“I dieci errori di Napoleone” di Sergio Valzania

Nell’introduzione al suo libro “I dieci errori di Napoleone” (ed. Mondadori, collana Le Scie) lo storico Sergio Valzania spiega quanto tracciare un profilo della persona di Napoleone Bonaparte e della sua vita non sia cosa semplice ma addirittura rischiosa, in quanto il passato ci è precluso e anche ogni asserzione, seppur definita certa, è solo il frutto della ricostruzione attraverso i frammenti che ci sono rimasti. Ovvero: potremo conoscerlo, ma mai del tutto e mai definitivamente.

i dieci errori di napoleone

Secondo l’autore, parafrasando Stendhal e ribadendo il concetto che vi sia sempre qualcosa di nuovo da scrivere su Napoleone, possiamo permetterci di osservare e studiare la sua epopea secondo punti di vista sempre diversi e, come quando osserviamo un’opera d’arte, cambiare posizione e con essa la nostra prospettiva.

Cosa dire di nuovo su Napoleone, il soldato, il Corso, il parvenu, l’imperatore, il condottiero che con le sue vittorie ha cambiato il corso della storia mondiale? Non solo le sue vittorie hanno fatto la storia, pari importanza va data agli “errori” da lui commessi. Lo storico ripercorre i più grandi avvenimenti del periodo imperiale evidenziando però le sconfitte e le cadute ovvero quelle criticità che inesorabilmente hanno portato l’aquila imperiale alla fine del suo volo.

Valzania individua dieci errori “importanti”, causati da un’eccessiva fiducia nei propri ideali, dalla rottura della pace di Amiens alla campagna di Russia con l’avanzata fatale oltre Smolensk e i trentacinque giorni a Mosca, passando per la Battaglia di Trafalgar, senza trascurare l’Editto di Berlino del 1807, la deposizione dei Borbone di Spagna in favore di suo fratello Giuseppe, l’armistizio del 1813 e il rifiuto delle offerte di pace del 1814 fino alla scelta dei comandanti nella campagna del Belgio. Errori dettati forse da presunzione, secondo l’autore infatti Napoleone è pur sempre un uomo del Settecento, un fiero portavoce delle idee illuministe che crede in una suprema ragione assoluta, ragione che lo porterà a pensare di poter gestire le masse umane come precisi congegni meccanici. Nonostante l’eccellenza delle sue strategie, ciò che forse mancò a Napoleone fu la definizione di obbiettivi precisi legati a queste. Figlio della Rivoluzione, fu l’unico in grado di abbattere l’Ancien Régime, scombussolando l’ordine precostituito dalla società aristocratica, lui stesso fu dimostrazione lampante del detto “nello zaino di ogni soldato si nasconde un bastone da maresciallo”. In fin dei conti che sia stato o no vincitore, il frutto delle sue gesta ha riecheggiato per tutto il XIX secolo e oltre, lasciando all’Europa e i suoi paesi un’eredità comune, che ha facilitato il processo di unione a cui siamo giunti quasi due secoli dopo.

Citando l’autore: “la grandezza di Napoleone consiste nell’essere stato, con una consapevolezza difficile da giudicare, il rappresentante perfetto dell’idea romantica di eroe, in lotta costante contro forze che gli sono superiori e che alla fine della vicenda lo abbattono inesorabilmente”.

 

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