Teatro di Elisa al Palazzo Ducale di Lucca: ritrovate due colonne portanti dell’antica struttura. Saranno restaurate e ricollocate.

Grazie all’intervento degli sponsor BancoBPM e Rotary torneranno all’antico splendore,
per essere ricollocate dove nei primi anni del 1800 c’era il Teatro di Corte.
L’operazione condotta dall’Associazione “Napoleone ed Elisa” ha il via libera della Soprintendenza,
che ha autorizzato il recupero degli importanti elementi architettonici.

Lucca Due colonne del teatro di Elisa emergono dalla Storia. A lungo rimaste dietro ad altri materiali nei locali adibiti a magazzino e ad archivio della Provincia di Lucca, “si fanno riconoscere” oggi grazie al lavoro di ricerca svolto dall’associazione Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” e, in particolare, dall’architetto Velia Gini Bartoli e della storica Monica Guarraccino, e grazie all’autentificazione di Bernard Chevallier, massimo esperto di storia napoleonica a livello internazionale.

Si tratta di due elementi già noti all’ente provinciale, che saranno recuperati e valorizzati grazie al sostegno del BancoBPM di Lucca, del Rotary Lucca e della Provincia di Lucca, oltre che della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che da anni rende possibile il lavoro di studio sull’epoca e sulle sue tracce nel nostro territorio, e che potranno così essere ricollocate nel loro ambito originario, il teatro di Elisa, dopo il restauro conservativo.

Ad illustrare l’operazione di recupero e valorizzazione sono stati il Consigliere provinciale Alessandro Profetti con la dirigente del settore patrimonio della Provincia Rossana Sebastiani, la presidente dell’associazione “Napoleone e Elisa: da Parigi alla Toscana”; Roberta Martinelli con l’arch. Velia Gini Bartoli; la funzionaria della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggi per le province di Lucca e Massa Carrara Ilaria Boncompagni; Elena Pieracci, responsabile Commerciale della Direzione Territoriale Tirrenica del BancoBPM di Lucca e Vittorio Armani per il Rotary Lucca, entrambi sponsor dell’intervento di recupero e restauro, nonché Beatrice Speranza curatrice dell’allestimento del Percorso olfattivo “Il Naso e la Storia” di Palazzo Ducale.

La valorizzazione dello spazio che la principessa Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone, volle per il Palazzo del Governo, è infatti iniziata due anni fa con la destinazione di alcune sale del piano nobile di Palazzo Ducale (alcune delle quali dedicate proprio al Teatro di Elisa) che ospitano il Percorso Olfattivo dedicato ad Elisa e a Maria Luisa di Borbone, che le succedette alla guida della città.

Le due colonne sono intagliate in legno policromo e argento meccato, alte 2 metri e 18 centimetri e con un diametro di 25 centimetri, e risalgono agli inizi del XIX secolo. Sono testimonianza ed erano parte integrante della struttura (non più presente) del teatro che fu poi rimosso per destinare ad uso ufficio i volumi del palazzo.

Allo stato attuale, la parte strutturale, liscia, è composta da unico blocco di legno duro, con forma rastremata da cui si stagliano i capitelli corinzi e i basamenti riccamente intagliati con decorazioni a motivo vegetale (fogliame), mentre il resto della struttura è decorato con motivo a “finto marmo” di tonalità ocra gialla e venature verdastre. Sulle colonne sono ancora presenti i ganci metallici per l’ancoraggio ai parapetti. I capitelli, le basi e la decorazione che si prolunga per circa 70 cm dalle estremità inferiori sono condotte con doratura a foglia di argento su preparazione a bolo, poi “meccata” per donare un aspetto dorato alla lamina metallica. Il legno di supporto già in antichità ha subito un notevole attacco da parte di insetti che hanno deteriorato e indebolito parti di intaglio, quali i basamenti che in parte sono mancanti, e porzioni di intaglio corrispondenti ai capitelli, e sono ad oggi presenti fessurazioni longitudinali e i punti di connessione fra i segmenti compositivi sono distaccati e pericolanti.

Il 19 novembre scorso è arrivato il via libera al restauro da parte della Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggi per le province di Lucca e Massa Carrara che ha visionato il progetto di restauro concordando con la metodologia di intervento proposta. La stessa Soprintendenza, oltre ad autorizzare il restauro, concede il nulla osta all’esposizione futura delle due colonne all’interno di Palazzo Ducale e si riserva di esercitare l’azione di verifica e di sorveglianza sui lavori di restauro.

L’intervento di restauro, che durerà circa 4 mesi, è solo la prima parte di questa operazione di recupero – precisa Roberta Martinelli -. Le colonne infatti saranno sia ripristinate nella loro sede originale, per far comprendere ai visitatori del Palazzo il loro ruolo al tempo di Elisa, sia oggetto di un percorso espositivo curato da Beatrice Speranza, per valorizzare l’area e consentire una lettura completa dell’aspetto originario del teatro”.

Per comprendere l’importanza che il teatro rivestì alla corte di Elisa dobbiamo leggere l’inventario del Palazzo di Lucca redatto nel novembre 1814, pochi mesi dopo la partenza della sovrana, dove tra i moltissimi arredi, manufatti e oggetti d’arte, troviamo ben sei casse contenenti costumi teatrali, ‘varj abiti da maschera, frange, trine, piume, bonnet’ – scrive Monica Guarraccino nel suo studio di prossima pubblicazione -. […] Non sappiamo quanti abiti teatrali fossero giunti direttamente da Parigi al momento dell’arrivo di Elisa il 14 luglio 1805, sappiamo però che moltissimi furono confezionati a Lucca negli anni seguenti all’interno della Guardaroba installata a Palazzo, come documentano le carte dell’Archivio di Stato”.

“Elisa è soddisfatta del suo ruolo di sovrana, ama Lucca, che descrive come la città d’Italia più colta ed elegante e la sua piccola corte che, pur conoscendo ancora poco l’etichetta, proprio attraverso il teatro potrà raffinare i modi e migliorare la conoscenza della lingua e letteratura francese, come testimoniano alcune lettere da lei scritte ad Ortensia e Luciano nell’estate. A settembre 1805 Elisa ha già messo in scena diverse tragedie, che già conosceva per averle interpretate in passato con Luciano, tra cui le sue preferite Les Folies amoureuses di Regnard e Bajazet di Racine, e per quest’ultima usa il costume indossato a Parigi, un corsetto di cachemire turco ricamato in seta su un abito in seta a fondo oro, con una sopraveste in tulle ricamata in argento.”

Il teatro inoltre rivestiva un importante ruolo pedagogico poiché in una società dove l’analfabetismo era molto alto, riusciva a rivolgersi anche a chi non sapeva leggere, inoltre dava immediatamente corpo all’attualità e sicuramente in questo ebbe un ruolo primario nella costruzione del mito di Napoleone e nell’acquisizione del consenso nelle classi più umili. Ciò valeva soprattutto per gli spettacoli lirici, dove venivano cantati inni che glorificavano l’Impero e il suo fondatore a cui il pubblico era chiamato a partecipare. Nel maggio 1808 a Lucca fu riaperto il Teatro Castiglioncelli in via del Moro, riportato a nuovo splendore dagli architetti Théodore Bienaimé e Giovanni Lazzarini. I lavori al Castiglioncelli si svolsero sotto la guida attenta di Elisa che per essere aggiornata sulle ultime novità di Parigi si era rivolta direttamente all’architetto Cellerier, autore del teatro parigino delle Varietà inaugurato l’anno precedente.”

“Anche a Lucca il teatro di corte, oltre a essere il luogo deputato per la messa in scena di opere interpretate dai sovrani e dal loro seguito, era la vetrina per i nuovi spettacoli che dovevano poi rappresentarsi in città. Il 22 giugno fu messo in scena Il Tartufo di Molière interpretato dal celebre attore francese Ménétrier, criticato dai lucchesi perché troppo giovane per il ruolo. Il 12 luglio nella Merope di Voltarie comparve la celebre Mademoiselle Raucourt, prima attrice della Comédie Française, molto apprezzata da Napoleone stesso che la volle mandare in tournée in Italia per far conoscere al pubblico i capolavori del teatro francese. In occasione dei festeggiamenti per il 15 agosto del 1808 fu messo in scena un ballo ambientato nelle campagne lucchesi con uno scenario che riproduceva in lontananza la città e sul palcoscenico le figure allegoriche di Lucca e del Serchio circondati da villici operosi illuminati dal Genio della Francia. L’opera, di evidente natura propagandistica, era tesa a celebrare la ‘Regina del Serchio’ le virtù del suo governo.”

 

Info su https://napoleoneeilsuotempo.wordpress.com e su www.facebook.com/napoleonidi. Per i gruppi che vogliono visitare “Il Naso e la Storia” è necessaria la prenotazione: 0583-417363, info@palazzoducale.lucca.it.

 

Il progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” (https://napoleoneeilsuotempo.wordpress.com) è nato nel 2007 sulla scia del rinnovato interesse verso il periodo napoleonico lucchese e toscano, stimolato dalle mostre e dal lavoro realizzati a partire dal 2002 dalla dottoressa Roberta Martinelli a Palazzo Ducale, e comprende iniziative che si svolgono durante tutto l’anno in diversi luoghi della Toscana (Lucca, Livorno, Elba).

In questi anni ha preso vita una lunga collezione di eventi, tra cui si ricorda la mostra che Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli hanno curato ed allestito al Musée de l’Armée di Parigi, dal titolo “Avec Armes et bagages. Dans un mouchoir de poche” (26 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013; 238 oggetti esposti, con la partecipazione di 25 soggetti tra musei, biblioteche internazionali e raccolte private), nata in seguito alla mostra “Mito e Bellezza” (Lucca, 2009-2010), e che ha ispirato un nuovo filone di studi internazionali sul rapporto tra l’Imperatore e il costume.

Grazie agli studi inediti condotti in archivi italiani e francesi, recentemente è stato riportato all’aspetto originario il Palazzo dei Mulini di Portoferraio, reggia imperiale di Napoleone all’isola d’Elba, nella suddivisione degli spazi e nelle facciate che egli aveva voluto. L’intervento è oggetto del volume di Roberta Martinelli e Velia Gini Bartoli “Napoleone Imperatore, imprenditore e direttore dei lavori all’Isola d’Elba”, Gangemi 2014.

È stata presentata nel maggio 2015 all’Archivio di Stato di Lucca una preziosa scoperta tutta toscana: la cravate che l’Imperatore lasciò all’Elba, sul suo cuscino, la notte della fuga, mentre nel 2017 l’associazione ha presentato al pubblico due frammenti di tessuto ricamato del tempo di Elisa e Napoleone, di committenza principesca. Sempre del 2017 la collaborazione con il Centro studi Luigi Boccherini per un omaggio al musicista lucchese e alla sua musica per il ballo del Fandango, e la tavola rotonda in preparazione del VII Forum Consultivo degli Itinerari Culturali del Consiglio D’Europa “I Bonaparte a Lucca e in Toscana: i percorsi napoleonici fra storia, turismo ed enologia”.

Nel 2018 l’associazione ha approfondito gli aspetti legati al costume e all’etichetta nelle feste e nei balli di corte, partecipando alla manifestazione “Il Desco” ed avviando anche una collaborazione con la Fondazione Carnevale di Viareggio.

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Bagni di terra e non solo…

Il turismo balneare tra il XVIII e il XIX secolo coinvolse non soltanto le località marine ma anche quelle di terra, ovvero le terme.
Conosciute sin dall’epoca romana e frequentate da personaggi illustri della storia italiana ed europea, da Matilde di Canossa a Michel de Montaigne, Gabriele Falloppio e Francesco Redi, le Terme di Bagni di Lucca raggiungono l’apice della fama con Elisa Baciocchi.
La principessa di Lucca e Piombino seppe sfruttare la località termale, unendo ai benefici delle acque solfato- bicarbonato-calciche, dallo straordinario potere curativo e rigenerante, che sgorgano a 54° gradi dalla sorgente principale del “Doccione”, innumerevoli occasioni mondane grazie soprattutto all’attività del gioco d’azzardo.

Il gioco d’azzardo non era estraneo in questa amena località situata fra i monti della Garfagnana, fu la Grancontessa Matilde di Canossa durante il suo regno a legalizzare il gioco nel piccolo centro urbano per sostenere le spese di accoglienza dei viandanti che usufruivano gratuitamente dei bagni termali. Nel XVIII secolo un decreto della Repubblica di Lucca legalizzava il gioco d’azzardo all’interno degli stabilimenti termali.
Tra i vari giochi praticati a Bagni di Lucca, sappiamo che ebbe notevole successo il “Biribisso”, prototipo seicentesco della moderna roulette, vietato in molte città d’Europa in quanto considerato causa della rovina di nobili e non solo.
Sfruttando la fama del luogo, Elisa Baciocchi attuò un processo di restauro e rinnovamento della località. Lo scopo era quello di sfruttare al meglio le proprietà benefiche del luogo secondo i più recenti ritrovati della scienza medica e al contempo renderlo luogo di svago per i nobili e viaggiatori che transitavano nella zona, seguendo l’esempio delle terme inglesi di Bath.


Il processo di rinnovamento dei Bagni continuò anche dopo il regno di Elisa, nel 1820 si iniziò ad usufruire dei fanghi termali.
Il binomio cure termali-gioco d’azzardo continuerà finchè nel 1837 Carlo Ludovico Di Borbone farà costruire su progetto di Giuseppe Pardini il moderno Casinò Reale in località Ponte al Serraglio.
Il principe di Metternich, Vittorio Emanuele I, Luigi Napoleone futuro Napoleone III a Rossini, i Demidoff, Heine, Byron, Shelley, Dumas, solo per citare alcuni, furono gli illustri ospiti che di quì passarono e soggiornarono.
L’edificazione del Casinò ed una moderna gestione delle entrate accompagnata da una innovativa promozione turistica fece si che Bagni di Lucca diventasse una delle località termali e mondane più in voga nell’Italia del XIX secolo, descritta da molti dei suoi illustri ospiti come un paradiso per il corpo e lo spirito.

Tutti al mare!

Intorno al XVIII secolo le classi dominanti d’Europa iniziarono ad apparire sulle zone costiere come villeggianti. Inghilterra, Germania e Francia del Nord furono le prime località in cui si sviluppò il turismo estivo che ricercava zone ventose, fresche e con un’elevata concentrazione salina nell’aria. Questi fattori funzionarono da calamita per i nobili alla continua ricerca di benessere e salute per se stessi e per la propria famiglia.

L’alba del turismo balneare giunse quando, per curare sinusiti, raffreddori e mali urbani, i medici consigliarono terapie a base di “aria di mare” considerata balsamica e terapeutica per le patologie causate dalla vita urbana. Il buono stato di salute e l’animo temprato dal mare di pescatori e abitanti dei litorali, già noti ai tempi di Ippocrate, furono il pretesto principale per la rivalutazione delle coste e dei litorali. La popolazione locale si attivò, adocchiando la possibilità di guadagno nell’affitto delle proprie stanze o abitazioni ai villeggianti, adattandosi così alla presenza dei turisti e alle loro necessità. Gli alloggi erano affittati o ceduti in base alla disponibilità e alla richiesta. In questo modo il pescatore si convertì professionalmente gestendo le prime locande, oppure si dedicava al commercio di souvenir quali conchiglie, pesci, modelli di navi e scialuppe, tutto quello che potesse ricondurre al mare e alla località turistica, diventando il pioniere di una nuova economia. La Toscana non fu da meno, quando intorno alla fine del XVIII secolo località come Livorno divennero meta del turismo marittimo aristocratico essenzialmente per la salubrità dell’aria che si respirava nei dintorni della città. Proprio a Livorno Carlo Goldoni vi ambientò la “Trilogia della Villeggiatura” mentre lo scrittore Tobias Smollett trascorse a Villa Gamba l’ultimo periodo della sua vita. Sempre a Livorno, nel 1803 Maria Luisa di Borbone, infanta di Spagna che come ben sappiamo diventerà reggente della corona d’Etruria, poi duchessa di Lucca, si farà scavare una vasca naturale nella scogliera dei Mulinacci, vicino a Porta a Mare, che diventerà lo Scoglio della Regina. Nel 1810 la Granduchessa di Toscana Elisa Baciocchi, si farà costruire una cabina personale proprio lungo la Via dei Cavalleggeri, la lunga strada litoranea che da Livorno attraversa Piombino, il Golfo di Baratti giù fino all’Argentario; “dove le acque sono più vive e meglio battute”.

Nel 1816 arriverà a Livorno anche Maria Luisa d’Austria, ex moglie di Napoleone ed ex regina di Francia sotto il falso nome di contessa di Colorno insieme al suo nuovo fidanzato, il barone Neipperg. Tra gli altri nomi celebri che frequentarono la città e il suo mare ricordiamo Mary e Percy Bysshe Shelley, Ludwig Tieck, Bertel Thorvaldsen e George Gordon Byron che aveva la sua villa proprio su colle di Montenero. Il successo di Livorno continuerà per il resto del secolo. Nel 1835 vengono costruiti i famosi Casini di Ardenza e vengono sviluppati i viali a mare.
Nel 1840 vengono costruiti da Giuseppe Santi Palmieri, i bagni “Acquaviva” vicino all’Ardenza.
Nel 1846, poco distanti dagli Acquaviva, verranno costruiti i Bagni Pancaldi, edificati da Vincenzo Pancaldi sulla punta estrema della antica Cala dei Cavalleggeri, frequentata da Granduca Leopoldo II di Lorena.
Nel 1870 i Pancaldi ottenero il titolo di Bagni Regi per le frequenti visite del Principe Amedeo di Savoia e della consorte Maria Vittoria.

Le due strutture verranno in seguito unite nel 1924 creando  il complesso che l’Indicatore Tascabile del 1925 ricorda come Lo stabilimento più grandioso del mondo.
Il bagno di mare, fino ad allora utilizzato a scopo terapeutico e solo per immersione, diventerà un esercizio natatorio per mantenersi in salute e un’interessante occasione per incontri mondani.

Geni della finanza e trasporti segreti d’argento: la ricetta di Napoleone per conquistare l’Europa

“Geni della finanza e trasporti segreti d’argento: la ricetta di Napoleone per conquistare l’Europa” è stato il tema affrontato dal professor Peter Hicks, docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi, nella seconda serata della decima edizione delle Conversazioni napoleoniche, martedì 22 agosto 2016.

peter hicks
Una delle prime scoperte di Napoleone, divenuto Primo Console nel novembre 1799, fu che le casse di Francia erano vuote. Ma per poter diventare Imperatore e sconfiggere il ricco nemico di sempre, la Gran Bretagna, aveva necessità di fondi. Oltre ad aumentare le tasse, cos’altro poteva fare?

La finanza creativa non deve essere un frutto solo del nostro tempo, se Napoleone scelse di rivolgersi ai geni della “finanza” Gabriel Ouvrard, Charles-Maurice de Talleyrand, e François-Nicolas Mollien (quest’ultimo fondò la Banque de France, banca centrale francese) e di tentare vari piani quali la vendita della Louisiana e, direttamente, l’invasione dell’Inghilterra. Tuttavia, con la perdita della flotta francese a Trafalgar e con una crisi economica seria che colpì la Francia del 1805 a causa di tentativo monopolistico dello stesso Gabriel Ouvrard, Napoleone fu obbligato a cercare altre soluzioni. Dette così vita a un ‘deal’ internazionale straordinario, e tutt’oggi poco conosciuto: un imponente trasporto di argento messicano sotto copertura che, fra arditezze monetarie e grandi interessi personali, sul filo della legalità (per non parlare della moralità), darà modo all’Imperatore di affrontare le grandi guerre che tutti conosciamo.

Elisa Baciocchi e Maria Luisa di Borbone: destini incrociati

Elisa Baciocchi, Lucca e i gerani.

Napoleone e Maria Luisa di Borbone.

Elisa Baciocchi

Elisa Baciocchi

Due donne che si avvicendano al trono di Lucca, unicum nella storia della città. lunedì 22 agosto, è partitala decima edizione delle Conversazioni Napoleoniche, appuntamento estivo che si tiene nell’ambito del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato daRoberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno

Oggetto di particolare interesse di questa edizione è stata la figura di Maria Luisa di Borbone, in occasione dell’avvicinarsi del bicentenario del suo arrivo a Lucca, che avvenne nel dicembre del 1817, tanto che la prima serata è stata dedicata proprio a lei, e al suo rapporto con i Bonaparte.

Elisa Baciocchi e Maria Luisa di Borbone: destini incrociati”. Nella prima parte della conversazione, l’architetto Velia Gini Bartoli ha approfondito la biografia di Maria Luisa di Borbone costantemente segnata, se non dominata, dalla volontà di Napoleone, a partire dal matrimonio con il cugino Ludovico di Borbone Parma fino all’arrivo a Lucca.

Nella sua vicenda politica e personale, si possono infatti leggere gli equilibri di potere d’Europa, che passavano dalle politiche matrimoniali, e il ruolo di Lucca sullo scacchiere internazionale, che Napoleone aveva molto a cuore tanto da affidare la città alla sorella Elisa.

Fra accordi segreti, alleanze e tradimenti, la vita di Maria Luisa delinea una figura ubbidiente alle volontà della famiglia, molto pia ma anche sensibile, tanto da non cancellare le trasformazioni fatte dalla precedente regnante a Lucca, ma anzi da proseguirne le linee in ambito di igiene e urbanistica, tornando però a riallacciare, stretti, i rapporti con la Chiesa.

Maria Luisa di Borbone

Maria Luisa di Borbone

Nella seconda parte, Simonetta Giurlani Pardini ha invece ripercorso il profilo olfattivo di Lucca come Maria Luisa lo conobbe, attraverso le nuove piante introdotte, le nuove lavorazioni artigianali sviluppate, le innovazioni in ambito igienico e urbanistico che migliorarono la qualità della vita in città, a partire dalla grande opera di approvvigionamento idrico che Elisa fece progettare dai suoi ingegneri farti venire appositamente da Parigi, e che Maria Luisa fece realizzare a Lorenzo Nottolini.

“…e penso a te. Storie di sentimenti e fedeltà ad Asnières-sur-Seine”

Storie di cani e padroni. Che non si lasciano mai. Sono tutte raccolte nel grande cimitero monumentale di Asnières-Sur-Seine, a pochi chilometri da Parigi, il primo al mondo ad aver raccolto le spoglie di animali da compagnia. Ricchi e poveri, personaggi dello spettacolo e comuni quadrupedi, semplici cittadini ed eroi di guerra. Ma ciascuno il più bello del mondo, per il rispettivo padrone. A scovarlo, sulle tracce degli studi dedicati a Napoleone ed alla sua Grande Armata, l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana”, che domenica 4 ottobre alle 17 nella sala Mario Tobino di Palazzo Ducale (Cortile Carrara, 1 – Lucca), presenta “…e penso a te. Storie di sentimenti e fedeltà ad Asnières-sur-Seine (Parigi) 1899-2015”, relatrice Velia Gini Bartoli.

Ingresso al cimitero di Asnières

Ingresso al cimitero di Asnières

Si tratta di un incontro del tutto speciale, aperto a bipedi e quadrupedi, nato in seguito al grandissimo apprezzamento e interesse per “Soldati a 4 zampe”, la serata tenuta sempre da Velia Gini e Simonetta Giurlani Pardini nell’ambito delle conversazioni napoleoniche estive del 2014.

Grazie infatti al progetto di studi in archivi italiani e francesi su materiali inediti “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca con il patrocinio del Comune di Lucca e in collaborazione con la Provincia di Lucca, l’associazione ha potuto seguire le impronte di Moustache, medaglia d’oro al valor militare nelle campagne napoleoniche, sino al luogo in cui tutt’oggi riposa: il cimitero monumentale di Asnières.

Voluto dalla giornalista Marguerite Durand, direttrice del giornale “La Fronde” e costruito nel 1899, qui riposano cani famosi come attori, tra cui due Rin Tin Tin, cavalli, una giraffa, alcune scimmie (“Arrivederci piccola: sei stata la gioia della mia vita”, è la dedica allo scimpanzé Kiki), tartarughe, pappagalli, montoni, criceti, conigli, uccelli, piccioni, una volpe del deserto e persino una gallina (“Alla mia Cocotte affezionata… Non sarai mai dimenticata”, le scrive la sua maitresse nel 1922). C’è il cane di Alexandre Dumas, di Camille Saint-Saëns, della regina di Ungheria e di altri personaggi noti.

Marguerite Durand con la sua leonessa

Marguerite Durand con la sua leonessa

Molte sono le tombe di animali famosi e di animali di persone famose, prìncipi, re e regine – racconta Velia Gini Bartoli – ma anche di animali domestici anonimi che i loro proprietari hanno voluto ricordare in segno di un gallinaaffetto che si proietta ben oltre la loro morte. In alcuni casi i patronimici fanno commuovere, in altri fanno sorridere, così come i diversi ‘monumenti’ derivati da culture e gusti molto diversi ma tutti, indistintamente, espressione di sentimenti e legami fortissimi che impongono rispetto. In alcune tombe, monumentali, singole o multiple, sono ritratti anche animali con i loro proprietari”. 

Ma il primo animale ad essere sepolto lì, non fu esattamente un cane. Piuttosto un gatto di grandi dimensioni. Una leonessa, per la precisione. La sua padrona non era proprio una signora qualunque. Si chiamava Marguerite Durand ed era femminista, giornalista e direttrice del giornale “La Fronde”, giornale progressista. Era il 1899 e Madame, con la società anonima “Amici del cimitero degli animali”, acquistò un grande appezzamento lungo la senna dove seppellire la sua “Tigre” (questo il nome della leonessa). Era un posto tranquillo, verde e pieno di luce, scelto anche dagli impressionisti per dipingere en plein air.

Si arricchì nei decenni successivi di giardini e monumenti molto importanti, realizzati da altrettanto importanti artisti parigini tra cui l’architetto Eugène Petit, che fece il portale d’ingresso in pieno stile Art Nouveau.

In pochi anni, il cimitero si riempì, segno che di quel luogo, di quella funzione, i padroni, più dei cani, avevano un gran bisogno.

Oggi sono decine di migliaia gli animali che lì trovano sepoltura (nel 1958 fu accolto il 40millesimo, un randagio che andò a morire lì, cui venne dedicata una lapide). Tra di loro, ben due Rin Tin Tin. Il primo, oltre ad essere un eroe del cinema fu un eroe di guerra: il suo padrone lo aveva trovato cucciolo in trincea nel 1918. Alla fine della Grande Guerra, lo portò in America, dove divenne famoso a Hollywood, ma per seppellirlo, volle riportarlo a Parigi. Il secondo, è il pastore tedesco protagonista dei telefilm degli anni Sessanta.

Quanto ai monumenti, il primo che la Società anonima fece erigere, nel 1900, fu quello di Barry I° dell’ospizio del Gran San Bernardo, il cane leggendario che salvò molte vite soprattutto dei soldati dell’esercito napoleonico. Accanto a lui una targa commemorativa che ricorda l’ancora più famoso Moustache, fedele accompagnatore dei cacciatori a piedi della Guardia napoleonica.

È del 1912 il monumento alla memoria dei cani della polizia morti in servizio, tra cui Dora, Mira e Turc: non solo agenti decorati a pieno titolo ma anche star nella propaganda della nuova scuola di addestramento di cani da trincea e salvataggio di Asnières, che tanta parte hanno avuto durante la prima guerra mondiale, chi per salvare uomini, chi per stare in trincea, chi per fare da staffetta. E a tutti i cani che sono rimasti a fianco dell’uomo in questa orribile vicenda è dedicato un commovente, dolcissimo monumento, quello alla mascotte Mémère, che li racconta tutti. Ai suoi piedi oggi riposano anche Dora, Mira e Turc.

Ce n’è una, specialissima, dedicata a Tipsy, una canina sepolta nel 2003, dalla proprietaria miliardaria americana, con un piccolo collare di diamanti del valore di 9mila euro. La tomba fu profanata ma oggi, dopo inchieste della polizia, campagne mediatiche e restauro della tomba, la barboncina riposa in pace con un collare senza pretese.

Tomba di Tipsy

Tomba di Tipsy

Nel cimitero sono accolti anche cani e gatti “poveri”, le cui sepolture sono mantenute dai ricavati delle vendite dei loculi di quelli ricchi. Esattamente come la tomba del gatto Mimì, fatta apposta perché sotto la sua edicola possano rifugiarsi i suoi simili.

Oggi, il cimitero di Asnières è proprietà della Municipalità cittadina e bene tutelato dallo Stato. Nel 1987 infatti, la Società anonima che non riusciva più a far fronte alla gestione, decise di chiuderlo. Ma la decisione suscitò grande emozione e la città di Asnières progettò un piano per mantenerlo in attività. Lo stesso anno il cimitero venne infatti classificato tra i monumenti storici, artistici e “leggendari” di Parigi. Nel 2001 è stato completato il restauro dei giardini e realizzato un gattile che ospita una colonia numerosa.

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.

M. K. “Mahatma” Gandhi

Chi ha perso davvero a Waterloo?

È con questa domanda che ieri martedì 18 agosto, a partire dalle 21,30 nel chiostro di San Micheletto, si è tenuta la seconda delle Conversazioni Napoleoniche 2015.

Dopo il primo appuntamento di lunedì 17 con Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini, intervistate anche dai canali radiofonici nazionali sull’argomento della carrozza di Napoleone, il docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi, Peter Hicks, ha affrontato un tema che può apparire scontato, ma non lo è.

Napoleone, certo, fu sconfitto 200 anni fa, il 18 giugno sul campo di battaglia belga, ma fu solo lui a perdere?

Così come la carrozza di Napoleone, esposta a Londra, vide una folla di inglesi curiosi accalcarsi su di essa nella speranza di cogliere un senso al termine di quella storia, di quella vicenda politica e personale, di quel nemico che li aveva preoccupati e impegnati per tanto tempo, la Gran Bretagna ebbe reazioni contrastanti di fronte alla caduta di Napoleone.

The Chelsea Pensioners reading the waterloo dispatch. 1822

L’acerrimo nemico era sconfitto, e le campane di Londra suonarono a festa appena giunta la notizia, il 22 giugno 1815.

E si accesero falò, si celebrarono ringraziamenti a Dio per la vittoria, e si pubblicarono memorie della battaglia…

Ma il Governo di questo regno di quattro nazioni unite solo recentemente, aveva ben altri problemi.

Tra classi sociali in cerca di una ridefinizione, la disoccupazione conseguente la rivoluzione industriale, la smobilitazione dei soldati e la sovra-produzione, l’effetto adrenalinico di Waterloo fece presto a svanire.

Non a caso nel 1819 a Manchester, il massacro della popolazione in rivolta condotto dai veterani della cavalleria che aveva vinto a Waterloo, fu ribattezzato “di Peterloo”: non certo un trionfo nazionale, ma un iconico, inutile, illiberale massacro.