Riguardo l’abate Chelini

Quando si parla di Elisa e Lucca c’è sempre un nome che salta fuori prima di tutti, l’abate Jacopo Chelini.
Chi era costui?
Prete di casa presso i Sardini, una delle famiglie più in vista nella vecchia Repubblica, confessore delle monache di Santa Giustina, fu un fervente suonatore di viola, indimenticabili le sue parole sul concerto che Paganini tenne in San Martino nel 1801: «Si ebbe il poco riguardo di fare eseguire, caso del tutto nuovo, un concerto di violino da un tal Paganini Giacobino Genovese che era venuto alla musica subito dopo il Chirie eleison e questo concerto durò 28 minuti. Questo professore aveva una grande abilità ma non aveva né criterio né giudizio musicale. Imitava col violino il canto degli uccelli, i flauti, le trombe, i corni etc. di modo che il suo concerto terminò in opera buffa facendo ridere tutti nel tempo che restavano ammirati dell’abilità».
Fu un caustico censore e critico spietato del governo durante il Principato.

Copertina del secondo volume dello Zibaldone dell'abate Chelini - Archivio di Stato di Lucca

Copertina del secondo volume dello Zibaldone dell’abate Chelini – Archivio di Stato di Lucca

Personalità d’ingegno, vivace e arguto, raccolse le sue testimonianze nello Zibaldone un vasto diario, rimasto pressochè sconosciuto durante l’epopea napoleonica ma che risulta essere una delle principali fonti riguardanti il principato Bonaparte/Baciocchi.

Nelle sue pagine spesso risulta non propriamente imparziale essendo egli avverso sia agli ideali demagogici dei governi giacobini che alla restaurazione dell’ordine tramite un governo straniero.
Le sue osservazioni risultano acute e perspicaci, talvolta giuste e, seppure severe, permetteranno ai posteri di scoprire la realtà dei particolari di fatti ignoti, utili a ricostruire un periodo splendido nell’apparenza ma forse non sempre nella sostanza. Nonostante l’antipatia nutrita verso la principessa, ha il merito di aver narrato i fatti mantenendo una buona fede di fondo, cercando infine di difendere sempre la dignità della città di Lucca, in un periodo in cui rischiava di perdere la propria identità, dove vengono soppressi i conventi e che viene invasa a fasi alterne da francesi e austriaci che, citando Eugenio Lazzareschi “in una sola cosa vanno d’accordo, nel saccheggio e nella violenza”.

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