Conversazioni napoleoniche 2015: a Waterloo, 200 anni dopo

A Waterloo, 200 anni dopo.

È questa la meta delle Conversazioni Napoleoniche di quest’anno, appuntamento estivo che da nove edizioni caratterizza l’agosto culturale lucchese, che si svolge nell’ambito del progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”, ideato da Roberta Martinelli con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione di Livorno.

E di quale altro luogo e tempo si potrebbero interessare le Conversazioni 2015, nell’anno in cui ricorre il bicentenario di una delle date chiave della storia europea e mondiale, la sconfitta per eccellenza, nonché la fine della vicenda politica e storia del mito tra i miti?

L’iniziativa è stata presentata alla stampa dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini, dal vicepresidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Maido Castiglioni  e da Roberta Martinelli, direttore dei Musei delle Residenze Napoleoniche dell’isola d’Elba (1998-2013) e ideatrice del progetto, insieme ai relatori Velia Gini Bartoli, Simonetta Giurlani Pardini e Pier Dario Marzi.

Come in un loop temporale, lunedì 17, martedì 18 e mercoledì 19 agosto, sempre nel chiostro di San Micheletto alle 21,30 a ingresso libero, grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che sostiene il progetto dal 2007, si parlerà di cosa accadde quel 18 giugno del 1815. Di come Napoleone ci arrivò, fisicamente, con la sua carrozza (la prima sera con Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini), di quello che accadde, raccontato dal cinema non senza l’uso di particolari cruenti e sanguinosi (l’ultima sera, con Pier Dario Marzi), e di cosa significò, quella sconfitta, per i più acerrimi nemici dell’Empereur: gli Inglesi (la seconda sera, con Peter Hicks della Fondation Napoléon di Parigi).

Da tre anni, l’associazione “Napoleone e Elisa: da Parigi alla Toscana” collabora con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17, uno dei riferimenti culturali a livello provinciale per il cinema, e da prima con il progetto internazionale di studi napoleonici Bonesprit della Provincia di Lucca. Dall’anno scorso, le conversazioni e il progetto “Da Parigi a Lucca: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa” sono sostenuti anche dal Comune di Lucca, nell’ambito dello sviluppo turistico e culturale della Lucca napoleonica. Come ha rilevato il sindaco Alessandro Tambellini durante la conferenza stampa, “Le vicende napoleoniche hanno infatti grandemente influito sulla storia di Lucca, segnando un’epoca particolarmente vivace e ricca di innovazioni che ha lasciato una rilevante eredità storico, artistica e culturale evidente nella conformazione urbanistica attuale”.

Ernest Crofts - Evening at Waterloo, 1879

Ernest Crofts – Evening at Waterloo, 1879

Ecco il programma:

Lunedì 17 agosto ore 21,30 “A Waterloo… in carrozza”, di Velia Gini Bartoli e Simonetta Giurlani Pardini.

Come viaggiava l’Imperatore? E cosa ne fu del suo mezzo dopo la sconfitta? Progettista, inventore, stratega, Napoleone non poteva che avere un mezzo di trasporto all’altezza delle sue esigenze. Tanto che, comme d’habitude, lo progettò lui stesso, facendolo eseguire dal suo carrozziere Paul Getting.

Non era una semplice carrozza, ma un mezzo versatile, funzionale, a rapida ed altissima trasformabilità, proprio come le imbarcazioni veloci di oggi. È infatti a modello di quella carrozza che esse, negli anni Settanta del Novecento, iniziarono ad essere progettate: mobili che si trasformano a seconda dell’uso e che restano sempre compatti, una rete sopra la testa per tenere le carte, letto e tavolo a scomparsa, libri editi in versione pocket da leggere grazie alla lampada presente sul cocchio, per risparmiare spazio ed olio. Un mezzo con ogni comfort e lusso, soprattutto per la scelta dei materiali di grande qualità, ma anche leggero per potersi muovere velocemente sul campo.

Dentro, diversi oggetti, dal nécessaire per i denti al burnus rosso comprato durante la campagna in Egitto, dal quale non si separa mai, stoviglie e candelabri raffinati per poter ospitare nella sua berlina personalità di rilievo durante i viaggi, sistemati in modo da poter essere trasportati senza danni, e infine il suo bidet de campagne in argento e mogano, attualmente conservato al Museo nazionale di Fountainebleau. Questi capolavori “in miniatura” danno l’opportunità di scoprire lo spirito d’innovazione del tempo, le capacità tecniche e il senso estetico di artigiani come l’orafo ebanista Biennais e orologiaio di genio, Breguet, che determinerà una svolta nella storia dell’orologeria con le sue invenzioni e innovazioni come la creazione del primo orologio da polso al mondo realizzato per Carolina Bonaparte nel 1812.

Cosa ne fu di tutto questo? Nonostante l’iconografia legata a Waterloo ritragga, al momento della sconfitta, Napoleone che esce dalla sua carrozza, in realtà in quel momento egli era già lontano. La carrozza passerà di mano in mano, per finire al Museo Bullok di Londra, dove diverrà la principale attrazione per 220.000 visitatori inglesi curiosi di vedere come viveva il Grande Sconfitto.

Martedì 18 agosto ore 21,30 “Chi ha perso davvero a Waterloo? La Gran Bretagna tra le campane della vittoria e la vicenda di Peterloo”, di Peter Hicks, docente universitario di storia, storico e responsabile delle relazioni internazionali della Fondation Napoléon di Parigi.

Così come la carrozza di Napoleone, esposta a Londra, vide una folla di inglesi curiosi accalcarsi su di essa nella speranza di cogliere un senso al termine di quella storia, di quella vicenda politica e personale, di quel nemico che li aveva preoccupati e impegnati per tanto tempo, la Gran Bretagna ebbe reazioni contrastanti di fronte a Waterloo.

L’acerrimo nemico era sconfitto, e le campane di Londra suonarono a festa appena giunta la notizia, il 22 giugno 1815. E si accesero falò, si celebrarono ringraziamento a Dio per la vittoria, e si pubblicarono memorie della battaglia… Ma il Governo di questo regno di quattro nazioni unite solo recentemente, aveva ben altri problemi. Tra classi sociali in cerca di una ridefinizione, la disoccupazione conseguente la rivoluzione industriale, la smobilitazione dei soldati e la sovra-produzione, l’effetto adrenalinico di Waterloo fece presto a svanire. Non a caso nel 1819 a Manchester, il massacro della popolazione in rivolta condotto dai veterani della cavalleria che aveva vinto a Waterloo, fu ribattezzato “di Peterloo”: non certo un trionfo nazionale, ma un iconico, inutile, illiberale massacro.

Waterloo, di Sergej Bondarchuk

Waterloo, di Sergej Bondarchuk

Mercoledì 19 agosto ore 21,30, “Napoleone in guerra: l’occhio della cinepresa tra le divise insanguinate, di Pier Dario Marzi, grazie alla collaborazione con il Cineforum Cinit Ezechiele 25,17.

Un aspetto dell’esistenza di Napoleone che è stato universalmente riconosciuto, al di là delle simpatie che l’Imperatore aveva ed ha raccolto, è quello della sua abilità militare e bellica: una sorta di unicum nella Storia. Il cinema ha guardato con rispetto alla figura di Napoleone, scavando spesso nel privato, non mancando di mettere in scena proprio le sue imprese in battaglia. In questa serata, grazie alla proiezione di alcuni spezzoni di pellicole scelte, si potrà riscoprire il cinema napoleonico nei suoi aspetti bellici in tutta la loro spettacolarità e crudezza, partendo dalle battaglie di Abel Gance fino al film bellico per eccellenza che è il Waterloo di Bondarchuk, sontuosa rievocazione della grande battaglia.

One thought on “Conversazioni napoleoniche 2015: a Waterloo, 200 anni dopo

  1. Grazie dell’invito, quest’anno, in maniera particolare, sono molto interessato alle vostre iniziative, che considero l’ideale seguito alla mia esperienza diretta a Waterloo in occasione del Bicentenario. Una splendida gita che si è svolta nelle location della battaglia e si è conclusa come spettatore della straordinaria rievocazione dello scontro. Sul campo, oltre 6.000 reenactors, con cavalli e oltre 100 cannoni hanno dato vita allo spettacolo, durato due ore e concluso all’imbrunire, dell’ultima battaglia di Napoleone. Indimenticabile. Invio alcune foto dei luoghi nei giorni dal 18 al 20 giugno scorso, a presto, Massimo Mannari

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