I Bonaparte a Lucca e in Toscana fra storia, turismo ed enologia – tavola rotonda lunedì 3 luglio 2017 a Palazzo Ducale

“I Bonaparte a Lucca e in Toscana”: i percorsi napoleonici fra storia, turismo ed enologia. Lunedì 3 luglio dalle 10 alle 13 a Palazzo Ducale (Sala Accademia II – Lucca), si parlerà delle tracce che i napoleonidi hanno lasciato in tutta la regione, nella tavola rotonda organizzata dall’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” in collaborazione con Fondazione Campus, nell’ambito dei progetti che rientrano nei protocolli stretti con Provincia di Lucca e i Comuni di Lucca, Massarosa, Capannori, Viareggio, e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Il passaggio dei Napoleonidi in Toscana ha profondamente segnato una vasta area, attraverso innovazioni urbanistiche, tecniche, botaniche, sanitarie. Questi luoghi, a chi sa leggere questa storia, parlano di un periodo così innovativo da caratterizzare ancora oggi il nostro modo di vivere e produrre oggi. Questo vale non solo per luoghi di riferimento storico più rilevante, come Lucca e l’Isola d’Elba, ma anche per spazi da scoprire e riscoprire, come la cantina Petra a Suvereto, che sorge su quei terreni oggi celebri per la produzione vinicola, terreni che la stessa Elisa scelse per impiantare vitigni.

Una rilettura della Toscana, quindi, che intreccia storia e cultura, per far scoprire e riscoprire anche ai turisti la nostra regione, i nostri itinerari e percorsi.

L’incontro è realizzato in preparazione del VII Forum Consultivo degli Itinerari Culturali del Consiglio D’Europa, e dopo i saluti istituzionali vedrà gli interventi di Alberto D’Alessandro, direttore organizzativo del VII Forum degli Itinerari Culturali di Lucca; Roberta Martinelli, presidente dell’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”; Enzo Ercolino, direttore di Cantina Petra (Suvereto); Silvia Ghirelli, Hospitality Manager Cantina Petra; Paolo Tomei, botanico e docente dell’Università di Pisa; Paola Taddeucci, giornalista. Modera Enrica Lemmi, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice Area Turismo della Fondazione Campus. Saranno presenti anche i dirigenti dei settori cultura e turismo delle Istituzioni coinvolte nel progetto.

Riguardo l’abate Chelini

Quando si parla di Elisa e Lucca c’è sempre un nome che salta fuori prima di tutti, l’abate Jacopo Chelini.
Chi era costui?
Prete di casa presso i Sardini, una delle famiglie più in vista nella vecchia Repubblica, confessore delle monache di Santa Giustina, fu un fervente suonatore di viola, indimenticabili le sue parole sul concerto che Paganini tenne in San Martino nel 1801: «Si ebbe il poco riguardo di fare eseguire, caso del tutto nuovo, un concerto di violino da un tal Paganini Giacobino Genovese che era venuto alla musica subito dopo il Chirie eleison e questo concerto durò 28 minuti. Questo professore aveva una grande abilità ma non aveva né criterio né giudizio musicale. Imitava col violino il canto degli uccelli, i flauti, le trombe, i corni etc. di modo che il suo concerto terminò in opera buffa facendo ridere tutti nel tempo che restavano ammirati dell’abilità».
Fu un caustico censore e critico spietato del governo durante il Principato.

Copertina del secondo volume dello Zibaldone dell'abate Chelini - Archivio di Stato di Lucca

Copertina del secondo volume dello Zibaldone dell’abate Chelini – Archivio di Stato di Lucca

Personalità d’ingegno, vivace e arguto, raccolse le sue testimonianze nello Zibaldone un vasto diario, rimasto pressochè sconosciuto durante l’epopea napoleonica ma che risulta essere una delle principali fonti riguardanti il principato Bonaparte/Baciocchi.

Nelle sue pagine spesso risulta non propriamente imparziale essendo egli avverso sia agli ideali demagogici dei governi giacobini che alla restaurazione dell’ordine tramite un governo straniero.
Le sue osservazioni risultano acute e perspicaci, talvolta giuste e, seppure severe, permetteranno ai posteri di scoprire la realtà dei particolari di fatti ignoti, utili a ricostruire un periodo splendido nell’apparenza ma forse non sempre nella sostanza. Nonostante l’antipatia nutrita verso la principessa, ha il merito di aver narrato i fatti mantenendo una buona fede di fondo, cercando infine di difendere sempre la dignità della città di Lucca, in un periodo in cui rischiava di perdere la propria identità, dove vengono soppressi i conventi e che viene invasa a fasi alterne da francesi e austriaci che, citando Eugenio Lazzareschi “in una sola cosa vanno d’accordo, nel saccheggio e nella violenza”.