Elisa al governo e nell’impresa

A chiusura delle serate lucchesi dedicate ai napoleonidi, mercoledí 22 agosto dalle 21.30 Monica Guarraccino ha tenuto la conversazione: Elisa al governo e nell’ impresa.

Maria Anna Bonaparte detta Elisa, sorella di Napoleone, divenne Principessa di Lucca e Piombino nel 1805. Il suo arrivo insieme al marito Felice Baciocchi, creò non poco scompiglio in quella città che fino a poco tempo prima era chiamata “repubblica nana” e che, nonostante la ridotta estensione territoriale era sempre stato simbolo d’indipendenza politica, sociale, economica e soprattutto religiosa. Elisa rivoluzionò completamente la vita di Lucca e dei suoi cittadini. Impose la moda d’oltralpe e amministrò lei stessa l’economia del capoluogo, modificandone addirittura l’assetto urbano. Lo sviluppo economico sotto il suo Principato decollò dando il via ad un fecondo flusso di esportazioni.

In seguito all’annessione di Massa e Carrara al Principato lucchese, con un decreto del 2 Maggio 1807 Elisa istituí a Carrara una Cassa di Soccorso per “assicurare un lavoro non interrotto alla numerosa classe di operai delle cave, e per dare a tutti i lavori di scultura quella perfezione che debbe illustrare l’Accademia“. Questa Cassa prese il nome di Banca Elisiana e la sua attivitá era rigidamente regolata dallo Statuto dell’Accademia, redatto il 25 Luglio 1807. La Principessa importó dalla Francia le più moderne tecnologie da applicare all’industria, sostenne la ricerca ed incentivó numerose iniziative economiche di supporto alle imprese locali toscane come a esempio l’introduzione della coltivazione intensiva del cotone. L’esigenza di una residenza degna della Principessa e della sua corte portò ad un totale restyling del palazzo sede del Consiglio Generale della Repubblica, modificando il progetto dello Juvarra e trasformandolo in una reggia neoclassica degna delle grandi capitali europee. Da Lucca a Piombino, da Pisa a Livorno, da Firenze a Siena, i suoi palazzi si trasformarono in pochissimo tempo in straordinarie vetrine, per mostrare all’aristocrazia ed alla borghesia toscana emergente quei mobili, tessuti, porcellane, bronzi, orologi e ogni altro elemento decorativo in voga a quel tempo secondo il più aggiornato gusto di Parigi, cui doveva adeguarsi chi voleva contare qualcosa . Amante dell’arte, frequentò artisti del calibro di David, Gros, Lethière e si cimentò lei stessa nel disegno. Abilissima nel ricamo e amante degli abiti di lusso, aveva l’abitudine di cambiarsi d’abito più volte nell’arco della sua giornata che prevedeva ben tre toilettes. L’esigenza di rifornirsi di tessuti sempre nuovi portò alla creazione di una fabbrica di ricami destinati soprattutto alla corte. La sua igiene personale era curatissima, il profumo che l’accompagnava era acqua di Colonia, forte e agrumata. Dotata di forza di carattere, con fierezza si fece promotrice dei tempi nuovi e anche nella quotidianità il Palazzo Ducale, con le sue feste, i balli, le serate musicali e le continue luminare per le vie della città, divenne palcoscenico di una rappresentazione che celebrava con ogni gesto l’Impero in tutti i suoi aspetti.

La relazione, frutto di approfonditi studi e ricerche documentarie nei principali archivi italiani e presso gli Archives nationaux di Parigi, costituisce un’anticipazione sul volume di prossima uscita dal titolo “Napoleone a Palazzo: manifatture artistiche per le residenze imperiali in Toscana”, sempre all’interno del progetto “Da Parigi alla Toscana: il gusto di vivere al tempo di Napoleone e Elisa”.

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