La “cravate” dell’Imperatore

Nel corso dell’incontro di sabato 28 febbraio presso l’Archivio di Stato di Lucca dedicato al bicentenario della partenza di Napoleone dall’isola d’Elba, promosso in collaborazione con il Mibact, la Provincia di Lucca, il Real Collegio, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e di privati, coordinato dal giornalista e conduttore televisivo Paolo Del Debbio è stato mostrato un particolarissimo oggetto che l’Imperatore, nella fretta dei preparativi della fuga, dimenticò: la sua “cravate”

Si tratta di un accessorio di pregiatissima fattura, di finissima batista bianca, che misura circa 70×70 centimetri, che reca agli angoli la “N” sormontata dalla corona imperiale e un decoro. È la prima volta, dopo due secoli, che tale indumento intimo viene presentato al pubblico. La data della sua presentazione è stata scelta proprio per il suo collegamento con gli ultimi eventi elbani di Napoleone. Quando, la sera del 26 febbraio 1815, l’Imperatore fuggì dall’Elba per il ritorno in Francia, questa cravate rimase sotto uno dei cuscini della sua camera da letto.

Uno dei servitori dell’Imperatore ne capì subito l’importanza e la prese in custodia. Per più di mezzo secolo la cravatta fu conservata dalla sua famiglia, che la trattò come una reliquia di grande valore. Nel settembre del 1882, le ultime due discendenti del fortunato servitore vollero farne dono alla nobildonna inglese Maria Luisa Bayard, che aveva sposato il generale Manlio Bettarini, aiutante di campo di Vittorio Emanuele II. Da allora la cravatta è sempre rimasta alla famiglia Bettarini e da questa è passata alla famiglia Castellani, di Livorno, sua erede diretta.

Questo preziosissimo oggetto rappresenta uno dei più importanti documenti napoleonici conservati in Toscana ed è di grande significato che faccia la sua apparizione pubblica a Lucca, ormai riconosciuta come una delle capitali del sistema Imperiale napoleonico.

Il disvelamento del suo valore e della sua identità si devono alle informazioni storiche, anche recenti, frutto del progetto di studio che l’associazione lucchese porta avanti da anni, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Fondazione Livorno.

Con questa iniziativa Lucca conferma un ruolo che l’associazione “Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana” è riuscita ad accreditare nel più qualificato circuito dei cultori e degli appassionati di storia napoleonica.

Non è certo un caso che a parlare del valore della scoperta ed a garantirne l’interesse storico da Parigi sia giunto Bernard Chevallier, una delle massime autorità mondiali in ambito di studi napoleonici e direttore onorario del Musée Nationaux de Malmaison et Bois-Préau. La sua venuta a Lucca dimostra la grande attenzione che in Francia si rivolge alle iniziative lucchesi, delle quali anche di recente si è parlato a Parigi in un prestigioso incontro al Consolato italiano. 

È molto raro, oggi, trovare ancora oggetti sconosciuti appartenuti a Napoleone ed è ancora più difficile reperire materiali relativi alla sua presenza in Toscana”, spiega Roberta Martinelli, già direttore del Museo nazionale delle Residenze napoleoniche dell’isola d’Elba. Se oggi la cravatta di Napoleone può essere presentata al pubblico al massimo del suo fascino è grazie al lavoro realizzato da Domenica Digilio e Giacinto Cambini della dittaRestauro e studio tessile” Lucca e Pisa.

Questo oggetto molto raro – scrive Chevallier nella sua relazione – è una cravatta utilizzata da Napoleone durante la sua permanenza all’Elba. La cravate è un taglio di tessuto di grandi dimensioni, generalmente quadrato, che misura dai 60 ai 70 cm per lato e che si annodava intorno al collo in molti modi diversi, come si può vedere nei numerosi ritratti maschili dei primi anni del XIX secolo. Non bisogna confondere la cravatta con il fazzoletto da naso, che era sempre di taglia più piccola. Per Napoleone, come per le classi sociali più alte, il tessuto con cui venivano confezionate le cravatte era sempre in mussola delle Indie o batista, cioè un tessuto di lino di grande finezza. Per esempio, per la cerimonia del Sacre l’Imperatore indossò delle lussuose cravatte accompagnate da colli e polsini in pizzo che costarono la somma esorbitante di 4.000 franchi”.

Dove e chi realizzava questa cravatte? “Questi accessori – prosegue il direttore onorario – erano stati forniti dalle Signorine Lolive di Beuvry et Compagnie, fornitrici esclusive della biancheria dell’Imperatore e dell’Imperatrice. Il loro negozio era a Parigi, al 61 di rue Neuve de Petits Champs. La prima fattura che conosciamo è datata 1 agosto 1805 e riguarda una fornitura di 32 aunes di mussola (una aune equivale più o meno a 118 cm) per un importo di 768 franchi. Per confezionare quattro dozzine di cravatte, cioè 48 cravatte, si considerava una spesa di 9 franchi per ogni dozzina.
Il primo inventario del guardaroba di Napoleone arrivato a noi è datato 1811, e sotto la voce numero 42 troviamo “sette dozzine di cravatte bianche”. Le “lingeriste” fornivano ogni anno due dozzine di cravatte bianche che dovevano durare sei anni. Napoleone non si prendeva molta cura della sua biancheria, che era regolarmente lavata dalla signora Durand al costo di 20 centesimi per cravatta.
Le fatture, oggi conservate agli Archives nationales, attestano numerose forniture di cravatte come, per esempio, sei dozzine nel 1808 e ben tredici dozzine nel 1812 prima di partire per la campagna di Russia”.

La cravate di Napoleone.  (ph. Beatrice Speranza).

La cravate di Napoleone.
(ph. Beatrice Speranza).

Durante i suoi due esili, all’isola d’Elba e a Sant’Elena, Napoleone ne porterà molte con sé e l’inventario della biancheria, redatto nel 1821 dopo la sua morte dal valet de chambre Marchand, ne elenca ancora sei che saranno divise tra i suoi fratelli e sorelle: ognuno di loro ne riceverà una come ricordo. Oltre a questa cravatta ne conosciamo soltanto un’altra, identica, conservata al Musée de l’Armée di Parigi e che ha negli angoli ricamata la lettera N sormontata dalla corona imperiale”.

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