Ricami imperiali. Ritrovati due frammenti di preziosi tessuti di epoca napoleonica

Due frammenti di tessuto ricamato del tempo di Elisa e Napoleone. Sono apparsi recentemente sul mercato antiquario ed appartengono oggi alla collezione dell’antiquaria Renata Frediani. Grazie alla disponibilità della direttrice del Museo nazionale di Palazzo Mansi, Rosanna Morozzi, l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” ha potuto presentare al pubblico i “Ricami imperiali” mercoledì 15 marzo nella sede museale, in un incontro molto apprezzato e partecipato cui è intervenuto anche il sindaco Alessandro Tambellini. Dopo l’introduzione della direttrice Morozzi, e della presidente dell’associazione Roberta Martinelli, la parola sui frammenti è passata al maggior esperto a livello mondiale delle arti decorative di epoca napoleonica, Bernard Chevallier, e alla ex direttrice del Museo Napoleonico di Roma, Giulia Gorgone.

Resteranno esposti al Museo Nazionale di Palazzo Mansi fino a sabato 18 marzo.

 

Relazione stesa da Bernard Chevallier, direttore onorario dei musei di Malmaison e Bois-Préau, specialista di arredi e oggetti d’arte del Primo Impero, che ci guiderà alla scoperta di preziosi documenti tessili dei primi anni dell’Ottocento.

La provenienza dei due magnifici frammenti di tessuto ricamato, apparsi recentemente sul mercato antiquario, purtroppo non è conosciuta ma è indubbio che sono vicini alle più belle produzioni tessili del Primo Impero che Elisa Bonaparte faceva venire a Lucca durante il suo Principato.

Numero 1
Il più piccolo dei due frammenti di tessuto ricamato misura 25 cm in altezza e 99 cm in lunghezza. Potrebbe essere una bordura per un abito o un mantello di corte; il tessuto utilizzato è il tulle in seta, in esso grandi motivi come spighe di grano, piccoli fiori e rami sono ricamati con lamine d’argento. Le lamine d’oro e d’argento che si utilizzavano a Lucca o a Firenze provenivano da Parigi. Esse erano inviate regolarmente a Elisa dalla sua dama d’onore, la contessa de Laplace, nata Marie-Anne-Charlotte Courty, moglie del celebre astronomo, matematico e fisico Pierre-Simon de Laplace.  Queste spedizioni sono menzionate nella sua corrispondenza con la principessa. A cominciare dal 15 settembre 1807 fino al 13 agosto 1808, infatti, le sue lettere citano spesso gli invii a Lucca di lamine d’oro (opaco e lucido), di lamine d’argento, di canutiglia in oro. 

Il ricamo di questa bordura richiama il mantello di corte appartenuto all’imperatrice Joséphine, conservato alla Malmaison le cui broderies sono eseguite con la stessa tecnica, utilizzando lamine d’argento a sinistra e d’argento a destra. Queste affinità dimostrano che il nostro tessuto è frutto di una committenza principesca. Un’altra rispondenza si riscontra con l’abito di corte appartenuto ad Hortense de Beauharnais (Malmaison) i cui ricami fatte con lamine d’argento sono vicini a quelle della bordura presentata qui per la prima volta.

Le lamine, necessarie per i ricami sugli abiti di corte che indossavano l’Imperatrice o le principesse della Famiglia Imperiale in occasione delle cerimonie ufficiali, erano fornite dalla corporazione dei fabbricanti di galloni, dei fabbricanti di passamanerie, di frange che completava quella dei ricamatori. L’Almanacco del commercio di Parigi per l’anno 1805 repertoriò 26 ricamatori, 40 fabbricanti di frange, 16 fabbricanti di passamanerie, 1 produttore di ciniglia, 1 di “poil de chèvre”, 1 ricamatore e applicatore. Le lamine venivano utilizzate, anche se più raramente, per i tessuti d’arredamento come aveva voluto l’imperatrice Joséphine per la sua camera da letto alla Malmaison.

Le toilettes che prevedevano ricami in oro o argento costavano delle cifre esorbitanti; nel 1808, in occasione del matrimonio di M.lle Tascher de la Pagerie con il duca d’Arenberg, il Grand maréchal du palais, Duroc, incarica Desmaisons di visitare le case di moda parigine per procedere al più presto all’acquisto degli abiti per le nozze. Dopo vari sopralluoghi, Desmaisons informa Duroc che si era dovuto rivolgere a Lenormand per gli alti costi preventivati dal sarto Leroy. Aveva scelto per la sposa una superba “grande robe” ricamata con lamine d’argento molto adatta alla cerimonia del matrimonio, per la quale aveva concordato un prezzo di 4.500 franchi; un vestito corto in tulle e lamine d’argento disposte a losanga, il cui costo era di 1.200 franchi; un abito di satin bianco con ricami in perle sarebbe costato 600 franchi. Desmaisons si dichiarava compiaciuto per essere riuscito ad acquistare, grazie ai prezzi ragionevoli di Lenormand, tre abiti molto eleganti risparmiando ben 2.400 franchi sulla spesa preventivata da Leroy; la sua soddisfazione maggiore derivava dal fatto che non aveva superato il budget fissato dall’Imperatore! La boutique di Lenormand, Au grand turc, era situata a rue Saint-Honoré 248. Il sarto era accreditato presso Sa Majesté l’imperatrice et Reine della quale era fornitore. Era stato fornitore della corte della regina Marie- Antoinette; nel suo magazzino era possibile trovare ogni tipo di seta e di merletti provenienti da Bruxelles nonché tutte le novità in fatto di moda.

Il suo concorrente più celebre era Louis-Hippolyte Leroy; oltre alle principesse e alle “marescialle” questi forniva soprattutto Joséphine che spendeva nel sua atelier delle somme considerevoli scatenando la collera di Napoleone. Anche la duchessa d’Abrantès si rivolgeva a Leroy per le sue toilettes; quando fu presentata a corte si era fatto confezionare tre abiti, tutti e tre ricamati, due con lamine d’oro e uno con lamine d’ argento.

Leroy era anche fornitore di Elisa Bonaparte, come si evince in numerose pagine del libro dei conti del celebre marchand de modes. Non era però il fornitore eslusivo della sovrana che acquistava i suoi abiti soprattutto da Madame Raimbaud, sua “couturière attitrée” con negozio al n.4 di rue de Ménars. A madame Raimbaud, che aveva collaborato con Leroy in occasione del Sacre, si rivolgeva la contessa de Laplace nel momento in cui doveva spedire le toilettes, destinate a Elisa, a Lucca e poi a Firenze.

Numero 2
Il secondo frammento è un po’ più grande del primo poiché misura cm 120 x 110. La sua conformazione farebbe pensare al davanti di un abito anche per la forma triangolare del ricamo eseguito con fili d’argento su tulle. Il ricamo ha delle affinità con quello eseguito su un altro traine di corte appartenuto all’imperatrice Joséphine.

Sulla tipologia dei ricami si era pronunciato il Cerimoniale dell’Impero francese pubblicato nel 1805; in esso veniva precisato che per l’abbigliamento di corte dell’Imperatrice: “L’abito e il mantello saranno ornati su tutta la superficie e in basso, da un ricamo, in seta, argento o oro, il cui disegno sarà libero, o da una frangia, o contemporaneamente da una frangia e da ricami”. L’altezza del ricamo, negli abiti delle dame ammesse a corte, non doveva superare i 10 centimetri. Più libertà veniva concessa ai ricami sugli scialli che non erano sottomessi a questi regolamenti, così pignoli.

 

Relazione di Giulia Gorgone, già direttrice del Museo Napoleonico di Roma
La moda, sia femminile che maschile, raggiunse in Francia durante il periodo del Primo Impero un grado elevato di raffinatezza e sontuosità sia per i pregiati tessuti impiegati (velours, satin, seta,tulle) sia per i ricami in oro e argento che li impreziosivano. La moda Impero si affermò anche nei regni annessi da Napoleone in Italia come il Principato di Lucca e poi il Granducato di Toscana, il Regno di Napoli, il Regno d’Italia dove regnarono rispettivamente Elisa Bonaparte, Julie Clary e Carolina Bonaparte, Amalia di Baviera vice-regina d’Italia.

Gli abiti e i mantelli che le sovrane e le dame delle loro corti indossavano, così come gli scialli, i merletti, i guanti, i mouchoirs, le scarpe e tutti gli altri accessori provenivano da Parigi, indiscutibile capitale della moda europea. Anche Elisa Bonaparte, principessa di Lucca e Piombino dal 1805 al 1808 e poi Granduchessa di Toscana dal 1809 al 1814, si rivolse ai fornitori francesi non solo per il suo abbigliamento ma anche per quello della piccola Napoleona. Interessanti testimonianze in tal senso ci vengono fornite dalla corrispondenza intercorsa tra Elisa e la sua dama d’onore, la contessa de Laplace, negli anni dal 1806 al 1810. Le lettere che Madame de Laplace scrisse alla sua sovrana, conservate all’Archivio di Stato di Lucca e pubblicate da Paul Marmottan nel 1897, documentano in modo inequivocabile che in quegli anni furono numerosi e sistematici gli invii da Parigi, a Lucca e poi a Firenze, non solo di abiti di corte o da giorno già confezionati dai sarti parigini accreditati a corte come Leroy e madame Raimbaud, ma anche di boîtes e casse contenenti il necessario per preziosi ricami come le lamelle in oro e argento e la canutiglia in oro. La fornitura di tale materiale sembrerebbe più cospicua tra il settembre del 1807 e l’agosto 1808 e potrebbe far ipotizzare che Elisa, spinta anche dalla volontà di promuovere a Lucca attività artigianali, facesse eseguire i ricami sui suoi abiti anche da ricamatrici locali. Il ricamo veniva effettuato su tessuti consistenti come il velours (impiegato per confezionare i mantelli), la seta, il raso, ma anche sul tulle creando in questo caso particolari effetti di leggerezza ed eleganza. Gli abiti in tulle ricamato con lamelle in oro e argento erano molto apprezzati dall’imperatrice Joséphine e in seguito anche dalla seconda moglie di Napoleone, Maria Luisa. Proprio madame de Laplace, in una lettera del 18 febbraio 1807 ad Elisa, descriveva un “abito di tulle ricamato interamente in argento, con una bordura con papaveri, lilla e rose ricamati in ciniglia”, indossato mirabilmente dall’imperatrice Joséphine in un’occasione ufficiale. La dama d’onore di Elisa, che prestava servizio prevalentemente a Parigi, riferiva costantemente alla principessa delle toilettes indossate dall’imperatrice e dalle donne della Famiglia Imperiale descrivendole con gusto e competenza; la informava inoltre di ogni novità in fatto di moda invitandola a prenderne spunto per il suo guardaroba. Particolarmente apprezzati da madame Laplace erano gli abiti di Carolina, in quel momento a Parigi come granduchessa di Clèves e Berg, che il 5 marzo 1807, in occasione del “cercle” negli appartamenti dell’Imperatrice, indossava “un abito rosa ricamato in argento”. Joséphine invece esibiva un abito ricamato in acciaio.

Alla luce di queste informazioni preziose, i due preziosi ricami che vengono presentati per la prima volta in questa occasione, assumono una ben precisa connotazione sia storica che artistica e aprono nuove strade per uno studio più approfondito sulla loro provenienza e su un eventuale loro rapporto con altri manufatti conosciuti.  

Principessa di stile

Fra le tante abitudini di Elisa aspramente criticate dall’abate Chelini, severo critico del regime della Principessa, spicca il suo lusso nel vestire, considerato eccessivo e oltremodo costoso. Elisa fece giungere da Parigi una modista che potesse confezionare abiti e accessori per lei e la sua corte, per essere sempre al passo con la moda d’oltralpe. La sarta, coadiuvata da un folto entourage di collaboratrici aveva anche il compito di confezionare le uniformi maschili per  le cariche della corte. In fatto di abbigliamento Elisa era assai esigente e pretendeva che i membri della corte, soprattutto le donne, indossassero sempre abiti nuovi, non mancava tuttavia di donare loro mantelli o stoffe preziose.

necessaire per cucito

Necessaire per cucito, Museo Malmaison

Il guardaroba era organizzato in modo ferreo e preciso e impiegava diverse lavoranti supervisionate da una maestra. Le figure più importanti erano: la ricamatrice che realizzava piccoli oggetti per gli abiti confezionati nell’atelier della sovrana e riparava i ricami rovinati; la fiorista che aveva il compito di realizzare i fiori da abbinare agli abiti o agli accessori e la cosiddetta voyager che aveva l’arduo compito di provvedere a tutti gli oggetti ritenuti indispensabili per i viaggi di Elisa. La maestra di guardaroba teneva un registro mensile di tutte le attività legate all’abbigliamento della sovrana, riparazioni, confezioni di biancheria, utilizzo di ori e sete e gli acquisti per il mese successivo.  La moda parigina giunse a Lucca soprattutto grazie ai cosiddetti “figurini” come ad esempio il Journal des dames et des modes, nato nel 1797 e diretto da Pierre de La Mésangére che Elisa faceva portare appositamente dalla Francia per essere sempre aggiornata.  Dopo la sua partenza furono ritrovati nel Palazzo Ducale numerosi abiti appartenuti alla Principessa che fornirono una testimonianza di quanto fosse elegante e raffinato il suo guardaroba e che Elisa non fu solo rispettosa dei dettami della moda francese, ma egli stessa dettò le nuove regole della moda lucchese.

scarpette da ballo

Scarpette da ballo, epoca Restaurazione, Manifattura fiorentina Ferdinando Ceri, Palazzo Pitti-Museo del Costume