Convegno internazionale “Radici e destino italiano dei Bonaparte” del Souvenir Napoléonien – LUCCA 4 e 5 ottobre 2019

Parigi ha scelto Lucca per il convegno internazionale che celebra i 250 anni della nascita di Napoleone Bonaparte. Le Souvenir Napoléonien, associazione con sede a Parigi e soci in tutto il mondo, che raccoglie i massimi esponenti a livello mondiale di storia napoleonica, ha scelto la nostra città per l’importante incontro, che si terrà venerdì 4 e sabato 5 ottobre 2019 a Palazzo Bernardini (piazza Bernardini 41, Lucca) con la collaborazione dell’Associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e grazie a Confindustria Toscana Nord.

Il convegno rientra in una serie di eventi celebrativi che interessa il 2019 nella Francia continentale ed in Corsica, per mettere in luce la gioventù e le origini dell’Imperatore per esaminare alcuni degli aspetti, anche i meno noti, che hanno caratterizzato l’inizio e la fine della parabola storica della famiglia. Famiglia che, originaria della Toscana, ha visto la maggior parte dei suoi membri farvi ritorno.

Il convegno di Lucca, che in Francia si traduce con “Colloque de Lucques”, è la più importante attività celebrativa in Italia che l’associazione francese organizza per l’occasione. Per questo saranno presenti i maggiori esperti dall’Italia e dalla Francia.

 

Programma del Convegno internazionale
4 ottobre 2019 venerdì – Prima giornata del convegno
9,00-9,30 – Registrazione dei partecipanti.
9,30-10,00 – Inizio del Convegno – Benvenuto delle Autorità e Saluto del Dott. Christian Bourdeille, Presidente del Souvenir Napoléonien.
10,00-10,30 – Prof. Jean Tulard, Président d’honneur de l’Institut Napoléon, Paris: “Pourquoi Napoléon se proclame-t-il roi d’Italie!”.
10,30-11,00 – Dott. Federico Galantini, Corrispondente del SN della Liguria: “Gli antenati italiani di Napoleone: le origini della famiglia Bonaparte”.
11,00-11,30 – Dr. Jean-Marc Olivesi, Conservateur du Musée de la Maison Bonaparte, Ajaccio: “Les élites corses de la révolte contre Gênes à l’intégration”.
11,30-12,00 – Prof. Alessandra Necci, Università Luiss, Roma: “Le sorelle di Napoleone, storie e destini in terra italiana”.
12,00-12,30 – Domande.
12,30-14,30 – Pausa pranzo.
14,30-15,00 – Prof. Luigi Mascilli Migliorini, Università di Napoli “L’Orientale”: “Geografia della memoria napoleonica in Italia”.
15,00-15,30 – Dr. Vincent Haegélé, Conservateur de la Bibliothèque de Versailles: “L’Italie aux temps des Bonaparte, terrain d’une stratégie familiale”.
15,30-16,00 – Prof. Nicoletta Marini d’Armenia, Università di Napoli “L’Orientale”: “Murat italiano: un racconto di famiglia”
16,00-16,30 – Dott. Pierre Branda, Fondation Napoléon, Paris: “Napoléon à l’île d’Elbe”.
16,30-17,00 – Domande.
17,00-17,30 – Conclusioni della prima giornata – Ing. Alessandro Guadagni, Coordinatore SN per l’Italia.

5 ottobre 2019 sabato – Seconda giornata del convegno
9,00-9,30 – Registrazione dei partecipanti.
9,30-10,00 – Benvenuto della Dott. Roberta Martinelli, Corrispondente del SN per la Toscana Occidentale.
10,00-10,30 – Dott. Thierry Lentz, Directeur Général de la Fondation Napoléon, Paris: “De Pise à Florence : Joseph, l’Italien de la famille Bonaparte”.
10,30-11,00 – Dott. Giulia Gorgone, già Direttrice del Museo Napoleonico, Roma: “I giovani Bonaparte e l’Italia”.
11,00-11,30 – Domande.
11,30-12,00 – Conclusioni del Convegno – Dott. Christian Bourdeille, Presidente del Souvenir Napoléonien.

 

 

Qui per informazioni sul convegno.
Per scaricare il programma in pdf: Radici e destino italiano dei Bonaparte-Lucca 4-5 ott 2019
La partecipazione è libera, l’iscrizione obbligatoria. A questo link la Scheda iscrizione Radici e destino italiano dei Bonaparte

 

Cosa è il Souvenir Napoléonien
Creato il 27 dicembre 1937 dalla marchesa Eugenie Gal, discendente di un Maresciallo d’Impero, il Souvenir napoleonico è oggi la più importante associazione napoleonica in Europa, riconosciuta “Società di utilità pubblica” da un decreto ministeriale del 5 novembre 1982. Senza scopo di lucro, il suo obiettivo è studiare e far conoscere le istituzioni, i luoghi, gli eventi e le persone che hanno fatto la storia del Primo e del Secondo Impero. L’associazione, che  riunisce persone appassionate, ricercatori e storici ha la sua sede generale a Parigi, nel palazzo all’82 de la Rue de Monceau nell’VIII arrondissement, che il mecenate, l’industriale conte Martial Lapeyre, lasciò in testamento all’Associazione. Confrontata con un crescente disinteresse per la storia in genere e per quella recente in particolare, è compito dell’Associazine, memoria napoleonica, di occupare questo terreno abbandonato per intraprendere un’opera di sensibilizzazione la più vasta possibile. Napoleone, d’altronde, non lascia indifferenti. Due secoli dopo infatti, l’opera civile di Napoleone è ancora il pilastro più solido su cui l’Europa moderna si basa. La Francia di oggi, inoltre, moderna e tecnologicamente all’avanguardia, deve gran parte del suo sviluppo all’opera riformatrice di Napoleone III.
Il Souvenir napoleonico rappresenta, 80 anni di attività e di ricerche attorno ai due Imperi che coprono oltre un secolo di storia della Francia.
Il SN conta circa 3.600 membri – 60 docenti-storici – 24 delegazioni regionali in Francia – 6 delegazioni all’estero (Belgio, Colombia, Nord-Italia, Roma-Centro Italia, Svezia, Svizzera) – 10 corrispondenti (Germania-Berlino, Germania-Lipsia, Austria, Canada, Lombardia, Liguria, Toscana Occidentale, Toscana Orientale, Puglia, Calabria).
Tra i suoi mezzi di divulgazione, il SN pubblica una rivista trimestrale di grande ricchezza iconografica in cui si trova la firma dei migliori specialisti della storia napoleonica, oltre a resoconti di attività e cronache letterarie.
Ogni anno, Il Souvenir Napoléonien organizza almeno un convegno scientifico, 2 importanti commemorazioni (5 maggio e 2 dicembre), 2 viaggi sulle orme della storia napoleonica, conferenze, escursioni regionali, mostre, concerti; pubblica 5 numeri della sua rivista storico-scientifica di cui un numero speciale.

Qui per informazioni sull’associazione internazionale Souvenir Napoléonien.

 

Annunci

“Due colonne uniche in Europa”: sopralluogo al restauro delle due colonne del Teatro di Elisa, con Paolo Diddi e Antonino Tumbiolo di BancoBPM e il presidente del Rotary Lucca, Stefano Giurlani

Tumbiolo, Diddi, Del Muratore, Giurlani, Boncompagni, Martinelli, Scarmozzino

Al via la seconda fase del restauro per le due colonne del teatro di Elisa prelevate lo scorso dicembre da Palazzo Ducale per essere destinate al recupero e all’esposizione al pubblico, grazie al Banco BPM di Lucca e al Rotary Lucca. “Due colonne uniche in Europa”: così le ha definite Bernard Chevallier, massimo esperto di storia napoleonica nel mondo e per oltre 30 anni alla guida del Museo della Malmaison nonché autore di moltissimi saggi. Infatti, di tutte le colonne dei teatri di corte di epoca napoleonica in Europa, realizzati interamente in legno, solo questi due elementi si sono conservati.

A realizzare il sopralluogo il responsabile dell’Area Affari Lucca-Pistoia del BancoBPM, Paolo Diddi, e il presidente del Comitato territoriale Direzione Tirrenica–BancoBPM, Antonino Tumbiolo, insieme al presidente del Rotary Lucca, Stefano Giurlani, al funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le Province di Lucca e Massa Carrara, Ilaria Boncompagni, e al Funzionario dell’ufficio Valorizzazione beni culturali della Provincia di Lucca, Adriano Scarmozzino.

“Si tratta di un restauro archeologico – ha precisato Ilaria Boncompagni -, anche perché avendo due elementi, una volta esposti ciò che può essere meno visibile nell’uno si può riscontrare nell’altro. Il fine del restauro è infatti espositivo e di ricollocamento, al chiuso, nel suo spazio originale”.

“Le due colonne reggevano i palchetti ed erano 12 in tutto”, spiega Roberta Martinelli, presidente dell’associazione Napoleone ed Elisa che da oltre 20 anni si occupa di ricerca e divulgazione in ambito napoleonico e che proprio negli ambienti del Tetro di Elisa, in Palazzo Ducale, ha sede con il percorso olfattivo aperto al pubblico. “Sotto la base di questi due elementi sono ora visibili una lettera e un numero, che potrebbero indicare D il lato destro e S il lato sinistro della disposizione, e il numero la collocazione ordinale. Sul fusto delle due colonne si notano i ganci in ferro con cui erano collegate alla balaustra. Le colonne sono state fatte realizzare da Elisa Bonaparte Baciocchi da maestranze lucchesi appositamente per il teatro di Palazzo, che fu realizzato nel 1806. Riportano le palmette, decorazione che contraddistingue tutti gli ambienti abitati da Elisa”.

“Terminata la fase di pulitura e fermatura del colore e dell’oro, passiamo ora alla seconda fase, quella estetica – ha spiegato la restauratrice, Laura Del Muratore. Le due colonne sono in noce, segno che il restauratore era di livello”.

Eleonora Bernardini, una dama di Elisa alla guida di una fabbrica. Appuntamento giovedì 4 aprile a Palazzo Bernardini alle 17 – Ingresso libero

Eleonora Bernardini, una dama di Elisa alla guida di una fabbrica. È giovedì 4 aprile alle 17 a Palazzo Bernardini (sede di Confindustria Toscana Nord) a ingresso libero, la presentazione del profilo della nobildonna “di molto spirito” frutto della ricerca in Archivio di Stato della studiosa Monica Guarraccino, in un incontro organizzato dall’associazione “Napoleone e Elisa”, in collaborazione con il “Souvenir Napoléonien”, con Confindustria Toscana Nord e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Donna moderna, portata per lo studio, che parla 3 lingue, viaggia da sola, lavora alla corte di Elisa, Eleonora Bernardini organizza una rete di relazioni importanti, muovendosi indipendentemente dal marito, ha un amante a cui rimarrà legata per molti anni e, una volta divenuta vedova, prosegue le sue attività fino ad abbracciare l’attività imprenditoriale a 50 anni con il negoziante Taner”, spiega Gurraccino.

Dopo i saluti di Roberta Martinelli, presidente dell’associazione lucchese che da anni lavora sull’epoca storica dei napoleonidi e sulle loro tracce in Toscana e in particolare a Lucca, Monica Guarraccino presenterà il profilo di questa donna lucchese che sapeva di politica, che rimase in contatto con Elisa fino alla sua morte nel 1820 e che prese parte anche alle vicende risorgimentali.

Laureata in storia dell’arte all’Università di Pisa, Monica Guarraccino ha dedicato tutta la sua carriera ai beni culturali. Ha collaborato con le Soprintendenze di Pisa e Firenze e con le più prestigiose istituzioni culturali della Toscana, si è occupata di management dei beni culturali, biblioteche, archivi, musei, catalogazione e informatica applicata ai beni culturali ma è nella ricerca che ha dato i risultati migliori, affermandosi come storica delle presenze napoleoniche in Toscana, argomento su cui ha pubblicato molti libri e curato mostre.
Il suo ultimo lavoro è stata la curatela della mostra Napoléon che nel 2018 è stata ospitata presso il Museo nazionale delle Residenze napoleoniche di Portoferraio e fino a marzo 2019 presso la Fondazione CRFi a Firenze.
A breve inoltre pubblicherà il volume Napoleone a Palazzo. Artigianato artistico e gusto francese nelle residenze napoleoniche in Toscana.

Info su www.facebook.com/napoleonidi.

Teatro di Elisa al Palazzo Ducale di Lucca: ritrovate due colonne portanti dell’antica struttura. Saranno restaurate e ricollocate.

Grazie all’intervento degli sponsor BancoBPM e Rotary torneranno all’antico splendore,
per essere ricollocate dove nei primi anni del 1800 c’era il Teatro di Corte.
L’operazione condotta dall’Associazione “Napoleone ed Elisa” ha il via libera della Soprintendenza,
che ha autorizzato il recupero degli importanti elementi architettonici.

Lucca Due colonne del teatro di Elisa emergono dalla Storia. A lungo rimaste dietro ad altri materiali nei locali adibiti a magazzino e ad archivio della Provincia di Lucca, “si fanno riconoscere” oggi grazie al lavoro di ricerca svolto dall’associazione Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e, in particolare, dall’architetto Velia Gini Bartoli e della storica Monica Guarraccino, e grazie all’autentificazione di Bernard Chevallier, massimo esperto di storia napoleonica a livello internazionale.

Si tratta di due elementi già noti all’ente provinciale, che saranno recuperati e valorizzati grazie al sostegno del BancoBPM di Lucca, del Rotary Lucca e della Provincia di Lucca, oltre che della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che da anni rende possibile il lavoro di studio sull’epoca e sulle sue tracce nel nostro territorio, e che potranno così essere ricollocate nel loro ambito originario, il teatro di Elisa, dopo il restauro conservativo.

Ad illustrare l’operazione di recupero e valorizzazione sono stati il Consigliere provinciale Alessandro Profetti con la dirigente del settore patrimonio della Provincia Rossana Sebastiani, la presidente dell’associazione “Napoleone e Elisa: da Parigi alla Toscana”; Roberta Martinelli con l’arch. Velia Gini Bartoli; la funzionaria della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggi per le province di Lucca e Massa Carrara Ilaria Boncompagni; Elena Pieracci, responsabile Commerciale della Direzione Territoriale Tirrenica del BancoBPM di Lucca e Vittorio Armani per il Rotary Lucca, entrambi sponsor dell’intervento di recupero e restauro, nonché Beatrice Speranza curatrice dell’allestimento del Percorso olfattivo “Il Naso e la Storia” di Palazzo Ducale.

La valorizzazione dello spazio che la principessa Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone, volle per il Palazzo del Governo, è infatti iniziata due anni fa con la destinazione di alcune sale del piano nobile di Palazzo Ducale (alcune delle quali dedicate proprio al Teatro di Elisa) che ospitano il Percorso Olfattivo dedicato ad Elisa e a Maria Luisa di Borbone, che le succedette alla guida della città.

Le due colonne sono intagliate in legno policromo e argento meccato, alte 2 metri e 18 centimetri e con un diametro di 25 centimetri, e risalgono agli inizi del XIX secolo. Sono testimonianza ed erano parte integrante della struttura (non più presente) del teatro che fu poi rimosso per destinare ad uso ufficio i volumi del palazzo.

Allo stato attuale, la parte strutturale, liscia, è composta da unico blocco di legno duro, con forma rastremata da cui si stagliano i capitelli corinzi e i basamenti riccamente intagliati con decorazioni a motivo vegetale (fogliame), mentre il resto della struttura è decorato con motivo a “finto marmo” di tonalità ocra gialla e venature verdastre. Sulle colonne sono ancora presenti i ganci metallici per l’ancoraggio ai parapetti. I capitelli, le basi e la decorazione che si prolunga per circa 70 cm dalle estremità inferiori sono condotte con doratura a foglia di argento su preparazione a bolo, poi “meccata” per donare un aspetto dorato alla lamina metallica. Il legno di supporto già in antichità ha subito un notevole attacco da parte di insetti che hanno deteriorato e indebolito parti di intaglio, quali i basamenti che in parte sono mancanti, e porzioni di intaglio corrispondenti ai capitelli, e sono ad oggi presenti fessurazioni longitudinali e i punti di connessione fra i segmenti compositivi sono distaccati e pericolanti.

Il 19 novembre scorso è arrivato il via libera al restauro da parte della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggi per le province di Lucca e Massa Carrara che ha visionato il progetto di restauro concordando con la metodologia di intervento proposta. La stessa Soprintendenza, oltre ad autorizzare il restauro, concede il nulla osta all’esposizione futura delle due colonne all’interno di Palazzo Ducale e si riserva di esercitare l’azione di verifica e di sorveglianza sui lavori di restauro.

L’intervento di restauro, che durerà circa 4 mesi, è solo la prima parte di questa operazione di recupero – precisa Roberta Martinelli -. Le colonne infatti saranno sia ripristinate nella loro sede originale, per far comprendere ai visitatori del Palazzo il loro ruolo al tempo di Elisa, sia oggetto di un percorso espositivo curato da Beatrice Speranza, per valorizzare l’area e consentire una lettura completa dell’aspetto originario del teatro”.

Per comprendere l’importanza che il teatro rivestì alla corte di Elisa dobbiamo leggere l’inventario del Palazzo di Lucca redatto nel novembre 1814, pochi mesi dopo la partenza della sovrana, dove tra i moltissimi arredi, manufatti e oggetti d’arte, troviamo ben sei casse contenenti costumi teatrali, ‘varj abiti da maschera, frange, trine, piume, bonnet’ – scrive Monica Guarraccino nel suo studio di prossima pubblicazione -. […] Non sappiamo quanti abiti teatrali fossero giunti direttamente da Parigi al momento dell’arrivo di Elisa il 14 luglio 1805, sappiamo però che moltissimi furono confezionati a Lucca negli anni seguenti all’interno della Guardaroba installata a Palazzo, come documentano le carte dell’Archivio di Stato”.

“Elisa è soddisfatta del suo ruolo di sovrana, ama Lucca, che descrive come la città d’Italia più colta ed elegante e la sua piccola corte che, pur conoscendo ancora poco l’etichetta, proprio attraverso il teatro potrà raffinare i modi e migliorare la conoscenza della lingua e letteratura francese, come testimoniano alcune lettere da lei scritte ad Ortensia e Luciano nell’estate. A settembre 1805 Elisa ha già messo in scena diverse tragedie, che già conosceva per averle interpretate in passato con Luciano, tra cui le sue preferite Les Folies amoureuses di Regnard e Bajazet di Racine, e per quest’ultima usa il costume indossato a Parigi, un corsetto di cachemire turco ricamato in seta su un abito in seta a fondo oro, con una sopraveste in tulle ricamata in argento.”

Il teatro inoltre rivestiva un importante ruolo pedagogico poiché in una società dove l’analfabetismo era molto alto, riusciva a rivolgersi anche a chi non sapeva leggere, inoltre dava immediatamente corpo all’attualità e sicuramente in questo ebbe un ruolo primario nella costruzione del mito di Napoleone e nell’acquisizione del consenso nelle classi più umili. Ciò valeva soprattutto per gli spettacoli lirici, dove venivano cantati inni che glorificavano l’Impero e il suo fondatore a cui il pubblico era chiamato a partecipare. Nel maggio 1808 a Lucca fu riaperto il Teatro Castiglioncelli in via del Moro, riportato a nuovo splendore dagli architetti Théodore Bienaimé e Giovanni Lazzarini. I lavori al Castiglioncelli si svolsero sotto la guida attenta di Elisa che per essere aggiornata sulle ultime novità di Parigi si era rivolta direttamente all’architetto Cellerier, autore del teatro parigino delle Varietà inaugurato l’anno precedente.”

“Anche a Lucca il teatro di corte, oltre a essere il luogo deputato per la messa in scena di opere interpretate dai sovrani e dal loro seguito, era la vetrina per i nuovi spettacoli che dovevano poi rappresentarsi in città. Il 22 giugno fu messo in scena Il Tartufo di Molière interpretato dal celebre attore francese Ménétrier, criticato dai lucchesi perché troppo giovane per il ruolo. Il 12 luglio nella Merope di Voltarie comparve la celebre Mademoiselle Raucourt, prima attrice della Comédie Française, molto apprezzata da Napoleone stesso che la volle mandare in tournée in Italia per far conoscere al pubblico i capolavori del teatro francese. In occasione dei festeggiamenti per il 15 agosto del 1808 fu messo in scena un ballo ambientato nelle campagne lucchesi con uno scenario che riproduceva in lontananza la città e sul palcoscenico le figure allegoriche di Lucca e del Serchio circondati da villici operosi illuminati dal Genio della Francia. L’opera, di evidente natura propagandistica, era tesa a celebrare la ‘Regina del Serchio’ le virtù del suo governo.”

 

Info su https://napoleoneeilsuotempo.wordpress.com e su www.facebook.com/napoleonidi. Per i gruppi che vogliono visitare “Il Naso e la Storia” è necessaria la prenotazione: 0583-417363, info@palazzoducale.lucca.it.

 

Il progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” (https://napoleoneeilsuotempo.wordpress.com) è nato nel 2007 sulla scia del rinnovato interesse verso il periodo napoleonico lucchese e toscano, stimolato dalle mostre e dal lavoro realizzati a partire dal 2002 dalla dottoressa Roberta Martinelli a Palazzo Ducale, e comprende iniziative che si svolgono durante tutto l’anno in diversi luoghi della Toscana (Lucca, Livorno, Elba).

In questi anni ha preso vita una lunga collezione di eventi, tra cui si ricorda la mostra che Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli hanno curato ed allestito al Musée de l’Armée di Parigi, dal titolo “Avec Armes et bagages. Dans un mouchoir de poche” (26 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013; 238 oggetti esposti, con la partecipazione di 25 soggetti tra musei, biblioteche internazionali e raccolte private), nata in seguito alla mostra “Mito e Bellezza” (Lucca, 2009-2010), e che ha ispirato un nuovo filone di studi internazionali sul rapporto tra l’Imperatore e il costume.

Grazie agli studi inediti condotti in archivi italiani e francesi, recentemente è stato riportato all’aspetto originario il Palazzo dei Mulini di Portoferraio, reggia imperiale di Napoleone all’isola d’Elba, nella suddivisione degli spazi e nelle facciate che egli aveva voluto. L’intervento è oggetto del volume di Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli “Napoleone Imperatore, imprenditore e direttore dei lavori all’Isola d’Elba”, Gangemi 2014.

È stata presentata nel maggio 2015 all’Archivio di Stato di Lucca una preziosa scoperta tutta toscana: la cravate che l’Imperatore lasciò all’Elba, sul suo cuscino, la notte della fuga, mentre nel 2017 l’associazione ha presentato al pubblico due frammenti di tessuto ricamato del tempo di Elisa e Napoleone, di committenza principesca. Sempre del 2017 la collaborazione con il Centro studi Luigi Boccherini per un omaggio al musicista lucchese e alla sua musica per il ballo del Fandango, e la tavola rotonda in preparazione del VII Forum Consultivo degli Itinerari Culturali del Consiglio D’Europa “I Bonaparte a Lucca e in Toscana: i percorsi napoleonici fra storia, turismo ed enologia”.

Nel 2018 l’associazione ha approfondito gli aspetti legati al costume e all’etichetta nelle feste e nei balli di corte, partecipando alla manifestazione “Il Desco” ed avviando anche una collaborazione con la Fondazione Carnevale di Viareggio.

Bagni di terra e non solo…

Il turismo balneare tra il XVIII e il XIX secolo coinvolse non soltanto le località marine ma anche quelle di terra, ovvero le terme.
Conosciute sin dall’epoca romana e frequentate da personaggi illustri della storia italiana ed europea, da Matilde di Canossa a Michel de Montaigne, Gabriele Falloppio e Francesco Redi, le Terme di Bagni di Lucca raggiungono l’apice della fama con Elisa Baciocchi.
La principessa di Lucca e Piombino seppe sfruttare la località termale, unendo ai benefici delle acque solfato- bicarbonato-calciche, dallo straordinario potere curativo e rigenerante, che sgorgano a 54° gradi dalla sorgente principale del “Doccione”, innumerevoli occasioni mondane grazie soprattutto all’attività del gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo non era estraneo in questa amena località situata fra i monti della Garfagnana, fu la Grancontessa Matilde di Canossa durante il suo regno a legalizzare il gioco nel piccolo centro urbano per sostenere le spese di accoglienza dei viandanti che usufruivano gratuitamente dei bagni termali. Nel XVIII secolo un decreto della Repubblica di Lucca legalizzava il gioco d’azzardo all’interno degli stabilimenti termali.
Tra i vari giochi praticati a Bagni di Lucca, sappiamo che ebbe notevole successo il “Biribisso”, prototipo seicentesco della moderna roulette, vietato in molte città d’Europa in quanto considerato causa della rovina di nobili e non solo.
Sfruttando la fama del luogo, Elisa Baciocchi attuò un processo di restauro e rinnovamento della località. Lo scopo era quello di sfruttare al meglio le proprietà benefiche del luogo secondo i più recenti ritrovati della scienza medica e al contempo renderlo luogo di svago per i nobili e viaggiatori che transitavano nella zona, seguendo l’esempio delle terme inglesi di Bath.


Il processo di rinnovamento dei Bagni continuò anche dopo il regno di Elisa, nel 1820 si iniziò ad usufruire dei fanghi termali.
Il binomio cure termali-gioco d’azzardo continuerà finchè nel 1837 Carlo Ludovico Di Borbone farà costruire su progetto di Giuseppe Pardini il moderno Casinò Reale in località Ponte al Serraglio.
Il principe di Metternich, Vittorio Emanuele I, Luigi Napoleone futuro Napoleone III a Rossini, i Demidoff, Heine, Byron, Shelley, Dumas, solo per citare alcuni, furono gli illustri ospiti che di quì passarono e soggiornarono.
L’edificazione del Casinò ed una moderna gestione delle entrate accompagnata da una innovativa promozione turistica fece si che Bagni di Lucca diventasse una delle località termali e mondane più in voga nell’Italia del XIX secolo, descritta da molti dei suoi illustri ospiti come un paradiso per il corpo e lo spirito.

Tutti al mare!

Intorno al XVIII secolo le classi dominanti d’Europa iniziarono ad apparire sulle zone costiere come villeggianti. Inghilterra, Germania e Francia del Nord furono le prime località in cui si sviluppò il turismo estivo che ricercava zone ventose, fresche e con un’elevata concentrazione salina nell’aria. Questi fattori funzionarono da calamita per i nobili alla continua ricerca di benessere e salute per se stessi e per la propria famiglia.

L’alba del turismo balneare giunse quando, per curare sinusiti, raffreddori e mali urbani, i medici consigliarono terapie a base di “aria di mare” considerata balsamica e terapeutica per le patologie causate dalla vita urbana. Il buono stato di salute e l’animo temprato dal mare di pescatori e abitanti dei litorali, già noti ai tempi di Ippocrate, furono il pretesto principale per la rivalutazione delle coste e dei litorali. La popolazione locale si attivò, adocchiando la possibilità di guadagno nell’affitto delle proprie stanze o abitazioni ai villeggianti, adattandosi così alla presenza dei turisti e alle loro necessità. Gli alloggi erano affittati o ceduti in base alla disponibilità e alla richiesta. In questo modo il pescatore si convertì professionalmente gestendo le prime locande, oppure si dedicava al commercio di souvenir quali conchiglie, pesci, modelli di navi e scialuppe, tutto quello che potesse ricondurre al mare e alla località turistica, diventando il pioniere di una nuova economia. La Toscana non fu da meno, quando intorno alla fine del XVIII secolo località come Livorno divennero meta del turismo marittimo aristocratico essenzialmente per la salubrità dell’aria che si respirava nei dintorni della città. Proprio a Livorno Carlo Goldoni vi ambientò la “Trilogia della Villeggiatura” mentre lo scrittore Tobias Smollett trascorse a Villa Gamba l’ultimo periodo della sua vita. Sempre a Livorno, nel 1803 Maria Luisa di Borbone, infanta di Spagna che come ben sappiamo diventerà reggente della corona d’Etruria, poi duchessa di Lucca, si farà scavare una vasca naturale nella scogliera dei Mulinacci, vicino a Porta a Mare, che diventerà lo Scoglio della Regina. Nel 1810 la Granduchessa di Toscana Elisa Baciocchi, si farà costruire una cabina personale proprio lungo la Via dei Cavalleggeri, la lunga strada litoranea che da Livorno attraversa Piombino, il Golfo di Baratti giù fino all’Argentario; “dove le acque sono più vive e meglio battute”.

Nel 1816 arriverà a Livorno anche Maria Luisa d’Austria, ex moglie di Napoleone ed ex regina di Francia sotto il falso nome di contessa di Colorno insieme al suo nuovo fidanzato, il barone Neipperg. Tra gli altri nomi celebri che frequentarono la città e il suo mare ricordiamo Mary e Percy Bysshe Shelley, Ludwig Tieck, Bertel Thorvaldsen e George Gordon Byron che aveva la sua villa proprio su colle di Montenero. Il successo di Livorno continuerà per il resto del secolo. Nel 1835 vengono costruiti i famosi Casini di Ardenza e vengono sviluppati i viali a mare.
Nel 1840 vengono costruiti da Giuseppe Santi Palmieri, i bagni “Acquaviva” vicino all’Ardenza.
Nel 1846, poco distanti dagli Acquaviva, verranno costruiti i Bagni Pancaldi, edificati da Vincenzo Pancaldi sulla punta estrema della antica Cala dei Cavalleggeri, frequentata da Granduca Leopoldo II di Lorena.
Nel 1870 i Pancaldi ottenero il titolo di Bagni Regi per le frequenti visite del Principe Amedeo di Savoia e della consorte Maria Vittoria.

Le due strutture verranno in seguito unite nel 1924 creando  il complesso che l’Indicatore Tascabile del 1925 ricorda come Lo stabilimento più grandioso del mondo.
Il bagno di mare, fino ad allora utilizzato a scopo terapeutico e solo per immersione, diventerà un esercizio natatorio per mantenersi in salute e un’interessante occasione per incontri mondani.

Geni della finanza e trasporti segreti d’argento: la ricetta di Napoleone per conquistare l’Europa

“Geni della finanza e trasporti segreti d’argento: la ricetta di Napoleone per conquistare l’Europa” è stato il tema affrontato dal professor Peter Hicks, docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi, nella seconda serata della decima edizione delle Conversazioni napoleoniche, martedì 22 agosto 2016.

peter hicks
Una delle prime scoperte di Napoleone, divenuto Primo Console nel novembre 1799, fu che le casse di Francia erano vuote. Ma per poter diventare Imperatore e sconfiggere il ricco nemico di sempre, la Gran Bretagna, aveva necessità di fondi. Oltre ad aumentare le tasse, cos’altro poteva fare?

La finanza creativa non deve essere un frutto solo del nostro tempo, se Napoleone scelse di rivolgersi ai geni della “finanza” Gabriel Ouvrard, Charles-Maurice de Talleyrand, e François-Nicolas Mollien (quest’ultimo fondò la Banque de France, banca centrale francese) e di tentare vari piani quali la vendita della Louisiana e, direttamente, l’invasione dell’Inghilterra. Tuttavia, con la perdita della flotta francese a Trafalgar e con una crisi economica seria che colpì la Francia del 1805 a causa di tentativo monopolistico dello stesso Gabriel Ouvrard, Napoleone fu obbligato a cercare altre soluzioni. Dette così vita a un ‘deal’ internazionale straordinario, e tutt’oggi poco conosciuto: un imponente trasporto di argento messicano sotto copertura che, fra arditezze monetarie e grandi interessi personali, sul filo della legalità (per non parlare della moralità), darà modo all’Imperatore di affrontare le grandi guerre che tutti conosciamo.