grande successo insieme agli entremes comici nelle commedie teatrali, inizia a subire una stilizzazione delle forme divenendo danza colta e prendendo il nome di “Escuela Bolera”. Così, molti balli spagnoli, tra cui il fandango, si ornano di passi di tecnica classica accademica, mantenendo però lo stile iberico con il caratteristico movimento delle braccia, le inclinazioni della testa, le tipiche torsioni del busto e con l’accompagnamento delle nacchere”.

Ricami imperiali. Ritrovati due frammenti di preziosi tessuti di epoca napoleonica

Due frammenti di tessuto ricamato del tempo di Elisa e Napoleone. Sono apparsi recentemente sul mercato antiquario ed appartengono oggi alla collezione dell’antiquaria Renata Frediani. Grazie alla disponibilità della direttrice del Museo nazionale di Palazzo Mansi, Rosanna Morozzi, l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” ha potuto presentare al pubblico i “Ricami imperiali” mercoledì 15 marzo nella sede museale, in un incontro molto apprezzato e partecipato cui è intervenuto anche il sindaco Alessandro Tambellini. Dopo l’introduzione della direttrice Morozzi, e della presidente dell’associazione Roberta Martinelli, la parola sui frammenti è passata al maggior esperto a livello mondiale delle arti decorative di epoca napoleonica, Bernard Chevallier, e alla ex direttrice del Museo Napoleonico di Roma, Giulia Gorgone.

Resteranno esposti al Museo Nazionale di Palazzo Mansi fino a sabato 18 marzo.

 

Relazione stesa da Bernard Chevallier, direttore onorario dei musei di Malmaison e Bois-Préau, specialista di arredi e oggetti d’arte del Primo Impero, che ci guiderà alla scoperta di preziosi documenti tessili dei primi anni dell’Ottocento.

La provenienza dei due magnifici frammenti di tessuto ricamato, apparsi recentemente sul mercato antiquario, purtroppo non è conosciuta ma è indubbio che sono vicini alle più belle produzioni tessili del Primo Impero che Elisa Bonaparte faceva venire a Lucca durante il suo Principato.

Numero 1
Il più piccolo dei due frammenti di tessuto ricamato misura 25 cm in altezza e 99 cm in lunghezza. Potrebbe essere una bordura per un abito o un mantello di corte; il tessuto utilizzato è il tulle in seta, in esso grandi motivi come spighe di grano, piccoli fiori e rami sono ricamati con lamine d’argento. Le lamine d’oro e d’argento che si utilizzavano a Lucca o a Firenze provenivano da Parigi. Esse erano inviate regolarmente a Elisa dalla sua dama d’onore, la contessa de Laplace, nata Marie-Anne-Charlotte Courty, moglie del celebre astronomo, matematico e fisico Pierre-Simon de Laplace.  Queste spedizioni sono menzionate nella sua corrispondenza con la principessa. A cominciare dal 15 settembre 1807 fino al 13 agosto 1808, infatti, le sue lettere citano spesso gli invii a Lucca di lamine d’oro (opaco e lucido), di lamine d’argento, di canutiglia in oro. 

Il ricamo di questa bordura richiama il mantello di corte appartenuto all’imperatrice Joséphine, conservato alla Malmaison le cui broderies sono eseguite con la stessa tecnica, utilizzando lamine d’argento a sinistra e d’argento a destra. Queste affinità dimostrano che il nostro tessuto è frutto di una committenza principesca. Un’altra rispondenza si riscontra con l’abito di corte appartenuto ad Hortense de Beauharnais (Malmaison) i cui ricami fatte con lamine d’argento sono vicini a quelle della bordura presentata qui per la prima volta.

Le lamine, necessarie per i ricami sugli abiti di corte che indossavano l’Imperatrice o le principesse della Famiglia Imperiale in occasione delle cerimonie ufficiali, erano fornite dalla corporazione dei fabbricanti di galloni, dei fabbricanti di passamanerie, di frange che completava quella dei ricamatori. L’Almanacco del commercio di Parigi per l’anno 1805 repertoriò 26 ricamatori, 40 fabbricanti di frange, 16 fabbricanti di passamanerie, 1 produttore di ciniglia, 1 di “poil de chèvre”, 1 ricamatore e applicatore. Le lamine venivano utilizzate, anche se più raramente, per i tessuti d’arredamento come aveva voluto l’imperatrice Joséphine per la sua camera da letto alla Malmaison.

Le toilettes che prevedevano ricami in oro o argento costavano delle cifre esorbitanti; nel 1808, in occasione del matrimonio di M.lle Tascher de la Pagerie con il duca d’Arenberg, il Grand maréchal du palais, Duroc, incarica Desmaisons di visitare le case di moda parigine per procedere al più presto all’acquisto degli abiti per le nozze. Dopo vari sopralluoghi, Desmaisons informa Duroc che si era dovuto rivolgere a Lenormand per gli alti costi preventivati dal sarto Leroy. Aveva scelto per la sposa una superba “grande robe” ricamata con lamine d’argento molto adatta alla cerimonia del matrimonio, per la quale aveva concordato un prezzo di 4.500 franchi; un vestito corto in tulle e lamine d’argento disposte a losanga, il cui costo era di 1.200 franchi; un abito di satin bianco con ricami in perle sarebbe costato 600 franchi. Desmaisons si dichiarava compiaciuto per essere riuscito ad acquistare, grazie ai prezzi ragionevoli di Lenormand, tre abiti molto eleganti risparmiando ben 2.400 franchi sulla spesa preventivata da Leroy; la sua soddisfazione maggiore derivava dal fatto che non aveva superato il budget fissato dall’Imperatore! La boutique di Lenormand, Au grand turc, era situata a rue Saint-Honoré 248. Il sarto era accreditato presso Sa Majesté l’imperatrice et Reine della quale era fornitore. Era stato fornitore della corte della regina Marie- Antoinette; nel suo magazzino era possibile trovare ogni tipo di seta e di merletti provenienti da Bruxelles nonché tutte le novità in fatto di moda.

Il suo concorrente più celebre era Louis-Hippolyte Leroy; oltre alle principesse e alle “marescialle” questi forniva soprattutto Joséphine che spendeva nel sua atelier delle somme considerevoli scatenando la collera di Napoleone. Anche la duchessa d’Abrantès si rivolgeva a Leroy per le sue toilettes; quando fu presentata a corte si era fatto confezionare tre abiti, tutti e tre ricamati, due con lamine d’oro e uno con lamine d’ argento.

Leroy era anche fornitore di Elisa Bonaparte, come si evince in numerose pagine del libro dei conti del celebre marchand de modes. Non era però il fornitore eslusivo della sovrana che acquistava i suoi abiti soprattutto da Madame Raimbaud, sua “couturière attitrée” con negozio al n.4 di rue de Ménars. A madame Raimbaud, che aveva collaborato con Leroy in occasione del Sacre, si rivolgeva la contessa de Laplace nel momento in cui doveva spedire le toilettes, destinate a Elisa, a Lucca e poi a Firenze.

Numero 2
Il secondo frammento è un po’ più grande del primo poiché misura cm 120 x 110. La sua conformazione farebbe pensare al davanti di un abito anche per la forma triangolare del ricamo eseguito con fili d’argento su tulle. Il ricamo ha delle affinità con quello eseguito su un altro traine di corte appartenuto all’imperatrice Joséphine.

Sulla tipologia dei ricami si era pronunciato il Cerimoniale dell’Impero francese pubblicato nel 1805; in esso veniva precisato che per l’abbigliamento di corte dell’Imperatrice: “L’abito e il mantello saranno ornati su tutta la superficie e in basso, da un ricamo, in seta, argento o oro, il cui disegno sarà libero, o da una frangia, o contemporaneamente da una frangia e da ricami”. L’altezza del ricamo, negli abiti delle dame ammesse a corte, non doveva superare i 10 centimetri. Più libertà veniva concessa ai ricami sugli scialli che non erano sottomessi a questi regolamenti, così pignoli.

 

Relazione di Giulia Gorgone, già direttrice del Museo Napoleonico di Roma
La moda, sia femminile che maschile, raggiunse in Francia durante il periodo del Primo Impero un grado elevato di raffinatezza e sontuosità sia per i pregiati tessuti impiegati (velours, satin, seta,tulle) sia per i ricami in oro e argento che li impreziosivano. La moda Impero si affermò anche nei regni annessi da Napoleone in Italia come il Principato di Lucca e poi il Granducato di Toscana, il Regno di Napoli, il Regno d’Italia dove regnarono rispettivamente Elisa Bonaparte, Julie Clary e Carolina Bonaparte, Amalia di Baviera vice-regina d’Italia.

Gli abiti e i mantelli che le sovrane e le dame delle loro corti indossavano, così come gli scialli, i merletti, i guanti, i mouchoirs, le scarpe e tutti gli altri accessori provenivano da Parigi, indiscutibile capitale della moda europea. Anche Elisa Bonaparte, principessa di Lucca e Piombino dal 1805 al 1808 e poi Granduchessa di Toscana dal 1809 al 1814, si rivolse ai fornitori francesi non solo per il suo abbigliamento ma anche per quello della piccola Napoleona. Interessanti testimonianze in tal senso ci vengono fornite dalla corrispondenza intercorsa tra Elisa e la sua dama d’onore, la contessa de Laplace, negli anni dal 1806 al 1810. Le lettere che Madame de Laplace scrisse alla sua sovrana, conservate all’Archivio di Stato di Lucca e pubblicate da Paul Marmottan nel 1897, documentano in modo inequivocabile che in quegli anni furono numerosi e sistematici gli invii da Parigi, a Lucca e poi a Firenze, non solo di abiti di corte o da giorno già confezionati dai sarti parigini accreditati a corte come Leroy e madame Raimbaud, ma anche di boîtes e casse contenenti il necessario per preziosi ricami come le lamelle in oro e argento e la canutiglia in oro. La fornitura di tale materiale sembrerebbe più cospicua tra il settembre del 1807 e l’agosto 1808 e potrebbe far ipotizzare che Elisa, spinta anche dalla volontà di promuovere a Lucca attività artigianali, facesse eseguire i ricami sui suoi abiti anche da ricamatrici locali. Il ricamo veniva effettuato su tessuti consistenti come il velours (impiegato per confezionare i mantelli), la seta, il raso, ma anche sul tulle creando in questo caso particolari effetti di leggerezza ed eleganza. Gli abiti in tulle ricamato con lamelle in oro e argento erano molto apprezzati dall’imperatrice Joséphine e in seguito anche dalla seconda moglie di Napoleone, Maria Luisa. Proprio madame de Laplace, in una lettera del 18 febbraio 1807 ad Elisa, descriveva un “abito di tulle ricamato interamente in argento, con una bordura con papaveri, lilla e rose ricamati in ciniglia”, indossato mirabilmente dall’imperatrice Joséphine in un’occasione ufficiale. La dama d’onore di Elisa, che prestava servizio prevalentemente a Parigi, riferiva costantemente alla principessa delle toilettes indossate dall’imperatrice e dalle donne della Famiglia Imperiale descrivendole con gusto e competenza; la informava inoltre di ogni novità in fatto di moda invitandola a prenderne spunto per il suo guardaroba. Particolarmente apprezzati da madame Laplace erano gli abiti di Carolina, in quel momento a Parigi come granduchessa di Clèves e Berg, che il 5 marzo 1807, in occasione del “cercle” negli appartamenti dell’Imperatrice, indossava “un abito rosa ricamato in argento”. Joséphine invece esibiva un abito ricamato in acciaio.

Alla luce di queste informazioni preziose, i due preziosi ricami che vengono presentati per la prima volta in questa occasione, assumono una ben precisa connotazione sia storica che artistica e aprono nuove strade per uno studio più approfondito sulla loro provenienza e su un eventuale loro rapporto con altri manufatti conosciuti.