Elisa e la scuola

Secondo Eugenio Lazzareschi, fu nell’istruzione pubblica che Elisa Baciocchi eccelse nelle sue doti di sovrana. Sull’esempio del collegio di Saint Cyr, nel quale lei stessa fu educata, fondò a Lucca un educandato per fanciulle di buona famiglia nell’ex convento di San Domenico, mettendovi a capo la sua dama d’onore Rosa Trebiliani, mentre affidò l’istruzione a severe maestre francesi che presero il nome di Canonichesse. Nell’ex convento di San Nicolao, invece, la principessa aprì un educandato più modesto per le fanciulle povere la cui direzione fu affidata alla suore di S.Felice.

Non da meno fu l’opera educativa svolta in favore della gioventù maschile. Per quest’ultima Elisa istituì un convitto, il Collegio Felice a S.Frediano, portonedove l’istruzione primaria e secondaria era impartita da un organico di eccellenze nelle discipline letterarie, scientifiche, nelle belle arti e nelle lingue straniere. Tale fu la fama del Collegio Felice che vi giunsero studenti da tutta Europa e persino dall’America permettendo a questa istituzione di durare fino al XX secolo. Nel Chiostro dei Canonici Lateranensi, soppressi nel 1780, furono istituite le Scuole Superiori dell’Università cui fu unita la Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Ospedale di S.Luca.

Il Real Collegio, già Collegio Felice

Il Real Collegio, già Collegio Felice

Scuole che convergeranno nel 1919 nel Reale Liceo Universitario di Lucca.

In seguito al decreto del 28 novembre 1805, che disciplinò tutta la pubblica istruzione, anche le scuole secondarie vennero riformate e l’istruzione elementare fu diffusa in ogni comune di campagna, affidandola a maestri e maestre con una paga di 100 franchi annui più un alloggio gratuito presso la scuola del Comune oltre ad un piccolo onorario che potevano esigere dagli alunni. Gli insegnanti delle scuole secondarie invece erano retribuiti con uno stipendio che oscillava tra le 900 e le 1050 lire l’anno mentre 1320 lire era la paga annua di un professore universitario. Elisa istituì anche delle borse di studio all’estero, rivolte ai giovani più talentuosi e meritevoli d’incoraggiamento, usanza questa che continuerà anche sotto i Borboni.

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