Bagni di terra e non solo…

Il turismo balneare tra il XVIII e il XIX secolo coinvolse non soltanto le località marine ma anche quelle di terra, ovvero le terme.
Conosciute sin dall’epoca romana e frequentate da personaggi illustri della storia italiana ed europea, da Matilde di Canossa a Michel de Montaigne, Gabriele Falloppio e Francesco Redi, le Terme di Bagni di Lucca raggiungono l’apice della fama con Elisa Baciocchi.
La principessa di Lucca e Piombino seppe sfruttare la località termale, unendo ai benefici delle acque solfato- bicarbonato-calciche, dallo straordinario potere curativo e rigenerante, che sgorgano a 54° gradi dalla sorgente principale del “Doccione”, innumerevoli occasioni mondane grazie soprattutto all’attività del gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo non era estraneo in questa amena località situata fra i monti della Garfagnana, fu la Grancontessa Matilde di Canossa durante il suo regno a legalizzare il gioco nel piccolo centro urbano per sostenere le spese di accoglienza dei viandanti che usufruivano gratuitamente dei bagni termali. Nel XVIII secolo un decreto della Repubblica di Lucca legalizzava il gioco d’azzardo all’interno degli stabilimenti termali.
Tra i vari giochi praticati a Bagni di Lucca, sappiamo che ebbe notevole successo il “Biribisso”, prototipo seicentesco della moderna roulette, vietato in molte città d’Europa in quanto considerato causa della rovina di nobili e non solo.
Sfruttando la fama del luogo, Elisa Baciocchi attuò un processo di restauro e rinnovamento della località. Lo scopo era quello di sfruttare al meglio le proprietà benefiche del luogo secondo i più recenti ritrovati della scienza medica e al contempo renderlo luogo di svago per i nobili e viaggiatori che transitavano nella zona, seguendo l’esempio delle terme inglesi di Bath.


Il processo di rinnovamento dei Bagni continuò anche dopo il regno di Elisa, nel 1820 si iniziò ad usufruire dei fanghi termali.
Il binomio cure termali-gioco d’azzardo continuerà finchè nel 1837 Carlo Ludovico Di Borbone farà costruire su progetto di Giuseppe Pardini il moderno Casinò Reale in località Ponte al Serraglio.
Il principe di Metternich, Vittorio Emanuele I, Luigi Napoleone futuro Napoleone III a Rossini, i Demidoff, Heine, Byron, Shelley, Dumas, solo per citare alcuni, furono gli illustri ospiti che di quì passarono e soggiornarono.
L’edificazione del Casinò ed una moderna gestione delle entrate accompagnata da una innovativa promozione turistica fece si che Bagni di Lucca diventasse una delle località termali e mondane più in voga nell’Italia del XIX secolo, descritta da molti dei suoi illustri ospiti come un paradiso per il corpo e lo spirito.

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Tutti al mare!

Intorno al XVIII secolo le classi dominanti d’Europa iniziarono ad apparire sulle zone costiere come villeggianti. Inghilterra, Germania e Francia del Nord furono le prime località in cui si sviluppò il turismo estivo che ricercava zone ventose, fresche e con un’elevata concentrazione salina nell’aria. Questi fattori funzionarono da calamita per i nobili alla continua ricerca di benessere e salute per se stessi e per la propria famiglia.

L’alba del turismo balneare giunse quando, per curare sinusiti, raffreddori e mali urbani, i medici consigliarono terapie a base di “aria di mare” considerata balsamica e terapeutica per le patologie causate dalla vita urbana. Il buono stato di salute e l’animo temprato dal mare di pescatori e abitanti dei litorali, già noti ai tempi di Ippocrate, furono il pretesto principale per la rivalutazione delle coste e dei litorali. La popolazione locale si attivò, adocchiando la possibilità di guadagno nell’affitto delle proprie stanze o abitazioni ai villeggianti, adattandosi così alla presenza dei turisti e alle loro necessità. Gli alloggi erano affittati o ceduti in base alla disponibilità e alla richiesta. In questo modo il pescatore si convertì professionalmente gestendo le prime locande, oppure si dedicava al commercio di souvenir quali conchiglie, pesci, modelli di navi e scialuppe, tutto quello che potesse ricondurre al mare e alla località turistica, diventando il pioniere di una nuova economia. La Toscana non fu da meno, quando intorno alla fine del XVIII secolo località come Livorno divennero meta del turismo marittimo aristocratico essenzialmente per la salubrità dell’aria che si respirava nei dintorni della città. Proprio a Livorno Carlo Goldoni vi ambientò la “Trilogia della Villeggiatura” mentre lo scrittore Tobias Smollett trascorse a Villa Gamba l’ultimo periodo della sua vita. Sempre a Livorno, nel 1803 Maria Luisa di Borbone, infanta di Spagna che come ben sappiamo diventerà reggente della corona d’Etruria, poi duchessa di Lucca, si farà scavare una vasca naturale nella scogliera dei Mulinacci, vicino a Porta a Mare, che diventerà lo Scoglio della Regina. Nel 1810 la Granduchessa di Toscana Elisa Baciocchi, si farà costruire una cabina personale proprio lungo la Via dei Cavalleggeri, la lunga strada litoranea che da Livorno attraversa Piombino, il Golfo di Baratti giù fino all’Argentario; “dove le acque sono più vive e meglio battute”.

Nel 1816 arriverà a Livorno anche Maria Luisa d’Austria, ex moglie di Napoleone ed ex regina di Francia sotto il falso nome di contessa di Colorno insieme al suo nuovo fidanzato, il barone Neipperg. Tra gli altri nomi celebri che frequentarono la città e il suo mare ricordiamo Mary e Percy Bysshe Shelley, Ludwig Tieck, Bertel Thorvaldsen e George Gordon Byron che aveva la sua villa proprio su colle di Montenero. Il successo di Livorno continuerà per il resto del secolo. Nel 1835 vengono costruiti i famosi Casini di Ardenza e vengono sviluppati i viali a mare.
Nel 1840 vengono costruiti da Giuseppe Santi Palmieri, i bagni “Acquaviva” vicino all’Ardenza.
Nel 1846, poco distanti dagli Acquaviva, verranno costruiti i Bagni Pancaldi, edificati da Vincenzo Pancaldi sulla punta estrema della antica Cala dei Cavalleggeri, frequentata da Granduca Leopoldo II di Lorena.
Nel 1870 i Pancaldi ottenero il titolo di Bagni Regi per le frequenti visite del Principe Amedeo di Savoia e della consorte Maria Vittoria.

Le due strutture verranno in seguito unite nel 1924 creando  il complesso che l’Indicatore Tascabile del 1925 ricorda come Lo stabilimento più grandioso del mondo.
Il bagno di mare, fino ad allora utilizzato a scopo terapeutico e solo per immersione, diventerà un esercizio natatorio per mantenersi in salute e un’interessante occasione per incontri mondani.

Magnolie, glicini, platani guidano alla “Lucca olfattiva”. Presentata oggi a Palazzo Ducale la mappa della “città francese”. In primavera sarà pronto il percorso turistico e didattico.

Dalla magnolia bicentenaria del cortile della scuola Giovanni Pascoli a quelle di corso Garibaldi, dal glicine in piazza San Giovanni ai platani in piazza Napoleone, e poi diverse specie all’orto botanico e sulle Mura. Le piante e i fiori sono testimoni del tempo a Lucca, dove lo studio di una mappa speciale permetterà la riscoperta di una “Lucca olfattiva” del tempo di Napoleone e Elisa.
La mappa è stata presentata questo pomeriggio  alle 17,30, a Palazzo Ducale (Sala Accademia 1) da Simonetta Giurlani Pardini e Paolo Emilio Tomei nel convegno “Sulle tracce di Elisa Bonaparte, Principessa di Lucca (1805-1814). Il percorso olfattivo”.
Si tratta di un percorso storico, olfattivo appunto, che permette di entrare nello spirito del tempo, comprenderne la cultura e le regole sociali, scoprire le fragranze e i nuovi profumi della Reggia lucchese soprattutto nei luoghi  della città in cui furono introdotte  le nuove specie botaniche.

percorso olfattivo

La mappa viene oggi presentata come summa del lavoro di ricerca compiuto dall’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, e in particolare da Simonetta Giurlani Pardini, con la collaborazione del professor Paolo Emilio Tomei, docente di Botanica all’Università degli Studi di Pisa.

Il percorso didattico e turistico, con targhe e didascalie, sarà realizzato entro il periodo pasquale, momento in cui le piante (per lo più “eredi” di quelle piantate due secoli fa) offrono al mondo la propria ricchezza di colori e profumi.

Elisa Bonaparte. Il percorso olfattivo

Ogni città ha il suo odore, che cogliamo fra le mura dei palazzi e passeggiando, un’architettura invisibile in cui siamo immersi completamente. Un profumo unico che nasce dalla straordinaria alchimia di storie del passato e del presente. Rudyard Kipling, scrittore e grande viaggiatore, all’inizio del XX secolo, aveva riassunto tutto questo in un’unica frase: “La prima condizione per comprendere un paese straniero è annusarlo”.

Elisa Bonaparte. Il percorso olfattivo” è il percorso olfattivo che reca la traccia, diretta, dell’epoca in cui Elisa Bonaparte Baciocchi era Principessa di Lucca e Piombino.

L’iniziativa è stata presentata oggi, a Palazzo Ducale, nel corso di una conferenza stampa a cui erano presenti il consigliere provinciale Renato Bonturi, il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini; Roberta Martinelli, presidente dell’associazione “Napoleone ed Elisa:da Parigi alla Toscana”, insieme con Simonetta Giurlani Pardini e Paolo Emilio Tomei, docente del Dipartimento di scienze agrarie all’Università di Pisa.

Il percorso suddetto collega una serie di luoghi non simbolici ma odorosi, emersi all’interno della città murata grazie ad una approfondita indagine storico-archivistica portata avanti dall’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e, in particolare, da Simonetta Giurlani Pardini, esperta di storia del profumo e grande appassionata della storia della città.

manifesto

La mappa di questa Lucca sarà presentata al pubblico venerdì 20 gennaio, alle 17,30, a Palazzo Ducale (Sala Accademia 1) da Simonetta Giurlani Pardini e Paolo Emilio Tomei nel convegno “Sulle tracce di Elisa Bonaparte, Principessa di Lucca (1805-1814). Il percorso olfattivo”.

Durante l’incontro, a ingresso libero, si esibirà in musiche d’epoca il TrioVoileséchardes de Lorraine, guidato da Giuseppe Viscomi e composto da voce, corno naturale ed arpa; in programma G.Paisiello, Andante per corno ed arpa, “Écrit pour la fête de l’Impératrice”; F.J.Nadermann, “Le devouement de l’amour”, Romanza per voce ed arpa; L.Cherubini, “Queste che miri o Nice – Amo ne sarà mai”, per voce, corno ed arpa: scena ed aria inedita.

Lucca olfattiva

Tra le presenze botaniche che risalgono al periodo napoleonico si segnalano Magnolie, Platani, Liliodendrum tulipifera, Tigli e Glicine. Si tratta di una “traccia storica” di interesse anche turistico, poiché offre un approccio sensoriale alla città ed alla sua visita, nonché alla Lucca francese. Se nella civiltà dell’immagine l’olfatto, legato ai ricordi, alle memorie, alle emozioni e all’identità è stato il senso dimenticato, oggi la percezione olfattiva sta ritrovando il suo ruolo con la collaborazione della scienza che sta cercando di svelarne tutti i suoi segreti.

Questa iniziativa fa parte del più ampio progetto sulla città napoleonica “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone ed Elisa”, nato nel 2002 da un’idea di Roberta Martinelli e portato avanti in collaborazione con gli enti cittadini e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Livorno, che da anni prevede come appuntamento fisso le “Conversazioni napoleoniche” in tarda estate. Questo percorso si innesta sullo studio che Simonetta Giurlani Pardini ha realizzato sulle suggestioni olfattive dei diversi luoghi di Lucca come l’orto botanico, la manifattura tabacchi e le sue cento chiese, raccontandole anche nella linea di profumi Sdl-Segreti dei Luoghi.

Il percorso permanente

Oltre ad offrire a Lucchesi e turisti una mappa dettagliata, che sarà presentata il giorno del convegno, è in fase di elaborazione l’idea di destinare alcuni ambienti situati al primo piano della reggia di Elisa Bonaparte Baciocchi, oggi sede dell’Amministrazione Provinciale di Lucca, ad una istallazione permanente a disposizione dei visitatori italiani e stranieri per tutto l’anno: un luogo dedicato alla “memoria olfattiva” di Lucca e del suo territorio.

Il Palazzo di Elisa appare come sede naturale per questa esperienza dato che proprio lei, per prima, e seguendo quanto Napoleone stava attuando a Parigi, ha trasformato la percezione olfattiva di Lucca.

Tema conduttore sarà il periodo che fece da sfondo al Principato: dai profumi degli ambienti di Corte e dei luoghi della città, come le Mura e i giardini delle residenze private, in cui furono introdotte nuove specie botaniche, al “risanamento olfattivo” della città come previsto dall’Editto napoleonico di Saint Cloud del 12 giugno 1804. In questo “olfattorio” sarà inoltre possibile organizzare incontri con i “nasi” più qualificati, con scrittori, artisti ed esperti di marketing olfattivo.

Si torna a danzare a Palazzo

Nelle monumentali sale del Palazzo Ducale di Lucca, che per quasi dieci anni furono scenario delle vicende di Elisa Bonaparte Baciocchi, principessa di Lucca e Piombino, e poi Duchessa di Massa e Principessa di Carrara nonchè contessa di Compignano, domenica 15 maggio dalle 16.30 sono risuonate note e passi del periodo napoleonico.

Non è stata un’illusione bensì il culmine di un intero week end a tema napoleonico che ha coinvolto i comuni di Lucca, Barga e Bagni di Lucca con eventi in costume, organizzato da Margarita Martinez che dopo la carriera di direttore di scena dell’Opera Australia e del Victoria Opera, continua a Firenze a portare avanti la riscoperta della danza dell’epoca napoleonica. Il motivo di tutto questo amore per Napoleone lo spiega la stessa Margarita: “Napoleone è stato un grande personaggio storico che si può amare o odiare ma al cui fascino sicuramente non si può restare indifferenti, neppure a duecento anni di distanza – spiega -. Napoleone ha sicuramente cambiato il mondo e tuttora godiamo di quell’impianto moderno che ha dato al mondo occidentale.”

si danza a palazzo

150 danzatori provenienti da tutta Europa si sono dati appuntamento nei luoghi frequentati da Elisa, dove hanno passeggiato in costume per poi ritrovarsi nel Palazzo Ducale e qui dar vita al sontuoso ballo sotto la guida di Donald Francis, Maestro di danza, nonchè fondatore della prima scuola di danza storica ottocentesca e dell’Atelier de Danse di Firenze.

E’ una passione importante quella del Maestro per la danza napoleonica come egli stesso dichiara: “Adoro Napoleone perché non solo ha tentato l’impresa di (e per poco tempo c’è riuscito) unificare l’Europa, ma ha dato al continente un’impronta francese. Mi piace la danza di quel tempo perchè era complessa: nei movimenti e nelle coreografie si andavano a ricreare immagini che riproducevano l’Universo, il moto degli astri, tutte cose che poi purtroppo sono andate perdendosi con il Romanticismo che ha semplificato lo stile di ballo.”

“Un elemento fondamentale è la musica, di cui però non è rimasta alcuna traccia – prosegue Francis –. La musica ballabile del periodo napoleonico non era considerata musica raffinata e purtroppo non si è conservata nel tempo, per realizzare questo ballo ho infatti utilizzato musiche di Beethoven e Mozart mentre per le coreografie mi sono ispirato ai documenti della Collezione Bernardini, custodita presso l’Archivio di Stato di Lucca”.si danza a palazzo

Durante l’evento non sono mancati momenti di coinvolgimento del pubblico lucchese che per poche ore ha potuto godere di questo viaggio indietro nel tempo rivivendo le magiche atmosfere del Principato

Spettacolo di danze napoleoniche alla Corte di Elisa Baciocchi

Torna a Palazzo Ducale il ballo stile Impero, in costume d’epoca.
Si tiene domenica 15 maggio alle 16,30 a ingresso libero nel Salone degli Staffieri, Invito a Palazzo: appuntamento con la danza storica e con lo “Spettacolo di danze napoleoniche alla Corte di Elisa Baciocchi”.

Nelle sale monumentali che furono per quasi 10 anni della Principessa di Lucca, Massa e Piombino (1805-1814) e Granduchessa di Toscana (1809-1814), e che come molta dell’architettura della città vide una rivoluzione strutturale in chiave parigina, tornano a risuonare note e passi di epoca Impero.
A presentare l’evento alla stampa Renato Bonturi, membro del consiglio provinciale, il vicesindaco di Lucca, Ilaria Vietina, e Roberta Martinelli, presidente dell’associazione “Napoleone ed Elisa:da Parigi alla Toscana”, insieme a Donald Francis, Maestro di ballo e direttore de L’Atelier de Danse ed esperto a livello internazionale di danze del periodo Impero, e Margarita Martinez, organizzatrice dell’evento e già direttore di scena dell’Opera Australia e del Victoria Opera.
È infatti l’Atelier de Danse di Firenze, con venti allievi in costume napoleonico, a portare queste danze a Palazzo (come già nel 2012 col progetto Bonesprit in occasione del compleanno di Elisa Napoleona, figlia di Elisa), con musiche dal vivo (contredanse e valzer composti per le feste da ballo nei palazzi imperiali dei primi anni dell’Ottocento) eseguite sotto la direzione di Valentino Zangara.
Il pomeriggio danzante, che prevede momenti di coinvolgimento con il pubblico, è il culmine di un week end napoleonico organizzato da Margarita Martinez in collaborazione con i Comuni di Bagni di Lucca e Barga riservato a un gruppo di 150 danzatori provenienti da tutta Europa. Un fine settimana culturale in cui sarà possibile incontrarli, in abito d’epoca, passeggiare per le vie di Lucca, ma anche Bagni di Lucca e Barga, durante le loro visite ai luoghi di Elisa.
A questo prestigioso evento, che rafforza i legami tra Lucca e la rete della valorizzazione del patrimonio napoleonico, hanno dato attiva collaborazione la Prefettura di Lucca, la Provincia di Lucca, i Comuni di Lucca, Bagni di Lucca e Barga e il Teatro del Giglio.

 

 

“…e penso a te. Storie di sentimenti e fedeltà ad Asnières-sur-Seine”

Storie di cani e padroni. Che non si lasciano mai. Sono tutte raccolte nel grande cimitero monumentale di Asnières-Sur-Seine, a pochi chilometri da Parigi, il primo al mondo ad aver raccolto le spoglie di animali da compagnia. Ricchi e poveri, personaggi dello spettacolo e comuni quadrupedi, semplici cittadini ed eroi di guerra. Ma ciascuno il più bello del mondo, per il rispettivo padrone. A scovarlo, sulle tracce degli studi dedicati a Napoleone ed alla sua Grande Armata, l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, che domenica 4 ottobre alle 17 nella sala Mario Tobino di Palazzo Ducale (Cortile Carrara, 1 – Lucca), presenta “…e penso a te. Storie di sentimenti e fedeltà ad Asnières-sur-Seine (Parigi) 1899-2015”, relatrice Velia Gini Bartoli.

Ingresso al cimitero di Asnières

Ingresso al cimitero di Asnières

Si tratta di un incontro del tutto speciale, aperto a bipedi e quadrupedi, nato in seguito al grandissimo apprezzamento e interesse per “Soldati a 4 zampe”, la serata tenuta sempre da Velia Gini e Simonetta Giurlani Pardini nell’ambito delle conversazioni napoleoniche estive del 2014.

Grazie infatti al progetto di studi in archivi italiani e francesi su materiali inediti “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca con il patrocinio del Comune di Lucca e in collaborazione con la Provincia di Lucca, l’associazione ha potuto seguire le impronte di Moustache, medaglia d’oro al valor militare nelle campagne napoleoniche, sino al luogo in cui tutt’oggi riposa: il cimitero monumentale di Asnières.

Voluto dalla giornalista Marguerite Durand, direttrice del giornale “La Fronde” e costruito nel 1899, qui riposano cani famosi come attori, tra cui due Rin Tin Tin, cavalli, una giraffa, alcune scimmie (“Arrivederci piccola: sei stata la gioia della mia vita”, è la dedica allo scimpanzé Kiki), tartarughe, pappagalli, montoni, criceti, conigli, uccelli, piccioni, una volpe del deserto e persino una gallina (“Alla mia Cocotte affezionata… Non sarai mai dimenticata”, le scrive la sua maitresse nel 1922). C’è il cane di Alexandre Dumas, di Camille Saint-Saëns, della regina di Ungheria e di altri personaggi noti.

Marguerite Durand con la sua leonessa

Marguerite Durand con la sua leonessa

Molte sono le tombe di animali famosi e di animali di persone famose, prìncipi, re e regine – racconta Velia Gini Bartoli – ma anche di animali domestici anonimi che i loro proprietari hanno voluto ricordare in segno di un gallinaaffetto che si proietta ben oltre la loro morte. In alcuni casi i patronimici fanno commuovere, in altri fanno sorridere, così come i diversi ‘monumenti’ derivati da culture e gusti molto diversi ma tutti, indistintamente, espressione di sentimenti e legami fortissimi che impongono rispetto. In alcune tombe, monumentali, singole o multiple, sono ritratti anche animali con i loro proprietari”. 

Ma il primo animale ad essere sepolto lì, non fu esattamente un cane. Piuttosto un gatto di grandi dimensioni. Una leonessa, per la precisione. La sua padrona non era proprio una signora qualunque. Si chiamava Marguerite Durand ed era femminista, giornalista e direttrice del giornale “La Fronde”, giornale progressista. Era il 1899 e Madame, con la società anonima “Amici del cimitero degli animali”, acquistò un grande appezzamento lungo la senna dove seppellire la sua “Tigre” (questo il nome della leonessa). Era un posto tranquillo, verde e pieno di luce, scelto anche dagli impressionisti per dipingere en plein air.

Si arricchì nei decenni successivi di giardini e monumenti molto importanti, realizzati da altrettanto importanti artisti parigini tra cui l’architetto Eugène Petit, che fece il portale d’ingresso in pieno stile Art Nouveau.

In pochi anni, il cimitero si riempì, segno che di quel luogo, di quella funzione, i padroni, più dei cani, avevano un gran bisogno.

Oggi sono decine di migliaia gli animali che lì trovano sepoltura (nel 1958 fu accolto il 40millesimo, un randagio che andò a morire lì, cui venne dedicata una lapide). Tra di loro, ben due Rin Tin Tin. Il primo, oltre ad essere un eroe del cinema fu un eroe di guerra: il suo padrone lo aveva trovato cucciolo in trincea nel 1918. Alla fine della Grande Guerra, lo portò in America, dove divenne famoso a Hollywood, ma per seppellirlo, volle riportarlo a Parigi. Il secondo, è il pastore tedesco protagonista dei telefilm degli anni Sessanta.

Quanto ai monumenti, il primo che la Società anonima fece erigere, nel 1900, fu quello di Barry I° dell’ospizio del Gran San Bernardo, il cane leggendario che salvò molte vite soprattutto dei soldati dell’esercito napoleonico. Accanto a lui una targa commemorativa che ricorda l’ancora più famoso Moustache, fedele accompagnatore dei cacciatori a piedi della Guardia napoleonica.

È del 1912 il monumento alla memoria dei cani della polizia morti in servizio, tra cui Dora, Mira e Turc: non solo agenti decorati a pieno titolo ma anche star nella propaganda della nuova scuola di addestramento di cani da trincea e salvataggio di Asnières, che tanta parte hanno avuto durante la prima guerra mondiale, chi per salvare uomini, chi per stare in trincea, chi per fare da staffetta. E a tutti i cani che sono rimasti a fianco dell’uomo in questa orribile vicenda è dedicato un commovente, dolcissimo monumento, quello alla mascotte Mémère, che li racconta tutti. Ai suoi piedi oggi riposano anche Dora, Mira e Turc.

Ce n’è una, specialissima, dedicata a Tipsy, una canina sepolta nel 2003, dalla proprietaria miliardaria americana, con un piccolo collare di diamanti del valore di 9mila euro. La tomba fu profanata ma oggi, dopo inchieste della polizia, campagne mediatiche e restauro della tomba, la barboncina riposa in pace con un collare senza pretese.

Tomba di Tipsy

Tomba di Tipsy

Nel cimitero sono accolti anche cani e gatti “poveri”, le cui sepolture sono mantenute dai ricavati delle vendite dei loculi di quelli ricchi. Esattamente come la tomba del gatto Mimì, fatta apposta perché sotto la sua edicola possano rifugiarsi i suoi simili.

Oggi, il cimitero di Asnières è proprietà della Municipalità cittadina e bene tutelato dallo Stato. Nel 1987 infatti, la Società anonima che non riusciva più a far fronte alla gestione, decise di chiuderlo. Ma la decisione suscitò grande emozione e la città di Asnières progettò un piano per mantenerlo in attività. Lo stesso anno il cimitero venne infatti classificato tra i monumenti storici, artistici e “leggendari” di Parigi. Nel 2001 è stato completato il restauro dei giardini e realizzato un gattile che ospita una colonia numerosa.

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.

M. K. “Mahatma” Gandhi